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mercoledì 21 dicembre 2011

Natale 2011 ! Auguri " quasi " a tutti.



Siamo arrivati anche quest' anno a Natale. E' già passato un anno da quando ho avuto il piacere di scriverVi i miei auguri su Splinder. Un anno che è corso velocemente, intenso e difficile, bisogna dire la verità. Poi quest' anno Splinder chiude per cui ho spostato tutti i miei post e contenuti, qui su blogspot, una piattaforma senza dubbio più veloce e funzionale, e questo diventa ufficialmente il mio unico blog. Perderò gli oltre 10.000 contatti fatti, gli oltre 7000 amici, tutti i commenti, ( mai censurati ), che mi avete lasciato in quasi 2 anni di permanenza sulla piattaforma di Splinder. E' chiaro che mi dispiace ! Ancor oggi non capisco a pieno il perchè di questa decisione di Splinder, ma mi rendo conto che la concorrenza si fa sempre più spietata anche e soprattutto qui sulla rete. Come è spietata su tutti i settori. Ecco perchè quest' anno è stato particolarmente difficile. Anche se le previsioni non sono del tutto rosee, continuiamo a sperare in un formidabile 2012. Ve lo auguro di cuore ! Nonostante tutto blogspot è stata una rivelazione : oltre 5000 contatti in meno di 6 mesi, per un blog come il mio, che non è “ costruito “ e che non ha “ nessuno alle spalle “ se non il sottoscritto. Vi auguro un sereno Natale, a Voi, a tutti quelli che amate e a tutti quelli che soffrono per motivi di salute o famigliari ! C'è lo meritiamo tutti ! Come per l' anno scorso Vi invito ad una riflessione ! La notte di Natale di 30 anni fa, moriva uno dei più grandi geni che l' umanità abbia mai avuto. La notte di Natale del 1977 moriva infatti Charlie Chaplin, un uomo eccezionale che ci ha lasciato un bagaglio enorme di umanità. La notte Santa è l' occasione giusta per ricordarlo e che possa rappresentare un faro illuminante per tutti noi ! Un augurio e un ringraziamento particolare a Diego, eccezionale “ technological supporter “ del blog e del sito est consulting. Auguri ancora !

Questa è la mia " colonna sonora " del Natale !  Auguri ! 


Auguro un “ pessimo “ Natale a :

_ al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ;
_ al Presidente del Consiglio, Mario Monti ;
_ a tutti i 945 membri del Parlamento italiano ;
_ a tutti i Magistrati italiani .

Non se ne può veramente più ! Anche l' ultima manovra finanziaria, approvata dal Governo Monti, sinceramente non va !
Ascoltate che cosa ha dichiarato il Presidente del Consiglio :


  Ora accantoniamo per un attimo la questione della sovranità popolare, che potrebbe anche diventare secondaria a favore di un interesse superiore di benessere e prosperità, dico potrebbe, ma qua di benessere e prosperità, non se ne parla proprio ! La manovra Monti è depressiva in una economia, come quella italiana, già estremamente debole e penalizzata e poi, visto che anche lo stesso Presidente della Repubblica, invoca sacrifici, non è più accettabile che questi sacrifici siano fatti da quelle categorie che storicamente gli hanno sempre fatti. Mi sembrava infatti che, anche dietro l' interesse dimostrato da alcuni settori del giornalismo, si fosse radicata a livello politico, la consapevolezza di un intervento di carattere strutturale, sull' impianto dello Stato in generale, e sul ridimensionamento, nel senso della riduzione, degli emolumenti per i parlamentari e per la maggior parte degli apparati dello Stato, in particolare. Tutte parole buttate al vento !!! A noi vengono chiesti sacrifici, lacrime e sangue, mentre il mondo politico, compreso il Presidente della Repubblica, vive in un limbo dorato, coccolati dalla servitù e strapagati per un lavoro tutt' altro che usurante. Una cosa del genere non è più accettabile ! Non è più possibile che ci siano fior di imprenditori costretti a chiudere l' attività perchè non hanno i 1000 Euro per pagare la bolletta, mentre il più allocco dei Deputati, prende 15.000 Euro al mese di stipendio ! Certamente la riduzione degli stipendi dei parlamentari, non è la soluzione del problema economico, ma rappresenta una forte riduzione del capitolo spese dello Stato ed è una dimostrazione di rispetto nei nostri confronti. Il precedente governo Berlusconi ha una grandissima responsabilità nell' incancrenimento di questa situazione, ed è pur vero che lo stesso Silvio Berlusconi è stato oggetto di una incredibile campagna denigratoria a livello europeo, il tutto a favore di questo signore di Varese, ( Mario Monti ), che è sbucato seriamente dal nulla, e questo spiegherebbe in parte la logica della perdita momentanea della sovranità nazionale, logica certamente pilotata a livello di UE. Certo porta il loden, è felicemente sposato, va a messa tutte le domeniche con la signora, ha i capelli suoi, ma se questa deve essere l' immagine del serio e corretto capo di governo, sinceramente preferivo il “ Berlusca “ con le sue notti movimentate a base di sesso. Ho l' impressione che sempre di più viviamo in uno stato ladro che cerca in tutte le maniere di soffocarci. Con l' approvazione della manovra Monti, la pressione fiscale arriverà in questo paese al 54 % del fatturato ! Valori assolutamente record che non hanno uguali in nessun altro paese della comunità e del mondo intero. Ditemi voi che tipo di sviluppo si può creare con questi presupposti ! E tutto per mantenere un sistema di privilegi e sprechi ! Si perchè lo stato spende troppo e male, e lo fa ormai da decine di anni e sempre da decine di anni, nulla è stato fatto per ridurre questi sprechi e razionalizzare le spese. Una riforma strutturale dello stato non è stata mai fatta e probabilmente mai si farà, perchè mi pare che non ci sia la volontà politica di farla. Parlo dell' eliminazione del sistema bicamerale, assolutamente inutile, all' eliminazione delle provincie, assolutamente inutili, all' eliminazione di tutta una serie di enti e strutture pubbliche, sempre inutili e che creano solo clientele. E volutamente mi fermo qua ! Non c'è da meravigliarsi poi se gli imprenditori vanno all' estero. Io lo già fatto : dal 2004 ho una ditta all' estero e pago il 15 % di tasse sul fatturato ! Pago una sola volta all' anno, tutto e chiaro, non ci sono sorprese, non ci sono controlli e il sistema della giustizia, sia penale che civile, è veloce ed efficace. Non è una questione di snobbismo ; è una lotta per la sopravvivenza. In Italia vogliono ucciderti, probabilmente per un disegno occulto che vuole regalare il paese alla Germania. Si perchè, se andiamo avanti così, domani nei commissariati, negli uffici delle entrate, vedremo i tedeschi, e armati pure. L' Italia è il Belpaese, ma per pochi !


lunedì 19 dicembre 2011

Un ricordo di Marcello Mastroianni.



Commemoriamo i 15 anni dalla morte di Marcello Mastroianni, l' ultimo divo italiano !

Ricorrono proprio oggi, lunedì 19 dicembre 2011, i 15 anni dalla morte di Marcello Mastroianni, uno dei massimi esponenti del cinema italiano d' autore degli anni 60' e 70', tanto da venire soprannominato, l' ultimo divo italiano. Ultimo divo perchè la sua opera cinematografica, mai come nessun altro interprete nazionale, ha varcato innumerevoli volte i confini del paese, consacrandolo alla fama internazionale. Ma solo questo non è il motivo del suo enorme successo. Marcello Mastroianni è stato un divo internazionale per le sue superbe doti recitative, per la sua immagine bella, pacata e “ sempre apposto “, per i suoi modi di fare sempre affabili e mai costruiti o di convenienza. Se noi esaminiamo infatti tutti i ruoli che Marcello ha interpretato nella sua lunga carriera, sia che essi vadano dal grottesco al drammatico, dall' impegnato al frivolo, noteremo come sempre sia riuscito a trasmetterci la verità e l' umanità dei personaggi interpretati, con una abilità e una sapienza che pochi altri attori hanno saputo fare, anche nel confronto internazionale. Ci ha sempre colpito al cuore e all' anima Marcello, riuscendo sempre a farci sognare, a farci piangere, a farci riflettere. Questa è stata senza dubbio la grande forza di Marcello, forza che si è dimostrata fino all' ultimo quando, notando l' irrefrenabile declino del cinema italiano, rifiuta di partecipare in film di second' ordine, per dedicarsi al teatro e collaborando con registi poco noti, ma di grande spessore culturale, lasciandoci delle opere di incommensurabile valore. Consapevole della sua capacità e della sua abilità, ( racconta Visconti che leggesse velocemente il copione lasciando all' improvvisazione buona parte della sua recitazione ), non fu mai altezzoso, saccente, presuntuoso. La sua modestia e la sua mitica indolenza, lo accompagnarono per tutta la sua carriera fino a quel tragico giorno di dicembre, dove se ne andò, in punta di piedi, nel suo appartamento parigino, assistito dall' amore della figlia Chiara e dalla sua seconda moglie, l' attrice Catherine Deneuve. E come in punta di piedi sarà la commemorazione della sua scomparsa ; oggi, infatti, fateci caso, pochissimi giornali e televisioni si ricorderanno di lui ! Alcuni amici e lettori del blog, osservano come spesso e volentieri, mi dedichi alle commemorazioni di personaggi del passato, più o meno remoto, e come, invece, tante volte eviti l' analisi contemporanea. Questo è in parte vero, ma d' altronde, cosa volete che vi dica ; il panorama culturale e artistico contemporaneo è talmente povero e scarno di persone di spessore, secondo il mio punto di vista, che preferisco non parlarne. Preferisco rendere omaggio all' ultimo divo, Marcello Mastroianni, e sognare, anche insieme a Voi se vorrete, quel mondo fantastico, imperfetto, dolce ma anche amaro, che sempre è scaturito dalle sue opere. Io che sono un suo grande ammiratore, e penso di aver visto e letto quasi tutte le sue interviste e recensioni, mi sovviene in maniera particolare, in questo momento, la sua analisi sulla critica americana de “ La dolce Vita “. Il film trae spunto da un' elaborazione quasi onirica di Fellini, poiché è stato dimostrato che “ la dolce vita “, a Roma o in Italia, non è mai esistita in quanto tale. Il film che ha coniato un termine oramai universale nel descrivere, ( sbagliando a mio avviso ), un tipo di vita dissoluta e immorale, fu inizialmente male accolto dalla critica americana. La società americana non sopportava che l' Italia, il paese che essi avevano “ liberato “ dalla guerra, potesse vivere e racchiudere quelle atmosfere. Qualche anno prima avevano premiato a Hollywood, “ Ladri di biciclette “, del grande maestro De Sica, probabilmente perchè raccontava quell' Italia stracciona e povera, che più era congeniale al loro status di superpotenza. Ora vedendo come in una decina d' anni le cose si fossero evolute, non conoscendo il grande bagaglio culturale italiano, rimasero diffidenti ed increduli : come tutti i popoli ignoranti, e quello americano lo è fortemente ! Fatto sta che Marcello e Fellini, reduci dalla cerimonia degli Oscar, ritornano in Italia a mani vuote, con qualche nomination sulla carta e la “ pizza “ della “ Dolce Vita “ nella stiva dell' aereo. Ma da allora inizierà l' ascesa incredibile di quel grande film, come di tutta la cinematografia italiana, che sarà di ispirazione a quella americana per tanti anni a venire. Ricordo quindi le critiche, garbatissime ma impietose e dirette, che Marcello fa sempre al sistema dei concorsi cinematografici e dei premi ; critiche attualissime. Ricordo anche il suo amore per le donne ; Marcello ha amato ed è stato amato. Ricordo la sua fama di seduttore e Casanova, alquanto costruita ed ingigantita, affermò lui stesso, anche perchè nei suoi ruoli cinematografici, spesso e volentieri interpretò complessati, impotenti e anche gay. Marcello amava la famiglia, la casa e le cose semplici, facili. Il successo e la fama non gli fecero mai dimenticare di essere quel ragazzotto rustico e indolente, “ ciociaro “ di Fontana Liri, che portava le tagliatelle di “ Zaghini “ in aereo a Parigi, per farle assaggiare a Catherine e Chiara. E' stato un grande uomo, Marcello Mastroianni ! Un grande attore, un grande personaggio colto e sempre attento alla società internazionale e a quella italiana in particolar modo, che amava intimamente. Lui e i suoi personaggi sono nel mio cuore, incancellabili icone di quell' Italia che non c'è più ! 

 

domenica 18 dicembre 2011

Il Signore Vi ricompenserà !



Mala tempora currunt “

E si, cari amici ! Di soldi in giro c'è ne sono sempre meno e tutti quanti hanno bisogno di liquidità ! Anche la chiesa non si esime da questo brutto momento e vi chiede un sacrificio, anche perche' :

Il Signore Vi ricompenserà per ogni gesto di generosità ! “

E se lo dice la chiesa, bisogna crederci !

ATTENZIONE !!!

Nessuno è autorizzato alla raccolta nelle case ! Ricordatevelo !

giovedì 8 dicembre 2011

Funghi e tartufi del Delta !



Sono diventato un “ tartufaro “ !

Ho avuto il grande piacere e onore nel partecipare al primo corso di formazione sui funghi e tartufi del Delta, organizzato dall' Ente Parco “ Delta del Po “. Si è sviluppato su sette lezioni, della durata di due ore, nell' arco del mese di novembre 2011. Argomento oltremodo interessante per me, quello dei funghi e dei tartufi, il corso mi ha permesso di consolidare alcune informazioni che già precedentemente avevo acquisito in merito, e di apprendere tutta una serie di cose nuove ed utilissime, che i preparatissimi insegnanti hanno correttamente e chiaramente spiegato a noi tutti corsisti. Come si poteva non rimanere incantati dalle dotte disquisizioni del prof. Pizzardo, ispettore micologo della provincia di Rovigo. E che piacere e che semplicità nel comprendere il mondo dei tartufi spiegato dal più che competente dott. Balasso, fratello del divertentissimo Natalino. Il corso ha previsto una serie di lezioni “ al microscopio “, presso il Centro sperimentale di Tartuficoltura di Porto Viro, dove è stato possibile esaminare nel dettaglio, la conformazione della maggior parte delle qualità di tartufi presenti nel Delta, e su tutto il territorio nazionale ; oltre poi a visionare e comprendere, il processo di “ micorizzazione “ delle radici delle piante, il primo fondamentale step per la nascita del tartufo. La partecipazione al corso, mi ha fornito inoltre, quell' informazione necessaria nel dipanare un dubbio che da tempo mi balenava in testa, e cioè : ci sono tartufi nel Delta, e in che quantità ? E la risposta è stata che nel Delta i tartufi ci sono, eccome !, e rappresenta anche un proficuo “ terreno di caccia “ per ”tartufari “ di tutto il nord Italia, che poi li rivendono sulle piazze più blasonate, da Alba a Norcia, spacciandolo a volte impunemente, per prodotto raccolto in tale ambito locale. D' altronde la qualità è ineccepibile e un tartufo bianco d' Alba è praticamente identico nella conformazione e nella qualità gustativa, a quello trovato sul Delta del Po. E poi lo sapevate che i tartufi si trovano anche lungo le strade statali costeggiate dai Platani ? Le radici dei Platani racchiudono infatti, in maniera del tutto naturale, l' esatto ed ideale livello di micorizzazione necessario per lo sviluppo del prezioso fungo. Infatti il tartufo è proprio un fungo, solo che invece di svilupparsi all' esterno del terreno, si sviluppa all' interno. L' ultima lezione consisteva in una prova pratica di ricerca di funghi e tartufi, con cane addestrato, e si è svolta presso il giardino botanico litoraneo di Rosolina Mare : fantastica oasi naturale e di ripopolamento in riva al mare Adriatico. Una bellissima mattinata a contatto con la natura e immersi nell' inconfondibile profumo della pineta. E' infatti proprio questa la lezione più significativa che è scaturita da questo corso : l' amore e il rispetto per la natura. Come era naturale aspettarsi, abbiamo trovato la velenosissima e letale Ammanita Falloide, fungo dalle conseguenze letali se ingerito. Perchè era naturale aspettarselo ? Ma perchè tutti i funghi espletano una funzione naturale di filtraggio e disintossicazione degli alberi e del bosco. E l' Ammanita Falloide ha una funzione basilare in questo. Ecco perchè i nostri insegnanti ci hanno raccomandato di non distruggerla, come di non distruggere mai nessun fungo, di stare attenti a non calpestarli, di non raccoglierne più del dovuto, poiché ognuno di questi funghi, commestibile o no, ha una funzione importantissima nell' equilibrio naturale. Al termine della prova è seguita la consegna degli attestati di partecipazione, che nel mio caso è stata immortalata da una sfuocatissima e ultra-mossa fotografia che mi ha fatto l' amico Franco. Visto il notevole interesse e partecipazione che questo corso ha riscontrato, i responsabili dell' Ente Parco si sono detti disponibili a ripeterlo in futuro. E sarà una fantastica opportunità di conoscenza e di rispetto per il nostro territorio.
 Io e il Dott. Balasso, quello serio, grande esperto di tartufi.
Il breefing al giardino botanico.
Sua Maestà il tartufo !
Chris, il bellissimo cane da tartufi, e il suo simpatico padroncino !
La velenosissima Ammanita Falloide.
Il Prof. Pizzardo ci spiega le varie specie trovate.
In pineta.
Un angolo suggestivo.
La consegna dell' attestato di partecipazione. Foto by Franco.

domenica 4 dicembre 2011

La canzone della mia vita !


Questa canzone scandisce gli ultimi 25 anni della mia vita.  Quando ancora si parlava di Europa, come qualcosa di campato in aria, io gia la respiravo, la vivevo.  Ed è stata ed è, una meravigliosa avventura. 

giovedì 1 dicembre 2011

Elucubrazioni sulle natiche !



Elucubrazioni sulle “ natiche “ : la grossezza !

Non c'è dubbio che alcuni avvertano un fascino oscuro dalla natica grossa, nel sovrappeso, nella sproporzione evidente. Si deliziano alla vista delle forme impudenti, esorbitanti e dilatate di un gluteo, purché sia di donna. Provano interesse solo per le natiche orientali, i fondoschiena solari, le forme antidiluviane, in breve, per tutto ciò che somigli a vulcani di carne. Non si comprende bene cosa gli attragga, forse sognano di sprofondare in quei guanciali di carne, di inabissarsi in quei piumoni di felicità, in quelle grosse chiappe passive e beate, che ammaliano con il loro ottuso candore. In alcuni pittori è riscontrabile un simile delirio flaccido. Nel colombiano Botero, ad esempio. L' inconveniente, certo, è che più la natica si gonfia, più ha la tendenza a scomparire. E la natica di Botero, chiappa-fungo, profittatrice, ghiandolare, è una calamità. La carne è talmente congestionata che la chiappa svanisce nel grasso. Ed è un peccato. Perchè esiste un modo per fortificare il muscolo, conservandone le proporzioni : è il sumo, una disciplina sportiva giapponese legata allo shintoismo, imparentata con forme di lotta provenienti dalla Corea e dalla Cina. Solo in epoca “Edo” (secoli XVII – XIX) assunse più o meno la forma attuale. Venne praticato a lungo agli angoli delle strade, e ci fu persino un sumo tra una donna e dei ciechi, dal carattere palesemente lubrico. La natica del “sumotori” è senza alcun dubbio la più grossa natica esistente, sebbene sia ormai esclusivamente maschile. E' una natica titanica, degna di un uro e di un semidio. Il “sumotori”, chiappe comprese, pesa dai 180 ai 250 chili. Tutto il peso si concentra sullo stomaco e sulle anche, dove risiede la sua forza d' urto e di resistenza all' avversario. Questo significa che la natica asfissierebbe a colpo sicuro il lottatore, se non fosse così maestosa e feroce e di un' agilità tanto prodigiosa. Non si mostra mai completamente nuda : è coperta dal “mawashi”, una cintura di seta lunga 11 metri che viene arrotolata più volte intorno alla vita, passa nella fessura delle chiappe e serve, così si dice, a velarne la nudità e a fornire un punto d' appoggio per certe prese. E' nell' imminenza del combattimento che appare in tutta la sua imponenza, quando i due avversari si fronteggiano, con gli enormi posteriori in aria, e si osservano per alcuni istanti prima che le due masse di carne si ghermiscano, si schiaccino l'una contro l' altra, si deformino, si schiaffeggino. Lo scontro è terribile, non dura che tre minuti, ma se ne esce spossati. Come ottenere una simile orgia glutea ? E' semplice : si dorme per 14 ore al giorno e si ingurgita per mesi il “chanko nabe”, una densa zuppa a base di pesce, pollo, manzo e una dozzina di uova, cui va aggiunto purè di fave condito con una salsa zuccherata di soia. Si innaffia il tutto con birra Sapporo e sakè caldo. Ma la natica “sumotori” è pur sempre una chiappa artificiale, forzosamente ingrassata, (come un tempo le oche galliche di cui i romani ricercavano il fegato), e dalla durata limitata. Intorno ai cinquant' anni è finita. L' aggrediscono la tensione arteriosa, il colesterolo e il diabete. E' dunque preferibile, tutto sommato, la natica occidentale, senza dubbio più striminzita, ma sfruttabile più a lungo. Anche alcune donne sono state divorate dalle proprie chiappe, che sembrano essersi ribellate contro di loro. Ne hanno vergogna, perchè tutti le guardano : la gente si gira al loro passaggio, emette grida di stupore, è affascinata da un simile scherzo della natura. Quelle grosse chiappe sono un atto d' accusa permanente per coloro che le portano. E' inutile tentare di nascondere quelle natiche compromettenti sotto ampie vesti, ed è vano ogni tentativo di schiacciarle, rimpicciolirle, farle dimenticare, combatterle disperatamente. Le natiche trionfano, si fortificano a spese delle donne. Ed esse si sono arrese. Hanno lasciato che il loro corpo straripasse attraverso le natiche. Non sono più donne con chiappe grosse, sono chiappe con dentro piccole donne. E' il dramma delle chiappe-polpi divoratrici di femmine. Ma non tutte le donne dalle chiappe grosse conoscono una sorte così drammatica. Alcune di loro, come la “Black Nana” di Niki de Saint Phalle, osano persino portare un costume da bagno intero, con stravaganti disegni di petali gialli e cuori sanguinati. Tutte le sue “Nanas”, del resto, con una corpulenza superiore alla media e teste più piccole di una sola delle loro poppe, sono gigantesse variopinte, straripanti di vitalità e di grasso. Niki de Saint Phalle, si dice, si sarebbe vendicata della madre secca, arcigna, dipingendo per tutta la vita quelle donne enormi che danzano sulla propria cellulite. Il che dimostra che la chiappa può cavarsela benissimo, anche nelle situazioni più difficili. E che non esiste una fatalità che la condurrebbe, come estrema risorsa, in una sorta di parco per i disperati della natica, come esistono negli Stati Uniti, ad esempio a Durham, nella Carolina del nord. Il luogo si chiama Fat City. Anche Fellini amava celebrare la “culità” della donna. “La donna – culo”diceva “è un' epopea molecolare della femminilità, una divina commedia condotta sul filo dell' anatomia femminile”. Il che non è una cattiveria contro le donne, come alcuni hanno ritenuto. Lui le amava così, mostruose, deformi, sgraziate, baffute. Quelle, ad esempio, dalla peluria scura e dai polpacci villosi, quando inforcavano la bicicletta posando le chiappe sulla piccola sella come su una coppa di frutta, “facevano risplendere in uno scintillio di riflessi abbaglianti i più bei culi di Romagna”. Fu all' età di 8 anni, in riva al mare, racconta a Josè Luis de Villalonga, che ebbe per la prima volta la rivelazione della donna. Una creatura enorme, bianca e sporca, viveva sola in una sorta di capanna che si era costruita sulla spiaggia. La sera si concedeva ai pescatori che avevano il coraggio di avvicinarla. La pagavano promettendole di raccogliere dal fondo delle loro barche quanto restava di quelle sardine minuscole che a Rimini vengono chiamate saraghine. Perciò l' avevano soprannominata la “Saraghina”. Per 2 soldi tirava su lentamente l' ampia gonna sbrindellata offrendo lo spettacolo di quel suo posteriore immenso, livido, che fece sognare generazioni di ragazzetti. Per il doppio di questa cifra, la Saraghina si girava. Ma a volte scattava come una bestia furiosa, urlando e bestemmiando. La Saraghina aveva una testa leonina, occhi cinesi, una bocca immensa, gommosa, ghignante. Emanava un forte odore di pesce, delle alghe che le si intrecciavano ai capelli, di petrolio e del catrame delle barche. Aveva soprattutto un corpo da Leopardo e un sedere immenso come il mondo. E poi un giorno, proprio per lui, la Saraghina si mise a cantare. Una rumba. Aveva una voce di ragazzina. Un filo di voce molto puro, molto chiaro, molto tenero. E quel giorno Fellini scoprì il peccato !

martedì 29 novembre 2011

Dubcek a Forlì !


Ho avuto l’ enorme piacere di essere presente alla cerimonia di apertura alla mostra su Alexander Dubcek a Forlì. Oltre a un nutrito numero di privati e quanto mai interessati cittadini, studenti, rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale, ospite d’ onore della cerimonia è stata Sua Eccelenza, l’ ambasciatore di Slovacchia in Italia, Dott.sa Maria Krasnohorskà, che con la sua affabilità e cordialità ci ha condotto alla riscoperta di questo importante personaggio. Alexander Dubcek è stato uno dei padri di quell’ onda rinnovatrice e democratica, che ha contrassegnato poi in maniera indelebile, il tracollo del regime comunista. Uomo intelligente, rigoroso e mite, in quegli anni bui porta tra le sue genti dell’ ex Cecoslovacchia la consapevolezza della forza dell’ individuo nel cambiare, nel porsi finalmente al centro come unico protagonista del proprio destino. Uomo di spessore all’ interno del Partito Comunista Cecoslovacco, Dubcek assume da subito una posizione diversa da tutti, ribadendo che la libertà e la democrazia sono possibili : il cambiamento è possibile ! Tutto questo porterà a una ventata di ottimismo e “ voglia di democrazia “ che preoccuperà enormemente il regime sovietico, tanto da dover invadere l’ ex Cecoslovacchia, dando vita alla famosa “ primavera di Praga “, che, come faceva giustamente notare il curatore della mostra di Forlì, sarebbe più opportuno definire “ primavera cecoslovacca “, per il semplicissimo fatto che l’ invasione russa ha interessato l’ intera confederazione cecoslovacca. Per Dubcek seguono poi gli anni dell’ allontanamento dalla scena pubblica, dell’ estromissione dal partito, del boicottaggio personale. Anni difficili dove sembra che il “ mostro “ sovietico abbia la meglio. Sono gli anni in cui viene in Italia, visita le più importanti città italiane e avrà anche la possibilità di vedere realizzarsi un sogno : assistere ad un concerto alla “ Scala “ di Milano, ospite dell’ allora sindaco Pillitteri. Ma fortunatamente, come succede a tutti gli uomini buoni, anche per lui arriva il momento del riscatto. Nel 1989 crolla il muro di Berlino e successivamente i russi abbandonano tutte le loro postazioni nei paesi del blocco, Cecoslovacchia compresa. Si apre allora la stagione della cosiddetta “ rivoluzione di velluto “, dove i due gruppi che compongono la confederazione, all’ interno di questa enorme ubriacatura di libertà, reclamano legittimamente, maggiore autonomia. Anche allora Dubcek, slovacco di Uhrovec, fa una parte importante nel mediare tra le varie posizioni. Si opta per il referendum e successivamente per la secessione, indolore, voluta, che creerà le attuali Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Muore nel 1992, a soli 71 anni, a seguito di un terribile incidente stradale, ma non muore invano. I suoi insegnamenti e la sua opera rimangono un faro illuminante non solo alle genti dell’ est, ma per tutti coloro che credono e combattono per quell’ ideale di società, il più vicino possibile alla vera determinazione dell’ individuo nel rispetto di un superiore interesse collettivo. Questo tipo di società non si chiamerà certo capitalista ne tanto meno comunista, chi lo sa ?, forse nemmeno Dubcek lo sapeva, certo ci dimostra, che i sogni, a volte, diventano realtà. Bellissima la mostra ! Vi consiglio di andare a visitarla.

lunedì 28 novembre 2011

Avvocato denunciato ! Edoardo Longo 3

  Esposto   

Oggi, 18 ottobre, mentre ero in Tribunale a Pordenone e attendevo la data dell'ennesimo rinvio del processo a Edoardo Longo, il serpente nazista, ho depositato presso la cancelleria penale il presente esposto-denuncia verso il Longo per reati di apologia del nazismo, razzismo, ecc. Come potrete leggere, ho presentato tale esposto in qualità di "cittadino italiano", un atto che ognuno di voi, cittadini italiani ed europei che state leggendo, potreste tranquillamente fare. È ora di finirla di nascondersi dietro la trincea della libera espressione del pensiero, professando farneticanti teoremi sulla superiorità razziale, negando persino l'esistenza dell'Olocausto! Tutti quanto possiamo dare il nostro contributo per costruire un paese veramente civile ed europeo, visto poi che in tutti i paesi europei il negazionismo è già da anni considerato reato. Consegnate anche voi una copia di questo esposto al Tribunale della vostra città !  Sarà un grande gesto !


Ecco l'esposto in formato pdf : denuncia

Avvocato bugiardo ! Edoardo Longo 2

In merito al post " Vittoria "  

In merito al post “Vittoria, respinta aggressione giudiziaria”, pubblico sul mio blog, l’ordinanza datata 12/09/2007, da dove si evince la totale difformità da quella dichiarata dall’Edoardo Longo, pazzo revisionista,
Nel concreto il Longo, incalzato dal giudice Miazzi, ha molto meschinamente dichiarato di aver rimosso i post incriminati, riconoscendone implicitamente il contenuto ingiurioso.
Tali rimozioni le ha addirittura definite : “Tecnicamente definitive”.
A fronte di questa dichiarazione il giudice Miazzi altro non poteva fare che dichiarare il “non luogo a procedere per cessazione della materia del contendere”.
E fin qui l’ordinanza!
Poi sia Voi che purtroppo io, sappiamo benissimo che così non è andata, stante che il Longo non ha rimosso proprio niente, anzi ha aggiunto nuovi post, uno tra questi proprio “Vittoria”, dove, leggendolo, sembra che abbia vinto il processo dell’anno, sia vittima di una terribile persecuzione giudiziaria, un martire della libertà.
La verità delle cose è chiaramente opposta da quella raccontata e quest’altro non è che un ulteriore esempio, se ce ne fosse bisogno, di che razza di viscido bugiardo e cialtrone debba essere Edoardo Longo.
Come tutti i revisionisti d’altronde!

Ecco una scansione. L’ordinanza è pubblica e potete andarla a visionare in Tribunale ad Adria.
Tanto vi dovevo per rispetto della Verità.

domenica 27 novembre 2011

Avvocato arrestato per furto. Edoardo Longo 4


Guardate cosa ha combinato l’Edoardo Longo, l’avvocato revisionista e filo nazista “perseguitato” dal tribunale di Pordenone, dice lui!
Chi ha il coraggio di negare la Shoa, per me, è capace di qualsiasi azione !
E vedrete, non finirà qui …

Salviamo il tribunale di Adria? Giammai !


E' da un po di tempo che campeggia davanti al tribunale di Adria questo striscione, attaccato probabilmente dai dipendenti stessi, ed è sempre da un po di tempo che mi “ scappa “ una cosa da dire e adesso, visto probabilmente il clima Natalizio, non resisto più e la devo dire ! Come saprete la chiusura del tribunale di Adria è stata decisa all' interno di un piano di razionalizzazione di spesa approvato a livello di governo centrale. Quindi tutto assolutamente in regola, visto poi che sono i tribunali stessi che insegnano a rispettare le regole. Sul fallimento della cosiddetta “ Giustizia “ in Italia, sono stati scritti e si scriveranno milioni di righi, e quindi io non voglio insistere su questo argomento. Ma proprio in virtù di questo fallimento, poiché in Italia la giustizia non esiste, sono ben contento che il tribunale di Adria chiuda, tanto per quello che serve ! Certo che questa chiusura creerà una serie di disagi ai “ poveri lavoratori “ dello stesso : dovranno alzarsi mezz' ora prima alla mattina, dovranno appoggiare il sederino sui sedili sporchi di bus e treni, torneranno tardi al pomeriggio e saranno probabilmente costretti a mangiare fuori casa e poi non riusciranno più a farsi lo “ sprizzetto “ al solito bar sotto il tribunale con le annesse chiacchiere. Un grosso disagio, non c'è che dire ! Ai magistrati questo interessa meno, poiché loro già vengono tutti da fuori Adria, con le auto di servizio che paghiamo ovviamente noi, oppure con la propria auto ma con il carburante “ ovviamente “ pagato, sempre da noi. Interessa meno perchè a qualche magistrato, la cosa un pochino dispiacerà lo stesso. Nel senso che negli anni si era ben radicato nel territorio e, complice la “ frizzante “ aria polesana e il buon vino, si tira fuori “ l' indole mandrilletta “ ! E d' altronde, con tutte quelle belle avvocatesse che frequentano il tribunale etrusco è difficile mantenere una certa flemma, come è difficile ricordarsi tutte le procedure penali e civili corrette. O meglio, quella “ penale “, nel senso del pene, si ricorda meglio. Quella penale, nel senso del codice, non si ricorda per nulla ! Ah, dimenticavo ! Il magistrato esercita il suo “ potere discrezionale “ ! Ma, dice, il sig. Rossi, quel povero cittadino che abita in basso Polesine dovrà sobbarcarsi un viaggio lunghissimo, fino a Rovigo, per presenziare alle udienze ! Capirai che roba ! A parte il fatto che chi abita in alto Polesine già da tempo fa questo lungo viaggio ma tra udienze filtro, ( dalla durata di tre minuti ), rinvii, relazioni ecc. e la non utilità nell' analisi delle parti, quando entri in tribunale, sia da denunciato che da denunciante, l' unica impressione che se ne trae, e che potevi rimanertene tranquillamente a casa. Concludendo : salviamo il tribunale di Adria ? Chiudiamo il tribunale di Adria !

mercoledì 23 novembre 2011

Modi di dire 5

Si dice : “ essere il non plus ultra “

Vuol dire essere il meglio, il massimo possibile, anche limitatamente a un settore specifico. L' espressione è una volgarizzazione del latino “ nec plus ultra “ che letteralmente vuol dire “ non più oltre “. E' la frase che secondo la mitologia classica Ercole incise sui monti Calpe ed Abila, dove pose le proverbiali colonne considerate il confine del mondo, oltre il quale nessun uomo poteva spingersi. Nell' epoca moderna quel confine è stato identificato con lo stretto di Gibilterra, ( la porta verso il mare oceano ), ma non pochi studiosi, data l' arcaicità del mito, ritengono si trattasse dello stretto di Messina.

Si dice : “ appioppare qualcosa a qualcuno “

Vuol dire affibbiare un' incombenza gravosa, un compito sgradito. L' espressione deriva dall' antica abitudine dei contadini di fare arrampicare, “ maritare “, la vite sui rami dei pioppi. Già gli etruschi svilupparono questa tecnica di coltivazione con due varianti : l' alberata, se la vite è legata ad un singolo albero, e la piantata se le viti sono legate, tramite funi, ad alberi disposti in filari. Alberate e piantate sono tuttora presenti nel Cilento ( Salerno ) e nel casertano, ove il vitigno coltivato, l' Asprinio, si lega a pioppi alti fino a 15 mt.

Si dice : “ marinare la scuola “

Il celebre detto “ marinare la scuola “, ossia saltarla per un giorno per andarsene da un' altra parte, è una frase letteraria. Nel linguaggio degli studenti infatti, indicando un comportamento proibito, assume delle espressioni gergali che cambiano da una zona all' altra : se in Lombardia la scuola si “ bigia “ a Roma si dice “ fare sega “, in Toscana “ fare forca “, in Piemonte “ tagliare “, in Campania “ fare filone “, in Veneto “ fare manca “, a Trieste “ fare lippa “ e così via. Tornando a “ marinare “, il termine è legato alla tecnica della marinatura degli alimenti, ossia il trattarli con sale e aceto per conservarli. Si intende dunque “ conservare “ la scuola per consumarla un altro giorno.

Si dice : “ deus ex machina “

L' espressione, tradotta dal latino, significa letteralmente un Dio che compare grazie a una macchina, intesa come meccanismo, a sua volta ripresa dal greco antico che designa una figura che appare all' improvviso dal nulla, a risolvere una situazione apparentemente senza sbocchi. L' origine della locuzione è da ricercare nel teatro classico, ( greco e poi antico-romano ), allorché quando si doveva far intervenire una o più divinità per cambiare il corso della narrazione, si ricorreva a una rudimentale macchina in legno mossa da un sistema di funi e carrucole, che faceva calare il nume dall' alto, ossia dal cielo.

Si dice : “ . . . a babbo morto “

Si riferisce a qualcosa che si rimanda a data indefinita, molto lontana nel tempo e comunque troppo tardi. In origine questa frase era riferita solo a prestiti con la caratteristica che chi li contraeva, prometteva di pagare quando, morto il genitore, l' interessato fosse entrato in possesso della eredità. Se la morte del padre non era imminente o provocata, la scadenza era quindi indefinita e poteva essere anche molto lontana nel tempo. Chi riceveva una tale promessa di pagamento, sapeva che il prestito sarebbe stato rimborsato chissà quando o forse mai, e di fatto l' espressione “ prestito a babbo morto “, assunse il significato più negativo di prestito non rimborsabile.

Si dice : “ passare la notte in bianco “

Vuol dire trascorrere una notte insonne. L' origine probabile è un' usanza degli antichi ordini cavallereschi. L' aspirante cavaliere infatti, per presentarsi purificato alla solenne cerimonia di investitura che prevedeva il giuramento nelle mani del suo Signore, la vestizione e la consegna della spada, era prima condotto in un luogo sacro per trascorrere la notte in solitudine, preghiera e meditazione, con indosso una simbolica veste bianca adornata di simboli religiosi. Condizione indispensabile per essere ammesso alla cerimonia, era che il candidato non prendesse sonno tutta la notte.

Si dice : “ tornare a bomba “

Vuol dire ricondurre un discorso, dopo aver divagato, al punto da cui era partito. Tale frase originerebbe da un vecchio gioco di ragazzi in uso a Firenze, detto “ gioco del Pome “ o “ Toccapomo “ in cui una palla, definita bomba, indicava una zona franca e intoccabile in cui rifugiarsi. Ma c'è chi sostiene che l' espressione derivi dal passo di una discussione parlamentare del politico ottocentesco Silvio Spaventa, originario di Bomba, cittadina abruzzese. Costui, più volte interrotto dai colleghi mentre si riferiva al suo paese natale, avrebbe finito per esclamare forte : “ Torniamo a Bomba ! “

martedì 22 novembre 2011

Sottosistemi giuridici !

Circolazione di sottosistemi giuridici nell’Unione Europea : ovvero come attirare imprenditori stranieri nel Bel Paese !




Per attirare le imprese estere, il regime fiscale del nostro paese non è certo il sistema più rassicurante. Con un provvedimento del Maggio 2010, però, è stata escogitata una nuova iniziativa per incoraggiare le imprese europee a investire maggiormente in Italia. In gergo si chiama “ circolazione di sottosistemi giuridici nell’Unione Europea “. In pratica questa norma consente alle imprese estere residenti in uno stato dell’ UE, che intendono avviare nuove attività economiche in Italia, di chiedere l’applicazione della normativa tributaria vigente in qualunque altro stato membro dell’ Unione al posto di quella italiana. Mancano ancora le disposizioni di attuazione ma, quando saranno emanate, un’impresa tedesca, ad esempio, potrà aprire una filiale a Napoli chiedendo di applicare la normativa del Lussemburgo. Sembra una norma talmente avanzata da risultare inapplicabile. Vedremo il decreto di attuazione. Intanto, è il caso di precisare, che la normativa estera sostituisce solo la normativa tributaria statale italiana, il che vuol dire che l’impresa europea che si stabilisce in Italia, resta comunque soggetta alle imposte comunali, provinciali e regionali, prima tra tutte l’IRAP. Per attivare il beneficio riservato alle imprese estere e quindi inaccessibile a quelle italiane, è necessario concludere un accordo della durata triennale con l’Agenzia delle Entrate. La possibilità di fruire del regime fiscale alternativo è limitata a quelle imprese che non risultano già insediate in Italia al 31 Maggio 2010, ed è subordinata alla condizione che le attività economiche siano effettivamente esercitate nel territorio italiano. Aspetto molto importante : il regime fiscale di vantaggio non è riservato solo alle imprese estere che decidono di aprire una nuova attività in Italia, ma anche ai loro dipendenti e collaboratori. Sarà molto interessante vedere la concreta applicazione di questa coraggiosa innovazione.

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I tartassati !

Imposte fantasiose

Con l'attuazione del federalismo si spera che il pagamento delle tasse diventi un esercizio meno penoso, in quanto maggiormente collegato alla qualità dei servizi pubblici. Se questo, poi, vorrà dire un aumento o una riduzione del carico fiscale, si vedrà. Quello che è certo è che i comuni verranno dotati di alcuni importanti strumenti per esercitare l'autonomia finanziaria ; tra questi uno dei meno conosciuti è l'imposta di scopo. Non che si tratti di una novità. Nel nostro sistema, infatti, le imposte di scopo esistono già. Nel 2007, per esempio, ne era stata istituita una, sotto forma di addizionale ICI, che i comuni potevano destinare al finanziamento del 30 per cento delle opere pubbliche. Con il nuovo fisco federale, però, i comuni non avranno vincoli così stretti e le imposte di scopo potranno essere istituite senza particolari limitazioni, per il finanziamento di specifiche necessità pubbliche : un nuovo asilo, la nuova linea della metropolitana, l'ammodernamento del centro sportivo. Certo, lo sviluppo dell'autonomia impositiva degli enti locali presenta qualche rischio, visto che gli amministratori saranno tentati di esplorare nuove forme di imposizione per evitare di aumentare le imposte già esistenti.
Nei paesi dove il federalismo è avanzato le imposte bizzarre non mancano. Negli USA, nel Maine, esiste una tassa sui mirtilli; mentre in Utah sul fatturato dei night club è applicata una sovrattassa del 10 per cento; per non dire del Maryland, dove si pagano 2,50 dollari al mese per l'uso dello sciacquone del bagno e la lista potrebbe continuare. Tornando nella vecchia Europa un particolare caso di imposta ecologica è quella danese e irlandese che tassa le mucche, notoriamente colpevoli di contribuire con le loro flatulenze ad aumentare il buco dell'ozono. Non meraviglia invece più di tanto la tassa svizzera sugli animali domestici; se non per il fatto che la sanzione per chi non paga è la soppressione della povera bestiola.

Identificarsi please !


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Principio fondamentale della interlocuzione :
l'esatta identificazione dei due soggetti !
By : Ersilio Gallimberti
Non è da molto tempo che bazzico su internet ! Sono grosso modo 2 anni ; questo blog ha da poco compiuto un anno di vita, prima accedevo alla rete saltuariamente dagli internet point mentre è da poco dopo l'inizio dell'anno che vi accedo regolarmente e comodamente da casa. E navigando, ho notato con fastidio una cosa : la mancanza, tantissime volte, di regolari nomi di battesimo nella normale interlocuzione, sostituito da nickname o pseudonimi di varie forme e fatture, dai più fantasiosi ai più altisonanti. Ora mi rendo conto che su internet non si dicano solo cose serie, che vi sia tanto erotismo malcelato dove lo pseudonimo può anche avere un ruolo all'interno del gioco erotico stesso , che spesso la serietà sia sostituita dalla vacuità, dalla leggerezze e qualche volta anche dalla provocazione e dall'insolenza. Ma considero comunque fondamentale,che perlomeno quando si affrontano argomenti di una certa consistenza, sia di carattere sociale e politico, si tralascino nickname e pseudonimi e si utilizzino i nomi di battesimo. Considero questo, oltre che una forma di educazione basilare, anche una forma di intelligenza intellettuale e di coraggiosa e piena consapevolezza delle proprie azioni oltre che dei propri scritti. Nella normale interlocuzione di tutti i giorni infatti, per capirci, nelle chiacchiere che facciamo tutti i giorni tra colleghi, amici, clienti, gente comune incontrata per strada, ovviamente siamo visibilmente distinguibili ed identificabili, non solo otticamente, ma anche perchè ci identifichiamo con nome e cognome. Questo sulla rete spesso non succede, perchè tantissimi utilizzatori preferiscono celarsi dietro il “passamontagna” dello pseudonimo. Si, lo chiamo proprio così : il passamontagna ! Lo stesso passamontagna che utilizzano i ladri, i terroristi e quei delinquenti dei black block che tante volte hanno infangato le cronache nazionali ! Io ovviamente non faccio parte di questa categoria, il blog lo titolato con il mio nome e cognome e sono contentissimo di questa scelta perchè il blog è in qualche maniera, la continuazione di me stesso ; un “cassetto elettronico”, un “bloc notes” elettronico dove deposito, scrivo pensieri che sono parte di me e del mio modo di essere, completamente e totalmente cristallino. E tutto questo è Ersilio Gallimberti, una persona che si è sempre assunta, si assume e sempre si assumerà le sue responsabilità, in tutti gli ambiti. Tutto cio' innanzitutto per una forma di intelligenza innata e sviluppata nel tempo, ma anche perchè, nella vita, un uomo che si definisca tale, deve sempre avere il coraggio delle proprie azioni e le deve sempre apertamente manifestare. Purtroppo non tutti la pensiamo così e ipocrisia e vigliaccheria prevalgono e si sviluppano in certi ambienti senza controllo, senza regole e senza educazione. Diceva il Manzoni : “ il coraggio è come l'intelligenza : o uno c'è l'ha dalla nascita oppure non c'è l'ha ! “ Sono pienamente d'accordo con lui !

I love Strazisko !

La pittoresca stazioncina !
  
Strazisko è quel delizioso paesino di 400 anime in Rep. Ceca dove c’è la mia casetta!Immerso nel verde, ai piedi di una piccola vallata, d’estate vede animarsi fin oltre le mille persone, poiché vi sono le seconde case di tanti praghesi e di persone che abitano sparse per la Moravia. C’è inoltre una grande piscina pubblica che funge da “lido“, oasi rinfrescante d’estate.
Paradiso del trekking e dell’escursionismo, è abitato tutto intorno, nella boscaglia, da una miriade di cervi, caprioli, daini, lepri, e da più di una famiglia di cinghiali.
C’è pure il campo da tennis, da calcio e il minigolf; ci sono due birrerie che servono dell’ottima birra, il fornitissimo minimarket, l’ufficio postale, la stazioncina del trenino, la fermata dell’autobus e anche un laboratorio che lavora la cera d’api. Non è attraversato da strade di grande comunicazione, quindi non è esagerato dirvi che, durante i weekend, si possono udire passare al massimo 10 macchine e il trenino!
Un vero paradiso per il realx e la natura insomma. Vi consiglio a tutti di visitarlo.
La mia casetta vista dal retro



Il salotto

Il "pensatoio"







sabato 19 novembre 2011

Adria e le " deiezioni " !

Dossier Merda !
Indagine sulla merda di cane adriese !





Il documento che segue, è il resoconto di una settimana di indagine per le strade della bella Adria, alla ricerca, molto facile devo dire la verità, delle famigerate “ merde di cane “, che tanto hanno fatto sbottare alcuni benpensanti. Mi sono fermato a una sola settimana di indagine e non continuativa per giunta, poiché, come potrete immaginare, ho delle altre cose da fare durante la settimana che non andare a caccia di merde di cane. Comunque questo bel dossier, mi sembra alquanto esaustivo in merito a questo, come vogliamo chiamarlo ? : problema, inghippo, malcostume, leggerezza ? Chiamatelo un po' come volete, comunque è un documento “interessante “, che denota quella che è ormai una consuetudine di tutti i proprietari di cani di non raccogliere le merde, volgarmente chiamate “ deiezioni “, dei loro amati amici a quattrozampe. Consuetudine che non è circoscritta solo ad Adria, ma che interessa buona parte delle patrie lande. E' proprio il caso di dire che gli italiani hanno imparato a “ metabolizzare “ la merda. Cosa che fortunatamente non succede in altre parti d' Europa. Come qualcuno di voi saprà, mi reco spesso per lavoro, in Rep. Ceca e Slovacchia e , vi sembrerà strano, in vent'anni che vado in quei posti, non ho mai visto merde di cane per strada. Che i cani cechi e slovacchi siano tutti stitici ?, mi sono chiesto più di qualche volta. Assolutamente no !, mi ha risposto una mia amica, fortunata padroncina di un simpaticissimo barboncino bianco. E che qui insegniamo ai nostri amici pelosi a fare la “ cacchina “ sulle aiuole dei giardini, degli spartitraffico, sui prati e sulle rive dei fiumi. Ma se proprio “ Fufì “ non c'è la facesse più, sapete oramai mangiano quello che mangiamo noi, con tutti i rischi annessi e connessi, ( e io ne so qualcosa ), allora c'è sempre il sacchettino di plastica che funge anche da guantino, per agevolare la raccolta della succitata deiezione, cioè merda, anzi merdina. Anzi no !, proprio merda, poiché esistono certi cani, di una certa taglia, che ne fanno più di un cristiano e nelle foto che seguono si vede pure. Ah, si ! Ora mi sovviene, risposi alla mia amica, che una volta camminando su un'aiuola per salire in macchina, ne calpestai proprio una ! Ma non me ne accorsi subito. Me ne accorsi,quando ero già da tempo salito in macchina, da uno “ strano odore “, che non mi sembrava proprio quello del sigaro o di una pernacchia. Era proprio una bella “ merda de can “, che nel frattempo avevo anche ben spiaccicato sulla moquette del tappetino e sul pedale. Tutto questo mi porta a fare delle riflessioni, anche a fronte del discreto interesse che l' argomento “ merda de can “ ha trovato sulle bacheche di certa gente sul Facebook adriese, probabilmente a corto di idee e argomenti. Il fautore di tutto è stato mio padre, classe 1931, che intervistato dal buon Leandro Maggi durante uno special su Adria, ha ricondotto buona parte delle problematiche della città etrusca proprio alle cosiddette “ merde de can “. Ovviamente stava scherzando, ma mi sembra che il problema esista ! Non volete chiamarlo problema ? Allora chiamatelo come vi pare ma mi sembra che dover andare a spasso con un occhio che guarda avanti per non sbattere e l' altro che guarda per terra per non pestare le “ deiezioni”, sia alquanto scomodo. Mi sembra che in Italia stia mancando il rispetto per il prossimo. Quel concetto fondamentale di rispetto che distingue una casa da una giungla. Pensate poi ai turisti che vengono a visitare il nostro “ quasi paese “. Loro abituati all' ordine e alla pulizia, improvvisamente fermi, appoggiati al muro per togliere le merde dalle suole delle scarpe ! Che immagine forte ! Che indimenticabile “ souvenir d' Italie “! Una grande casa, cioè un paese, una nazione, si basa su delle regole fondamentali di rispetto e convivenza che tutti i suoi abitanti devono rispettare, non perchè è la legge che lo impone, ma perchè queste regole sono state fatte proprio per rendere vivibile un luogo. Le “ deiezioni “ canine sono solamente la punta dell' iceberg di una maleducazione e non rispetto del prossimo che va dalla mancata precedenza al volante, ( chissenefrega, tanto quello si ferma ), dal mancato rispetto della distanza di sicurezza, dall' entrare in un locale pubblico senza salutare, dal piantarsi in mezzo al marciapiede incuranti della gente che deve passare e potrei continuare. Se non si capisce questo, vivere diventa molto difficile, mentre l' unica cosa che si può fare è sopravvivere. E comunque c'è sempre qualcuno che parla, che ha qualcosa da ridire, che ha poemetti da scrivere. In che grande paese “ libero “ che vivo ! Che disgrazia nascere italiano ! 

 Bella scura e compatta. I " Fufi " adriesi " deiezionano " come si deve
Merda secca, ma sempre con stile 
Merda spiaccicata, un " must "
Questa è l'apoteosi dello " spiaccicamento ". Quella persona ha buttato via le scarpe.
Questo " misterioso " contenitore . . .

Questa è veramente una buona idea. Guardatevi il video : 




lunedì 24 ottobre 2011

La mia personale opinione su Polesine Camerini



La mia personale opinione su Polesine Camerini

Tanti anni fa, ( non esistevano ancora i DVD ), convivevo con una ragazza che era stata sposata con un frequentatore dei centri sociali. Un pomeriggio mi trovavo a casa sua ad aspettarla, quando mi misi a sbirciare nella sua collezione di video cassette VHS. La mia attenzione fu catturata da una VHS che portava dei simboli del partito comunista, come una falce e martello e un tipo in passamontagna. La feci inghiottire dal mitico videoregistratore e rimasi scandalizzato da quello che vi era registrato : altro non era che una video-lezione su come costruire una bomba molotov e come difendersi dagli attacchi della polizia durante le manifestazioni. Probabilmente il suo ex l'aveva dimenticata. Ora la mia è la scoperta dell'acqua calda poiché tutti sappiamo, polizia in primis, che i centri sociali ( unico esempio in Europa e nel mondo ), da sempre, fanno propaganda alla ribellione armata verso le cosidette istituzioni “ borghesi “, verso gli apparati dello stato imperialista e pseudo-fascista. Ora mi domando : è possibile costruire un paese quando nel suo interno esistono degli elementi “ sfascisti “ e violenti come questi ? La risposta che mi do è certamente no, e tutto quello che sta succedendo in questo paese, sul piano politico e sociale, ne è la chiara dimostrazione. Ho la sfortuna di vivere, per tanti mesi all' anno, in una specie di paese che tira avanti tra bucatini ed intercettazioni. Detto questo, fa grande notizia ultimamente, la centrale di Polesine Camerini, o meglio dire ex centrale, e la sua possibile riconversione a carbone. Premesso che Polesine Camerini è stata un' operazione sbagliata, nata già superata all' inizio degli anni 80, in piena crisi petrolifera, mai andata in completo esercizio per l' elevato costo di gestione, ora, che cosa dobbiamo fare di Polesine Camerini ? Faccio un veloce accenno alla questione ambientale, perchè tutti gli ambientalisti e personaggi della sinistra, ( ai quali dell'ambiente non gliene frega niente ), hanno sempre dipinto la centrale come un mostro assassino, killer implacabile della flora e della fauna del Delta. La cosa non è esatta perchè è stato dimostrato che durante i periodi in cui la centrale era operativa, le acque tiepide che fuoriuscivano dai suoi scarichi, contribuivano alla crescita delle cozze e al blocco del cuneo salino. Certamente una centrale termo-elettrica non è una cioccolateria o un caseificio, un po di “ sporco “ lo fa, ma è il prezzo che dobbiamo pagare per l' energia, altrimenti ritorniamo all' epoca delle candele. Ora, ritornando alla domanda, ammesso che Polesine Camerini è stata un' operazione sbagliata anzi fallimentare, per parare meglio il colpo, per ridurre consistentemente le perdite, nessun organo competente ha fatto delle proposte. La demolizione ha un costo elevatissimo, perchè si tratta di smontare tubo per tubo, svitare vite dopo vite, una struttura gigantesca ; la riconversione a carbone è lunga e costosa e comunque ci pone di fronte al fatto che il carbone dobbiamo sempre comprarlo all' estero e il prezzo è soggetto ad oscillazioni, quasi sempre in positivo. Ora, nessuno ha le competenze necessarie per fare un' esatta valutazione della cosa, benchè meno i signori ambientalisti e comunisti polesani che non hanno nemmeno la terza media, quindi io dico : perchè l' ENEL, che è il soggetto pubblico proprietario della struttura, non riunisce un' equipe di tecnici, ingegneri e manager, che valutino in maniera corretta il futuro di Pol. Camerini ? Perchè è questo che bisogna fare ! Di energia deve parlare chi la produce e quindi, in considerazione di tutte le motivazioni sopra esposte, qual 'è la soluzione economicamente più vantaggiosa e più sicura per Pol. Camerini ? Se non collochiamo la discussione in questi termini, diamo carta bianca a tutto un gruppo di cialtroni e politici trombati ossessionati dalla visibilità, che fanno solo della confusione e del caos. Non serve essere laureati alla Bocconi o aver conseguito il master ad Oxford. E' un ragionamento che fa anche il salumiere sotto casa : ho fatto un' investimento sbagliato ?, OK !, adesso che posso fare per avere meno perdite ? Io stesso sono fondamentalmente scettico alla riconversione a carbone, non tanto per il rischio ambientale perchè è vero che esistono questi filtri che eliminano il 99 % del particolato, ma più che altro per la reale convenienza economica della cosa. Ma queste sono opinioni personali di uno che di energia non se ne intende, a parte il pagare la bolletta. Se ENEL, non riunisce quel famoso tavolo di esperti, saremo sempre al punto di partenza. Per concludere esiste sempre quella famosa opzione della demolizione : al posto della centrale, costruire un bel camping con ristoranti, alberghi, centro commerciale, SPA e anche, perchè no, un Casinò ! Se in Polesine nessuno vuole portare aziende, almeno portiamoci il turismo !

domenica 16 ottobre 2011

Pellegrino Artusi


Commemoriamo i 100 anni dalla morte
di Pellegrino Artusi

Artusi era nato a Forlimpopoli, nel cuore della Romagna, tra Forlì e Cesena, il 4 agosto 1820. Morì a Firenze il 30 marzo 1911. Figlio di un droghiere benestante, era nato in una famiglia numerosa (aveva 12 fratelli). Come molti ragazzi di buona famiglia, compì gli studi nel seminario della vicina Bertinoro. Frequentò poi ambienti studenteschi bolognesi (in un brano afferma di essere stato iscritto all'università) e, nella locanda “Tre Re”, conobbe il patriota romagnolo Felice Orsini. Ma personalmente rimase sempre lontano dalla politica attiva. La sua politica la fece a tavola. Tornato nel paese natale, intraprese con successo il mestiere di droghiere, ma la vita della famiglia Artusi venne sconvolta per sempre dall' incursione del 25 gennaio 1851 a Forlimpopoli del brigante locale Stefano Pelloni, detto “il Passatore” (poeticamente definito da Giovanni Pascoli “Passator cortese”). Costui prese in ostaggio, nel teatro della città, tutte le famiglie più in vista, rapinandole una per una, compresa quella degli Artusi. A raccolto concluso, i banditi stuprarono alcune donne tra le quali Gertrude, sorella di Pellegrino, che impazzì per lo choc e dovette essere ricoverata in manicomio dove rimase fino alla morte. Così, l'anno dopo, tutta la famiglia Artusi decise di trasferirsi a Firenze. Qui Pellegrino si dedicò all'intermediazione finanziaria e al commercio (rilevando anche il magazzino di tessuti Coen) e contemporaneamente sviluppò le sue due più grandi passioni : la letteratura e l' arte della cucina. Sposate le sorelle e morti i genitori, potè infine vivere di rendita grazie alle tenute che la famiglia possedeva in Romagna. Acquistò una casa in piazza D' Azeglio, dove tranquillamente condusse la sua esistenza fino al 1911, quando morì, a 91 anni. Celibe (ma c'è chi disse che frequentasse molto da vicino alcune delle tante signore che da tutte le parti d' Italia gli inviavano le loro gustose ricette . . . ), visse con un domestico del suo paese natale e con una cuoca toscana. Riposa nel cimitero di San Miniato al Monte. “ La scienza in cucina e l' Arte di mangiar bene “, l' opera che gli diede la fama immortale, già nel titolo rivela chiaramente la sua matrice positivistica. Artusi esaltava il progresso ed era fautore del metodo scientifico e fu questo metodo che egli applicò anche nel suo libro. Il suo, infatti, può essere considerato un manuale “scientificamente testato” : ogni ricetta fu il frutto di prove e sperimentazioni, compiute direttamente davanti ai fornelli di casa sua e sulla sua stessa tavola, dove a realizzare le ricette e a “verificarle” erano i suoi due domestici, Francesco e Marietta (che egli ricompensò con un lauto lascito testamentario e, a Marietta, in segno di ulteriore riconoscenza, i diritti d' autore del suo manuale). Prima del suo libro c' erano già stati parecchi ricettari, però scritti in francese oppure in un linguaggio troppo ricercato e di difficile comprensione. Artusi, invece, inventò un modo quasi colloquiale di raccontare le ricette, condendole con aneddoti, curiosità e facezie e facendone prima di tutto un libro di lettura, piacevole, erudito e formativo. Eppure 120 anni fa, non fu affatto facile riuscire a trovare un editore disposto a pubblicare il suo Manuale, come egli stesso ci ricorda in uno scritto. Artusi fece però in fretta a “vendicarsi” di chi non aveva creduto nel suo lavoro, poiché il libro (pubblicato nel 1891) già nel 1931 poteva vantare ben 32 edizioni, mentre oggi le copie vendute possono essere stimate in oltre 1 milione e 200.000. Le sue 790 ricette comprendono brodi, minestre, antipasti (da lui chiamati “principii”), secondi, rifreddi, dolci, elisir e rosoli. Non tutti territorialmente ripartiti in egual modo, a dir la verità, vista la prevalenza della cucina bolognese e romagnola rispetto alle altre, tra le quali bisogna lamentare la pressoché totale assenza di piatti marchigiani, sardi e pugliesi. Ma i tempi erano quelli, e parlare e scrivere davvero in termini di Italia unita non era facile, non essendocene neanche la consapevolezza oltre che l' adeguata conoscenza. E poi, insomma, Artusi alle sue origini romagnole ci teneva, anche se, una volta trasferitosi a Firenze, in Romagna non fece più ritorno.