est consulting

est consulting
Il primo portale dedicato all'investitore italiano in Rep. Ceca e Slovacchia

lunedì 23 dicembre 2013

Auguri a tutti !


Anche quest'anno è corso via più veloce di un bolide di Formula 1. Dicono che è un buon segno perché significa che e stato un anno vissuto intensamente e senza tentennamenti. Mahhh … sarà ! E' stato senza dubbio un anno particolarmente difficile, con alcune soddisfazioni e tanti grattacapi.
Ma rimango sempre un inguaribile ottimista ! Faccio l'imprenditore e non potrebbe essere diversamente.
Vi risparmio discussioni, avvenimenti, situazioni, polemiche, tutto per non scendere nel banale che non è assolutamente mia intenzione in questo post, che vuole essere, consentitemi, una piccola oasi di serenità al culmine di un anno, ripeto, particolarmente difficile.
Vi auguro un sereno Natale, a Voi e a tutte le persone che amate.
Vi auguro un formidabile anno nuovo 2014, di successi, nella vita e negli affari.
Un augurio particolare per Diego, impareggiabile ed insostituibile technological supporter del blog e del sito est consulting.

AUGURI A TUTTI !



sabato 21 dicembre 2013

W il Natale e l'albero di Natale . . . con le palle!

Ritenuto da tutte le culture il simbolo del rinnovarsi della vita, l'albero di Natale ha le sue radici in numerose pratiche e mitologie del più remoto passato, (dai babilonesi agli egiziani), testimoniando quindi una tradizione molto più antica rispetto a quella del cristianesimo.
Anche i Druidi, antichi sacerdoti dei Celti nel quarto e quinto secolo a.C., notando che gli abeti rimanevano sempre verdi durante il periodo invernale, li consideravano un simbolo di lunga vita, onorandoli nella festa del solstizio d'inverno. Nello stesso periodo, sempre tra i Celti, vi era la tradizione dei giochi di Adamo ed Eva, che prevedeva la ricostruzione dello scenario del paradiso terrestre nelle piazze proprio il 24 dicembre, con l'utilizzo di abeti decorati.
Le vere origini restano un mistero, ma l'ipotesi più accreditata per la nascita della versione moderna dell'albero di Natale, sembra essere quella che racconta di quando a Tallin, in Estonia, nel 1441, venne eretto un albero nella piazza principale, attorno al quale ballarono donne e uomini in cerca dell'anima gemella. A Riga, però, una targa testimonia come lì, nel 1510, sia stato addobbato il primo albero di Natale che ancora si erge sulla città.
L'albero entrò nelle case solo nel 17º secolo, nelle regioni a Nord del Reno e nel secolo dopo venne introdotto l'uso delle candele decorative. Il resto d'Europa continuava però a considerarla una tradizione protestante, che veniva quindi rifiutata dai cristiani. Solo nel 1800 l'albero apparve a Vienna in Francia e, poco dopo, anche in Svizzera e in Germania, dove divenne molto famoso grazie al celebre scrittore J. W. Goethe che innamorato di questa tradizione, lo citò nel suo libro "I dolori del giovane Werther".
L'uso dell'abete divenne così comune anche per i cattolici, secondo i quali rappresentava la celebrazione del legno in ricordo della croce che ha redento il mondo, similitudine peraltro già utilizzata nel passato dei missionari cristiani per convertire i popoli germanici in Europa settentrionale. In Italia, il primo albero arrivò nella seconda metà dell'ottocento al Quirinale, per volere della regina Margherita; da quel momento in poi divenne di moda.
In tempi più recenti l'albero ha ispirato numerosi designer, artisti e case di gioielli, che per beneficenza e non soltanto hanno creato vere e proprie opere d'arte in giro per il mondo, persino dove il Natale non è di casa.
L'albero più costoso al mondo infatti, è stato realizzato dal gioielliere Ginza Tanaka a Tokio nel 2011. L'abete, in bella vista nel suo negozio, è stato ricoperto d'oro sotto diverse forme, tra orchidee e cuori, per un valore totale di 2 milioni di dollari e quattro mesi di lavoro.

Sempre rimanendo in oriente e più specificatamente a Hong Kong, nel 2010 un albero realizzato con 20 milioni di cristalli Swarovski e alto 30 mt. regalava uno spettacolo di luce indimenticabile ai visitatori. Quest'anno sarà possibile osservare la nuova creazione della casa di cristalli più da vicino: a Innsbruck infatti, fino al 6 gennaio, la città verrà illuminata dai 170.000 cristalli, che contribuiranno a celebrare il Natale insieme alle 195 bancarelle e ai numerosi appuntamenti previsti, in occasione dei 40 anni di storia di questo mercatino.
Sono invece 20 gli anni che compie la manifestazione "il Natale dei 100 alberi da autore", organizzata da Sergio Valente con il supporto di Franca Sozzani a Roma. Ogni anno stilisti e personaggi del mondo della moda, realizzano alberi natalizi originali e unici da mettere all'asta. I prezzi vanno dai 300 ai 3000 Euro e il ricavato viene devoluto ogni anno a una causa diversa: questo Natale sarà dedicato alla tutela dei bambini orfani di Lampedusa.
Nel caso in cui ci si volesse concentrare solo sulle sue decorazioni c'è l'imbarazzo della scelta, soprattutto se si decide di investire nel proprio albero di Natale, concedendosi degli sfizi preziosi ma buoni. Un esempio è la pallina di alta gioielleria realizzata da Embee Jewels di Londra, in collaborazione con Hallmark Jewellers dopo oltre un anno di lavoro: vanta il prezzo di 82.000 Sterline, (circa 98.000 Euro), raggiungendo così il primato come la più costosa decorazione al mondo, fatta con oro di 18 carati e 1578 diamanti. Il 15% del ricavato viene però donato all'associazione nazionale inglese per l'autismo.
Sempre in tema di decorazioni di Natale, se si dovesse capitare a Londra nella stagione natalizia, un salto da Harrods non potrà mancare: il negozio presenta infatti una delle più vaste collezioni di addobbi al mondo. Se non ci si volesse far mancare proprio nulla quest'anno, Harrods, insieme all'esclusivo hotel Mandarin Oriental Hyde Park, offre un lussuoso pacchetto che include una notte con colazione, vista su Hyde Park, due regali firmati Harrods, una candela di Ormonde Jayne, (famoso profumiere di Londra), è un VIP pass per tutta la famiglia, per incontrare babbo Natale presso la grotta di Harrods.
Il magico soggiorno parte da 535 Sterline, (circa 640 Euro), a notte per due persone.
Se si decidesse invece di rimanere in Italia, si potrà godere di un inverno mite dell'evento "Luci d'Artista 2013" a Salerno, che fino al 19 gennaio illuminerà le piazze e le vie della città per 30 km, come da tradizione negli ultimi otto anni.
Il tema di questo Natale sarà "neve di primavera", per un inverno più floreale, //lucidartista.comune.salerno.it .
 Mercatini Di Natale.
_Guida completa ai mercatini d'Europa e d'Italia www.mercatini-natale.com
_Mercatino di Bolzano www.mercatinodinatalebz.it
_Mercatino di Francoforte www.frankfurt-tourismus.de

mercoledì 18 dicembre 2013

Non è più Natale per tutti !

Fu tutta colpa del Norad, Comando per la Difesa Aerospaziale del Nord America, quello che dovrebbe proteggerci anche dagli alieni. Ma non furono omini verdi o missili nemici quelli che mi misero nei guai. Fu Babbo Natale.
Ogni anno, per mostrare il volto buono dei generali con troppe stelle e troppi missili, il Norad usa i propri radar e satelliti per seguire la galoppata di Babbo Natale, anche noto come Santa Claus, Papà Natale o quel povero disoccupato che per cinque dollari all'ora si mette un barbone di cotone e una panzona finta per fare "Ho-Ho-Ho" nei grandi magazzini. Lo traccia religiosamente, dal Polo Nord, dove abiterà fino a quando il riscaldamento della terra non scioglierà la calotta e allargherà il suo magazzino facendo annegare le renne, al camino di ogni casa.
Sul sito del comando aerospaziale, il 24 dicembre appare un mappamondo dettagliatissimo, con l'immagine dell'immortale vegliardo e della sua carriola trainata da renne, che può essere seguita minuto per minuto.
Nella casa dove abitano tre dei miei numerosi nipoti, accesi il computer la notte della vigilia e cominciai a seguire il viaggio, circondato dai marmocchietti, in spasmodica eccitazione. Almeno impareranno un po' di geografia, mi dissi, vista la leggendaria ignoranza degli americani grandi e piccini in materia.
Tra di loro c'era un bambino biondissimo di cinque anni, compagno di primina dei miei, particolarmente eccitato, insistente e insieme scettico. "Ma viene anche a casa mia?" Mi chiedeva. E io: certamente, carino. "Ma sei proprio sicuro?". E io: sicurissimo… A meno che tu sia stato particolarmente cattivo quest'anno, mi cautelai. "No, no, buonissimo" mi gridava dopo essere corso a verificare la propria fedina penale dai genitori in un'altra stanza. "A che ora?" Insisteva. Quando tu dormi. "Ma sei sicuro?". Sicuro sicuro.
Due giorni dopo scoprii il disastro. Quando incontrai il padre, sorridendomi solo in parte mi disse: "hai combinato un bel casino". Oddio, non aveva soldi per nessun regalo? "No, noi siamo ebrei e non celebriamo il Natale. La mattina del 25 mio figlio piangeva come un disperato, gridando che quel signore, il nonno del mio amico, mi aveva assicurato che…".
Fu una lezione diretta su che cosa significhi vivere in una società multietnica, multireligiosa, multiculturale. Quello che a uno sembra ovvio e scontato, la festa comandata con le odiose jingle bells, il trippone ermafrodita in tailleur rosso, gli agnolotti con le trombe sopra la capanna e poi il cotechino a tavola, non lo è affatto per milioni di altri.
Poiché il periodo è generalmente festivo anche per chi crede che il 25 dicembre sia soltanto la festa dell'equinozio d'inverno, quando la luce ricomincia a sconfiggere il buio, si augurano sempre più Buone Feste. Una cosa che a qualcuno sembra un'inutile resa alla correttezza politica, un cedimento dei propri valori, se si vive in nazioni che sono, furono o fingono di essere cristiane.
Dimenticando che vivono con noi ebrei e atei, musulmani e animisti, buddisti e adoratori del Grande Cocomero, che hanno ogni diritto di festeggiare o di ignorare le ricorrenze altrui, senza sentirsi martellare per settimane con il compleanno di un Dio nel quale non credono. Magari di andare al cinema e ordinare cibo cinese a domicilio, come vuole la tradizione degli ebrei di New York. O di adorare Babbo Natale il cui ruolo nella teologia cristiana resta, almeno a me, oscuro.
"Per avere pace - mi disse il padre di quel bambino che io avevo fatto piangere con il tracciato della slitta sugli schermi radar del Norad - li ho dovuto comperare un regalino e impacchettarglielo con il nastrone. Quando sarà più grande, gli spiegherò perché da noi non vola Babbo Natale".
Comunque, mi salutò con un “Buon Natale”. E “Buone Feste” anche a te, gli risposi, in segno di pace e di scusa. Poi, resta da dimostrare la superiorità mistica del cotechino sul pollo con le noccioline alla cinese.
Ma questo, del rapporto fra cotechini e Natività è un tema profondo per teologi, non per un nonno qualsiasi.

Vittorio Zucconi

domenica 15 dicembre 2013

Grande abbuffata, grande investimento !


 L'idea di una guida per turisti è stata pensata per la prima volta da Andrè Michelin, fondatore nel lontano 1896 dell'omonima azienda francese. La prima pubblicazione ufficiale risale al 1900 ed era limitata solamente al territorio nazionale e pensata per aiutare i pochi conducenti di auto dell'epoca.
Negli anni 20' invece, viene reinventata e si afferma come guida culinaria. Durante questo secolo ha acquisito sempre più fana e credibilità, fino a diventare quasi una bibbia della gastronomia.
La Michelin non è tuttavia l'unica fonte di ispirazione, per chi fosse in cerca di un ristorante di qualità. Anche i lettori della Zagat, (www.zagat.com), non sono mai scontenti della loro guida, così come chi cerca ispirazione nella classifica dei 50 Best Restaurants of the world, (www.theworlds50best.com).
I criteri di valutazione e i metodi di classifica, sono tendenzialmente allineati fra le tre guide, ma differiscono tra loro nella selezione dei giurati. La guida Michelin si basa sul giudizio di ispettori anonimi, ai quali è richiesta assoluta imparzialità ed è addirittura proibito avere contatti con i giornalisti. Il processo di valutazione viene ripetuto ogni anno, regione per regione.
I rating della Zagat hanno le stesse tempistiche ma, si basano su sondaggi tra 250.000 individui che valutano il cibo, l'arredamento, il servizio e i prezzi, su una scala di 30 punti. La classifica annuale di 50 Best Restaurants of the World, viene invece stilata da 837 esperti, tra ristoratori, gastronomi e giornalisti.
Nel caso della guida Michelin, i criteri di valutazione sono: qualità dei prodotti, raffinatezza delle preparazioni, precisione della cottura e dei condimenti. Inoltre vengono presi in considerazione anche la personalità della cucina, come pure la reattività dello chef e della sua squadra e il rapporto qualità-prezzo. Più si sale nella scala delle stelle, più il contenuto del piatto deve essere perfetto, equilibrato e curato.
L'ambiente, il comfort e i servizi, sono invece valutati a parte e classificati in base a forchette, (da una a cinque). Le stelle e le forchette sono indipendenti l'una dall'altra. I ristoranti a tre stelle nel mondo sono 105: il Giappone è il primo paese in classifica con 32 ristoranti. L'Italia ne vanta sette.
Come ogni investitore, anche il buongustaio deve decidere qual' è l'obiettivo del suo investimento: ottima cucina a qualunque prezzo o un buon equilibrio tra qualità e prezzo ? C'è chi ha deciso di non lasciarsi sfuggire nemmeno uno, dei ristoranti a tre stelle Michelin, intraprendendo il giro del mondo con l'unico scopo di sfidare le stelle, comodamente seduto a tavola. Andy Hayler, informatico inglese, ha iniziato l'avventura nel 2004 a sue spese, prima come hobby e poi come secondo lavoro. Ha ripetuto il giro nel 2008 e nel 2010 e ha creato un sito, www.andyhayler.com, che è diventato un punto di riferimento per gli appassionati.
Coloro che desiderano invece una vera e propria classifica, devono rivolgere la propria attenzione al 50 Best Restaurants of the World. Dopo aver conquistato il primo posto per tre anni consecutivi, il Noma di Copenhagen, si è aggiudicato nel 2013 il secondo posto, cedendo il gradino più alto del podio a El celler de Can Roca a Girona. Al terzo posto si è fatto spazio l'italiano Massimo Bottura con la sua Osteria Francescana a Modena.
A livello generale è ancora l'Europa a detenere il maggior numero di ristoranti premiati, grazie anche alla presenza di sette francesi nelle prime 20 posizioni e di cinque spagnoli.
 Questi ristoranti sono spesso rinomati, anche per la fama dei propri chef, che ne sono l'essenza. Oggi giorno però non basta più essere cuochi pluristellati, quando si può essere eletti lo chef del secolo. È questa la nomina conferita a Paul Bocuse dal prestigioso istituto gastronomico Culinary Institute of America, (CIA). Bocuse, 85enne chef francese, è considerato il padre della nouvelle couisine ed è il proprietario del ristorante a tre stelle L'Auberge di Lione.
Oltre al miglior chef del mondo, esiste anche il ristorante più bello del mondo, il Chan. Completamente nero, in alluminio: l'ambiente richiama la cucina panasiatica proposta dal locale, con un tocco di modernità. Chan è annesso all'hotel The Met, a Salonicco, in Grecia, e ha vinto due titoli assegnati come Restaurant&Bar Design Awards nel 2011.
Chi non ha già l'acquolina in bocca ?

venerdì 6 dicembre 2013

Nell'era digitale, senza impronte digitali.

Da un po' di tempo mi fa male un dito. È un sottile senso di indolenzimento dell'indice della mano destra. Ogni volta che avvito la moka ho svito un barattolo, le giunture faticano e mi sento depotenziato o, peggio, infastidito.
Non credo che sia nulla di grave. Magari capita anche a voi. La sensazione permane anche in stato di riposo. È concentrata sulla punta del polpastrello dove la pelle appare indurita e contemporaneamente più sottile. Se la sfioro con il pollice, la sento liscia e consumata come i piedini delle madonne sui portali in bronzo delle chiese, toccati da miliardi di turisti.
Sarà suggestione, sarà che non ci vedo più tanto bene da vicino, ma a volte ho l'impressione che la punta del mio indice destro, si stia consumando e la mia impronta digitale sia in procinto di scomparire. Senza impronta sarò ancora qualcuno?
Decido di andare a fondo, e ci vado davvero perché sprofondo in un mondo. Scopro che le impronte si formano nel feto al settimo mese e persistono, inalterate e inalterabili, per tutta la vita. Esiste, però, una rara condizione - l'adermatoglifia - in cui le impronte digitali, (dermatoglifi), sono assenti. Fino al 2011 i casi accertati riguardano solo quattro famiglie e uno studio recente, condotto su una famiglia svizzera, ha dimostrato che l'anomalia dipende da una mutazione del gene smartcad1. Non l'avevo mai sentito. Mi domando se è perché ne sono privo.
Leggo che già nel 500 a. C. a Babilonia e in Cina, i contratti erano siglati dalle impronte digitali, e che corinti e romani ricevettero lettere firmate dall'impronta di San Paolo. Molto più tardi, nel 1665, lo scienziato Marcello Malpighi, uno dei padri della microscopia, scrisse il fondamentale "De externo tactus organo anatomica observatio", ma fu soltanto la furia classificatoria dell'Ottocento a fare della dattiloscopica una disciplina scientifica è un metodo di indagine criminale.
Un sistema economico e sociale fondato sulla serializzazione della produzione e del consumo, non trovò altro modo di tranquillizzarsi che trasformare in serie l'intero universo, perfino il male compiuto dagli uomini. Ma l'universo è grande e originale. Per imprigionarlo bisogna categorizzare anche le tracce che lasciamo.
Nel 1903 nel carcere di Levensworth in Kansas, si presentarono due prigionieri identici. Stessa età, stessa tonalità di pelle (scura), stessa faccia, stesse misure antropometriche. Perfino il nome era quasi lo stesso: Will e William West.
La sola differenza fu che lasciavano impronte diverse. Negli stessi anni il matematico francese Victor Balthazard, dimostrò che basta comparare 17 punti per avere la quasi certezza, (una possibilità di errore su alcune decine di miliardi), di sbagliare persona. C'è voluto un secolo perché un professore giapponese, Tsutomu Matsumoto dell'Università di Yokohama, mettesse a punto un metodo per clonare le impronte utilizzando una comune resina plastica e una gelatina alimentare, dimostrando la fallibilità dei sistemi di sicurezza basati sulle impronte digitali.
Torno a osservarmi il polpastrello. Mi dico che, forse, è soltanto consunzione. L'era digitale si chiama così per lo spropositato utilizzo delle dita a cui obbliga. I tasti scompaiono, ogni nostra attività passa sulla punta dell'indice. Su e giù, come chele di insetti strani, come pinze di carne e cheratina, su schermi di silicio i nostri polpastrelli sfiorano, aprono finestre e le chiudono, digitano lettere, sfregando all'infinito, miliardi di volte al giorno.
È meglio tornare all'analogico. Intendo il dito nell'inchiostro, e lo premo su un foglio bianco. Di quella specie di codice a barre aggrovigliato e ritorto che definisce chi sono, non c'è più traccia. Nessuna spirale o ellissi. Tutto appare in nero e indifferenziato. Senza impronta sono ancora qualcuno ?
Afferro una lente d'ingrandimento. Al centro c'è una zona oscura e tondeggiante, che ha la forma familiare di una mela morsicata.

Giacomo Papi

lunedì 2 dicembre 2013

Grossi affari con le macchine da scrivere !

La ricerca di un modo per meccanizzare la comunicazione e non dover trascrivere a mano i propri pensieri, fece sì che nella seconda metà dell'ottocento la macchina da scrivere sostituì amanuensi e scrivani. La scrittura meccanica rispondeva alle esigenze di velocizzare e facilitare il sistema di comunicazione a tutti e allo stesso tempo di dare una maggior ufficialità ai documenti. Non si sa con esattezza chi sia stato effettivamente il vero inventore. Tra i molti nomi spunta quello di Giuseppe Ravizza, che nel 1846 creò un modello destinato inizialmente ad aiutare i non vedenti a scrivere.
I nostalgici del ticchettio della macchina da scrivere, oggi possono rallegrarsi per il valore delle loro collezioni. Heinrich Poth, di Amburgo, per esempio afferma: "Quando ho comprato 15 anni fa una macchina AA2, costruita nei primi anni del secolo scorso, ho pagato 550 marchi. Oggi il suo valore si aggira intorno ai € 2000".
Anche se la domanda e l'interesse sono in continua crescita, vi sono numerosi fattori che frenano l'aumento di valore di questi oggetti. Secondo Poth "Oggi vengono ereditati così tanti pezzi che su Internet vi è sicuramente un eccesso di offerta di gente interessata unicamente a guadagnarci. Chi è alla ricerca di veri gioielli a prezzi ancora accessibili, ha quindi maggiori possibilità di successo nei mercatini delle pulci che sul Web".


Per capire quale sia il valore effettivo di una macchina da scrivere è innanzitutto necessario considerare l'anno di fabbricazione. Le macchine del 19º secolo sono le più richieste. Quelle fabbricate dopo il 1920 sono via via meno interessanti. Un altro criterio di valutazione è il colore dell'oggetto. La maggior parte delle macchine da scrivere veniva prodotta nella tonalità del nero o del grigio; i colori rari come il rosso sono pertanto molto richiesti.
Un altro elemento distintivo è la celebrità dei vecchi proprietari, soprattutto se in passato queste macchine sono state strumenti per la creazione di famosi romanzi. In questi casi il loro valore potrebbe raggiungere cifre da capogiro, come è successo durante l'asta di Christie's a New York nel 2010: sotto il martello sono finite infatti una macchina manuale Hermes 3000 usata da Jack Kerouac, il padre della Beat Generation, aggiudicata per $ 22.500 e una Olympia Electric 65C utilizzata da John Updike, l'autore di "Corri, coniglio" battuta per $ 4375. Il record mondiale resta però legato all'Olivetti appartenuto alla romanziere americano Cormac MaCarthy e venduta per $ 254.500 nel 2009 durante un'asta a New York.
Con questa macchina furono scritti gran parte dei suoi libri, compresi "La strada", "Non è un paese per vecchi" e "Meridiano di sangue".
Un altro modello di grande valore e la macchina da scrivere Malling Hansen, inventata dal danese Hansen nel 1865, la quale vanta una particolare e insolita forma a palla, tale da renderla più veloce. Questa palla era stata ideata con l'obiettivo di consentire una comunicazione rapida ai sordomuti. Il filosofo Friedrich Nietzsche ne ordinò una durante il suo periodo di cecità.
Anche questo esemplare è finito sotto il martello nel 2002, ed è stato venduto per 131 mila euro, mentre generalmente il valore di questo modello è stimato intorno ai € 50.000.
Questo è superato nel prezzo solo da pochissime altre macchine da scrivere, come quelle in legno del carpentiere austriaco Peter Mitterhofer. Attualmente, tuttavia, sono introvabili e pertanto il loro valore può raggiungere numeri e cinque cifre. Più economica ma interessante è anche l'Hammonia, prodotta in Germania nel 1882. Di tale modello ne esistono solo pochi esemplari e il prezzo si aggira intorno ai € 20.000.
La macchina da scrivere sembra tornare in voga non solo tra i collezionisti; secondo Business FM, un'emittente radio russa, il servizio segreto russo ha recentemente investito 490.000 rubli, (circa € 11.000), per acquistare 20 macchine da scrivere elettroniche, complete di cartucce e nastri. Infatti una cosa è certa: anche se le vecchie macchine da scrivere sono più lente, battono i computer nella sicurezza. Le fughe di notizie via sistemi informatici sono impossibili.

In mostra

Nel museo Nicolis in provincia di Verona è possibile ripercorrere la storia della macchina da scrivere dal 1880 sino a metà del 1900, grazie a una preziosa raccolta di 80 diversi modelli. Visita: www.museonicolis.com

venerdì 22 novembre 2013

Operazione Alzheimer e la cura di Andrea Tripepi.

Il titolo è “Operazione Alzheimer” e il sottotitolo “la demenza di stato nell'epoca dei degeneratori culturali”. Già titolo e sottotitolo mi sembrano abbastanza eloquenti sugli argomenti che andrà a trattare il giovane dottorando Andrea Tripepi nella sua prima fatica letteraria e cioè dire : la manipolazione dell'informazione in senso lato ad uso e consumo di lobbys e potentati.
Non vorrei sembrare noioso e paranoico tirando ancora in ballo tesi complottistiche più o meno occulte, ma è certo che vedendo quello che sta succedendo non solo in Italia, ma in tutta Europa e nel mondo, qualche sospetto di complotto è inevitabile che possa scaturire.
I nostri padri ci hanno insegnato a fare le cose con logica, perchè tutte le cose fatte bene, rispondono ad una logica. E le cose fatte male ? Anche quelle rispondono ahimè ad una logica, alla logica delle cose sbagliate, sbagliate per noi ma non di certo per chi ha interessi particolari nella gestione di determinate situazioni, di determinati stati d'animo, nella costruzione di un'opinione e di uno stato d'animo.
Questo scrive in buona sostanza Andrea Tripepi, anche con una malcelata ingenuità, nel suo stile acerbo, fresco, estremamente giovanile, (non mancano pure le parolacce). Argomenti che per tanti di noi potrebbero sembrare ritriti e banali, meritano invece di essere continuamente trattati, smascherati e sviscerati, nella consapevolezza ormai abbastanza radicata, per lo meno tra le nuove generazioni, che tra le righe di un giornale, tra le parole di un cronista televisivo, non vi è verità, ma bensì la volontà di indirizzare, di costruire delle opinioni in una determinata maniera. In quella maniera che fa comodo al potere, al sistema, termini questi magari poco usati al giorno d'oggi, ma significativi.
Più di qualche volta, leggendo il libro, anche l'autore sembra essere vittima inconsapevole della manipolazione delle opinioni, della “degenerazione culturale” : mi riferisco ai numerosi riferimenti a Silvio Berlusconi ed alle fantomatiche leggi “ad personam”. Siamo veramente sicuri che tutta l'attività politica di Berlusconi sia stata incentrata alla costituzione di leggi “ad personam” ? Allora come si spiegherebbero le recenti condanne e il tentativo di estromissione dalla scena politica. Diciamo che Silvio Berlusconi è un' esempio emblematico sulla manipolazione dell'informazione e sulla costruzione di opinioni ad arte. E' dato oggettivo che sia stato nell'ultimo periodo, la vittima di un'operazione di calunnia mediatica incredibile. I media di tutta Europa e di parte del mondo lo hanno dipinto come maniaco sessuale, evasore fiscale, magari pure pedofilo, il tutto nell'evidente intendo di distruggerlo politicamente e anche umanamente.
Il buon Tripepi questo punto di vista non lo considera, forse perchè in Italia parlare male di Berlusconi è diventata una moda, come le infradito o gli occhiali a specchio.
Anche l'argomento xenofobia è trattato con abbondante approssimazione. E' statistica, e la statistica è una scienza, che certe categorie di immigrati siano particolarmente propense a delinquere ; qui la degenerazione culturale non c'entra. E poi parlare di xenofobia in Italia ! Siamo l'unico paese al mondo dove se uno straniero ti taglia la strada in macchina e tu gli urli “Cornuto !”, questo ti denuncia per razzismo.
Ma tornando alla demenza di stato, il buon Tripepi lungo i dodici capitoli del suo libro, ci racconta della meteofobia, degli “allarmismi pilotati dal dio denaro”, della cronaca nera a tinte fosche, di cucina creativa – economicamente parlando – di cristo e cristianità, di vaccini e medicina a pagamento assieme a medici senza frontiere – come il denaro contante.
Tutto quello che riveste la nostra sfera vitale, viene inevitabilmente riveduto e corretto ad uso e consumo, e soprattutto guadagno, di qualcuno.
Le soluzioni secondo Tripepi ? Innanzitutto non guardare i telegiornali, e usare la testa. L'alternativa, ma questa la aggiungo io, l'eremitaggio. Comincio ad esserne seriamente affascinato.

mercoledì 13 novembre 2013

Lo stato è ladro e le regioni pure ! La rossa Emilia e la legge sui mercatini.


Che abbia la disgrazia di vivere nel peggior paese d'Europa e probabilmente del mondo, è ormai risaputo. Che lo stato italiano sia ladro e mafioso, compresi ovviamente tutti i suoi servitori, ladri mafiosi e parassiti, anche questo è risaputo. Ma quando un ladro è talmente scellerato nel metter mano al portafoglio di un poveretto, significa che quel ladro è ormai ridotto alla disperazione, e prima o dopo commetterà un gesto inconsulto.
Ed è proprio questa la situazione dello stato italiano, che tramite una sua indecente protuberanza, parlo della regione Emilia Romagna, arriva persino a voler ultra-regolamentare e tassare i mercatini dell'antiquariato e dei robi vecchi.
Parlo della legge regionale dell'Emilia Romagna n. 4 del 24/05/2013 che andrà in vigore il prossimo I° gennaio 2014, e che è una vera e propria mazzata a questo settore. Ora che nei mercatini dell'antiquariato si introiti del denaro è ovviamente fuori discussione, altrimenti non si spiegherebbe il fatto che migliaia di persone ogni domenica si alzano alle 4 di mattina per andare ad esporre, come è ovviamente fuori discussione il momento di approfondimento culturale e storico che queste kermesse rappresentano ; gli oggetti antichi e vecchi sono essi stessi momento di approfondimento culturale, prima ancora che di ricordo, e nei mercatini dell'antiquariato sono numerosissimi i banchetti che espongono vecchi libri, francobolli, corrispondenza, documenti e monete antiche.
Ora questa vergognosa legge che andrà in vigore il prossimo gennaio 2014, tende a parificare “l'attività”, volutamente virgolettata, di espositore dei mercatini, a quella del commerciante ambulante vero e proprio, questo, ovvio, con tutto il gravame burocratico che ne consegue e , ovviamente, per lo stato/regione ladro, con la corresponsione di tasse e balzelli. Siamo alla frutta !
Forse che i burocrati comunisti della rossa Emilia credono che nei mercatini si facciano incassi da migliaia di Euro a settimana ? Ma hanno visto la tipologia della merce in vendita ? Voglio ricordare a lor signori, burocrati ladri, parassiti e iper-pagati dalla regione/stato, che la merce usata e vecchia, ha già per sua connotazione estinto ogni obbligo di IVA, quindi non si vede il motivo di un'ulteriore tassazione indotta.
Poi vogliamo anche dire che i mercatini delle cose vecchie, rappresentano, oggi più di ieri, un sistema di sostentamento per alcune categorie svantaggiate come disoccupati, cassaintegrati, inoccupati, invalidi ecc.
Vogliamo anche parlare dell'indotto che creano ciclicamente ad ogni manifestazione nel comune dove si svolgono essendo seguiti da migliaia di persone, collezionisti o semplici cacciatori di affari, che visitano e consumano negli esercizi.
E poi, non per ultimo, i mercatini dell'antiquariato sono liberi in tutta Europa ! Non esistono gravami, limitazioni o tasse aggiunte per chi gli fa, e chi scrive gli ha fatti sia in Italia che in Austria, in Germania, in Rep. Ceca e Slovacchia ; si paga il plateatico all'organizzatore, che spesso e volentieri è collegato ad un ente pubblico come il comune, e si vende quello che si vuole, senza problemi.
Un bel colpo nell'occhio per i dirigisti burocrati della rossa Emilia. Ed è proprio questa deriva dirigista che ha preso lo stato che mi preoccupa, e alla quale si accodano stupidamente le regioni ; questa mania paranoica di voler regolamentare e normare tutto e tutti.
Noi nel Veneto non è che facciamo una bella figura da questo punto di vista. Anche noi abbiamo adottato la famosa legge dei “6 bollini”, firmata Giancarlo Galan il “libberista”, servo sciocco del Cavalier Berlusconi, e anche allora mi ricordo, sono passati oltre 10 anni, ci fu una discreta sollevazione popolare, con tanto di comitato e di raccolta di firme consegnate a Venezia. La legge non fu abrogata ma fortunatamente fu disattesa dalla maggior parte dei comuni veneti, che ancor oggi non la applicano per via di alcuni cavilli che praticamente danno facoltà al comune, di svolgere il mercatino dell'antiquariato in maniera “sperimentale” e non ufficiale, esonerando quindi la Polizia Locale alla verifica dei 6 permessi-bollini. Un escamotage questo che consente di svolgere mercatini regolari ogni settimana seguiti da tante persone e ai quali partecipano come espositori, anche molti residenti in Emilia Romagna.
E anche questa legge regionale n. 4 del 24/05/13 conterrà dei cavilli ? Sinceramente non lo so. So solamente che è una legge sbagliata in partenza, che se correttamente applicata distruggerà un settore che è patrimonio di tutti, cioè dire la trasmissione della storia e della cultura passata. Il fatto poi che qualcuno guadagni anche qualche Euro, non lo vedo per nulla scandaloso ma sacrosanto e corretto : è giusto che il lavoro e l'impegno siano remunerati. E' scorretto e delinquenziale che lo stato/ladro voglia guadagnarci sopra.
Di fronte a questi atti di prepotenza e di ottusità istituzionale, la ribellione è sacrosanta !



Links utili, da leggere :





mercoledì 6 novembre 2013

Modi di dire 18.


Si dice . . . “ essere il cavallo di battaglia “

Quando si parla del “cavallo di battaglia” di qualcuno si intende la cosa in cui la persona indicata riesce a dare il meglio. In particolare, in campo artistico, il personaggio in cui un attore, (o un brano musicale per un cantante), esprime al massimo il suo talento. L'espressione riconduce ai condottieri di un tempo : era infatti il destriero più coraggioso, affidabile e pronto ai comandi – tra quelli che erano stati addestrati – che veniva scelto per una situazione estrema qual era trovarsi in battaglia.


Si dice . . . “ trinariciuto “

L'aggettivo e sostantivo “trinariciuto”, letteralmente in possesso di tre narici, è un termine dispregiativo attribuito a persona dai caratteri non umani e pertanto ottusa, incivile. La parola fu coniata in chiave di satira politica nel secondo dopoguerra dal giornalista e scrittore Giovannino Guareschi, (1908-1968), celebre autore del ciclo di romanzi su Don Camillo e Peppone poi ridotti in popolari film con Fernandel e Gino Cervi. Guareschi attribuiva questa terza narice con funzione di scarico, “in modo da tener sgombro il cervello dalla materia grigia”, ai militanti del partito comunista, in sostanza accusati di pensare con la testa dell'apparato.


Si dice . . . “ è una doccia scozzese “

Si definisce “doccia scozzese” una sequenza di buone e cattive notizie o di fatti spiacevoli e piacevoli che si alternano rapidamente provocando opposti stati d'animo. Il riferimento è al trattamento idroterapico già in uso presso gli antichi scoti e tuttora utilizzato come stimolante della circolazione sanguigna e dei pori. Consiste in un'alternanza di docce calde, a 38°, e fredde, a 18°, della durata di circa 2 minuti che si prendono da un tubo del diametro di 2 cm. I getti d'acqua vengono passati sul corpo dal basso verso l'alto.


Si dice . . . “ avere delle remore”

Significa avere dubbi, riserve, impacci nel fare qualcosa, sia in senso fisico che morale. Il termine remora deriva dal latino è il suo significato originario è indugio. Ma remora, già anticamente, è anche il nome di un pesce della famiglia delle Echeneidae. Lungo circa 40 cm, questo pesce ha sul dorso una sorta di potente ventosa che gli permette di attaccarsi al ventre di grandi pesci o al fondo delle imbarcazioni. Ciò allo scopo di farsi trasportare senza fatica nelle zone dove poi l'animale preda. La credenza popolare riteneva un tempo che la presenza sotto lo scafo di questi pesci, rallentasse l'andatura delle barche ed ecco il motivo del loro nome.


Si dice . . . “ fare la civetta “

Il modo di dire “fare la civetta” o “essere una civetta” si rivolge a una femmina vanitosa che ama farsi corteggiare e attrarre ammiratori. Spesso il termine si estende a ciò che attrae l'attenzione, (candidato-civetta, lista-civetta, civetta come locandina delle edicole), o, al contrario, a ciò che deve passare inosservato, (auto-civetta, nave-civetta, ecc.). Di fatto la civetta, rapace notturno della famiglia degli Strigidi, fu a lungo utilizzata nella caccia come richiamo a causa delle sue strane movenze che attraggono le prede.


Si dice . . . “ essere una palla al piede “

L'espressione vuol dire essere di ostacolo, costringere con il proprio atteggiamento a fare più fatica del necessario nell'agire. L'immagine si riferisce alla grossa sfera di metallo che veniva incatenata al piede dei prigionieri, per impedirne o renderne meno agevole la fuga. Questa coercizione, in uso nei luoghi di pena nel XVIII e XIX secolo, era di per se anche una tortura, perchè causava ferite alle caviglie, con possibili infezioni, dovute alla mancanza di cure e alle scarse condizioni igieniche.

Si dice . . . “ avere una pazienza certosina “

L'espressione vuol dire essere dotati di scrupolo, concentrazione e precisione nel portare a termine un lavoro. Il riferimento è all'ordine religioso dei certosini fondato nel 1084 da S. bruno di Colonia nella chartreuse, (in italiano certosa), nelle Alpi francesi. I certosini, nella loro regola basata sulla meditazione e lavoro, si distinsero come eccellenti copisti, falegnami ed ebanisti, lavori che richiedevano quindi tanta pazienza. Nel campo della decorazione del legno si apprezza tutt'ora la loro “tarsia alla certosina”, una lavorazione di particolare pregio.


Si dice . . . “ essere la pietra dello scandalo “

Essere la pietra dello scandalo”, dal greco “skandalon” ostacolo inciampo, vuol dire dare un cattivo esempio, esporsi a critiche per il proprio comportamento. L'espressione si riferisce a una grossa pietra che si trovava nella Roma di Giulio Cesare di fronte al Campidoglio. Dovevano sedercisi sopra i falliti o chi non avesse onorato i propri debiti. Essi dovevano gridare “cedo bona!”, (svendo i miei beni), alzandosi e sedendosi violentemente per 3 volte. Ciò estingueva le loro colpe. Ve n'era una anche a Firenze, sotto la Loggia del Mercato Nuovo. Sopra essa i mercanti falliti, nel '500, venivano sbattuti per forza a sedere nudo per 3 volte.


Si dice . . . “ perdere la tramontana “

Vuol dire perdere la pesta, andare in collera. L'immagine del modo di dire è di origine marinaresca : prima dell'invenzione della bussola i naviganti si orizzontavano con la stella polare, chiamata Tramontana come il vento che proviene da nord. Quando essa non era visibile a causa del cielo nuvoloso, l'orientamento era impossibile e smarrire la rotta era dunque molto facile. Non a caso un'espressione simile è “perdere la bussola”.

Si dice . . . “ avere fegato”

Significa essere coraggiosi nell'affrontare i pericoli. Ciò perchè il fegato un tempo, (nell'antica Grecia, ad esempio), era considerato la sede della forza, della caparbietà e dei sentimenti, in particolare della passione fisica e dell'ira. Emblematico in tal senso è il mito greco di Prometeo, titano che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini contro il volere di Zeus. Scoperto il furto, Zeus fece incatenare Prometeo a una rupe e dispose che ogni giorno un'aquila gigante giungesse a divorargli il fegato, che ogni notte ricresceva di modo che il rapace potesse divorarlo il giorno dopo.

sabato 2 novembre 2013

Si ritorna a parlare di ridurre la soglia del contante. A chi giova ?


Secondo quanto riportato dalla Reuters, il Ministro Saccomanni avrebbe espresso la volontà da parte dell'esecutivo di ridurre ulteriormente i limiti di utilizzo del contante. 
Nell'agenzia si legge: 
Il governo intende ridurre la soglia massima di pagamento in contanti, attualmente posta a 1.000 euro."Questo è un punto su cui l'Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire", ha detto il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, durante un'audizione in Parlamento sulla legge di Stabilità.
Di seguito vi propongo alcune riflessioni, in parte già ospitate su numerosi articoli presenti sul blog.
Nella vita comune, l'utilizzo del denaro contante è  una delle cose più normali che esista. La possibilità di utilizzare denaro contante per compensare transazioni commerciali, costituisce elemento di libertà di  ogni essere umano, oltre che motore di sviluppo alla crescita economica e al benessere collettivo.
Quotidianamente, avvengono milioni e milioni di transazioni che hanno come contropartita l'utilizzo del denaro contate,  senza il quale, con ogni probabilità, parte di queste non avverrebbero mai, o avverrebbero in maniera sensibilmente ridotta
L'utilizzo del denaro contante è semplice, è pratico, è efficace, è veloce e non è costoso.
Questo, unito alla possibilità di utilizzare anche altre forme di pagamento che il progresso tecnologico ha reso disponibile, contribuisce ad elevare il grado di efficienza della società e delle pratiche commerciali le quali, a seconda dei casi, richiedono strumenti di pagamento più o meno consoni a talune tipologie di spese

Ridurre o eliminare del tutto l'utilizzo del denaro contante nelle pratiche commerciali, implicherebbe che chi ha uno stipendio, ad esempio, dovrà riceverlo obbligatoriamente in banca. Così come ogni sostanza contante di cui si dispone, dovrà essere depositata in banca, e da lì spesa attraverso la moneta elettronica.

Di colpo, grazie ad un atto normativo, il cittadino verrebbe privato oltre che di questa forma di libertà (cioè quella di utilizzare il contante), anche dell'unica forma di dissenso a sua disposizione nei confronti del sistema bancario. Per contro, le banche verrebbero graziate in quello che per loro costituisce il vero e proprio incubo: la corsa agli sportelli.

A quel punto, essendo il denaro smaterializzato e sostituito con un algoritmo astratto e intangibile, ne deriva che se non esiste moneta contante da scambiare e da prelevare, viene meno anche il pericolo che la popolazione possa chiedere la restituzione di ciò che non esiste. E' evidente, e le banche festeggiano.
Nel corso dei secoli, la necessità degli stati e quindi della politica, di contare sempre più sull'appoggio del sistema bancario per il finanziamento degli abusi di spesa della macchina statale e dei privilegi di politici (spesso corrotti ed incapaci), ha favorito l'instaurarsi di  una connivenza simbiotica tra la politica e il sistema bancario. Ciò  per reciproca convenienza: quella della politica di poter contare sui favori dei banchieri; e quella di quest'ultimi, di poter godere di  un quadro normativo di  favore per incrementare i propri affari e, in caso di dissesti, contare sull'interventismo statale.


Il denaro, per il sistema bancario, è elemento sul quale fonda i propri affari: in buona sostanza è la merce da vendere.  Avere il controllo e la gestione di tutto il denaro, per la banca, è un moltiplicatore del proprio business e quindi di redditività.
In un sistema basato sulla riserva frazionaria quale è il nostro, accade che i 1000,00 euro che vengono depositati in banca,  possono  diventare (per il sistema bancario) fino a 100.000, ossia cento volte tanto. E ciò è possibile per l'effetto moltiplicativo  dei depositi. Siccome sulle somme depositate la banca è tenuta ad accantonare solo l'1% del deposito (nel nostro caso 10 euro, l'1% di 1000) per far fronte ad eventuali esigenze di cassa e richieste di rimborso delle sostanze depositate, ne consegue che le altre 990 possono essere  immesse nuovamente nel sistema, mediate la concessione di prestiti. A questo punto i 990 euro concessi in prestito, vengono nuovamente depositati sul sistema bancario e la banca, dopo aver provveduto ad accantonare un'altro 1% (9.90 euro in questa seconda fase) della somma depositata,  avrà nuovamente a disposizione 980.10 da poter  concedere di nuovo in prestito, e così via fino a che non si sarà esaurito l'effetto moltiplicatore sul deposito iniziale. Ossia fino a quando non si sarà prodotta moneta virtuale per 100.000 euro a fronte dei 1000 euro di deposito reale iniziale. In sostanza, per ogni mille euro di deposito, la banca potrà moltiplicare fino a 100.000 euro la materia oggetto dei propri affari: il denaro. 

Sulla massa di prestiti concessi, in questo caso 99.000 euro,  la banca trae un enorme profitto applicando un tasso di interesse che chi ha usufruito del prestito  dovrà rimborsare a determinate scadenze, unitamente al capitale preso in prestito. Alla luce del ragionamento appena esposto, risulta del tutto agevole comprendere l'interesse da parte del sistema bancario affinché si giunga alla completa eliminazione della denaro contante. Tanto meno sarà il contante in circolazione, tanto più elevata sarà la possibilità riservata alle banche di incrementare il proprio giro d'affari e aumentare a la redditività prodotta, che si traduce in bonus milionari pagati ai super manager.


Il sistema bancario così deterrebbe in deposito la maggior parte della ricchezza del paese. Deterrebbe in custodia i vostri investimenti in titoli, azioni, obbligazioni, i preziosi custoditi in cassette di sicurezza, e ora anche il denaro che, obbligatoriamente, deve essere depositato sul conto corrente.


Siccome le pretese impositive dello Stato 
si fondano su imponibili di cui lo Stato stesso ne dovrebbe conoscere le dimensioni e la collocazione, se ne deriva che lo Stato non potrebbe tassare ciò che non conosce, come ad esempio il denaro contante che voi custodite a casa. Almeno fino a questo momento.

Il pericolo è proprio quello di essere obbligati, tramite un provvedimento di legge, a privarsi dell'utilizzo del contante, per rendere la macchina coercitiva del fisco ancora più efficiente, funzionale, perfetta e micidiale.

Tra qualche giorno,  le banche italiane dovranno trasmettere all'anagrafe tributaria tutte le movimentazioni dei nostri conti correnti. Lo stato, con un semplice click, potrà conoscere in tempo reale ogni vostra ricchezza: sia la sua collocazione, che la sua dimensione complessiva. Ricchezza incrementata, ovviamente, dai depositi di denaro contante che, oltre a far aumentare la base imponibile da colpire con un'eventuale imposizione patrimoniale, offre allo Stato la garanzia del buon esito della sua pretesa tributaria.


Quindi, in questo caso, avrebbe a sua completa disposizione ogni forma di ricchezza, e potrebbe tassare, confiscare ed espropriare, ogni importo a suo piacimento, desiderio e necessità, sia per salvare chi tale ricchezza la detiene in deposito (le banche), sia per salvare se stesso e i privilegi del manipolo di gerarchi da un eventuale bancarotta.

Anzi, questo pericolo è quantomai reale e percepibile al punto che buona parte della nomenclatura politica del paese non nasconde affatto il desiderio di applicare un'imposta patrimoniale.
Volete un esempio su cosa potrebbe fare lo stato con il vostro patrimonio? Bene, basta prendere ad esempio Cipro. La cosa più semplice da fare è proprio quella di aggredire il deposito sui conti correnti. Sono sostanze disponibili e quindi per definizione idonee ad essere immediatamente trasferite, dal conto corrente alle casse dello stato.E poi se lo Stato è fortunato e a voi vi dice male, sul conto corrente potrebbe anche trovare un saldo particolarmente elevato derivante dal mutuo che la vostra banca
, magari, vi ha accreditato qualche giorno prima per comprare la vostra casa o finanziare la vostra attività. Quindi un "extragettito" per lo Stato, una maggiore rapina per voi, su dei patrimoni a debito che dovrete rimborsare alla banca.La cosa vi sorprende? Nel 1992, con la patrimoniale di Amato, è accaduto proprio questo. Aziende e famiglie di sono viste confiscare ricchezza su delle somme derivanti da un finanziamento concesso dalla banca e temporaneamente depositato sul conto corrente bancario. Vi sembra giusto?

Volete un'altro esempio? Eccovi serviti. Parte della politica, ad esempio, come dicevamo, non nasconde affatto l'idea che sarebbe favorevole ad un'imposta patrimoniale sui grandi patrimoni. A parte il fatto che non si forniscono chiarimenti su cosa debba intendersi per patrimonio, ossia se si dovranno considerare beni immobili, mobili, investimenti, aziende ecc., il sospetto è che, quando si accorgeranno che il gettito derivante da un'imposizione patrimoniale sarà molto ridotto, probabilmente, abbasseranno di molto il livello di patrimonio dal quale far scattare l'imposizione al fine di aumentare la base imponibile.

Paolo Cardenà

Leggi QUI l'articolo originale.

lunedì 28 ottobre 2013

Il nostro tempo è denaro degli altri.

Arrivò a Milano a metà degli anni 80. Si era appena laureato in matematica, veniva da Reggio Calabria e doveva fare un colloquio di lavoro. Nello spot dell'amaro Ramazzotti, una radiosveglia trillava entusiasmando l'intero universo: un'altra "giornata che non è mai finita” iniziava nella Milano da bere.
"Forse era destino", mi dice oggi Francesco Triglia, "ma la prima cosa che notai furono gli orologi pubblici. Erano tanti, verdi, rotondi. In corso Buenos Aires ne contai tre in pochi metri e mi bloccai per controllare se scattavano in sincrono. Ero stupefatto. Non sapevo che sarebbero stati la mia vita".
Venticinque anni dopo, il dottor Triglia, è direttore generale di Ora Elettrica, la compagnia che per oltre 80 anni, dal 1929 al 2011, si è occupata di fare funzionare gli orologi pubblici della prima città italiana, ad istituire una rete elettrica oraria, la più antica ed estesa d'Europa. Da due anni, però, la gestione è passata di mano. Passeggiando racconta dell'orologio atomico di Mainfilingen in Germania, e di quello del Galileo Ferraris di Torino; spiega che la pausa lunga nel "segnale orario RAI", annuncia lo scoccare del minuto; parla di satelliti, computer e di orologi "master & servants".
Rievoca l'epoca d'oro dell'orologeria industriale: "La precisione era fondamentale, i badge non esistevano e bisognava timbrare il cartellino. Una rete di cavi collegava tutti gli apparecchi della città e squadre di addetti erano al lavoro ogni giorno per monitorare, riparare, sostituire". Poi si arresta: "Ecco, guardi, lo sapevo: quello lì è avanti due minuti… Quello invece è indietro… Ma lo sa che ne ho visti alcuni che sono ancora fermi all'ora legale ?"
 
Forse gli orologi pubblici non servono più. Sopravvivono come arredi retrò. L'ora esatta non bisogna cercarla, ci cerca lei. E sui telefonini, alla radio, in TV, su ogni pagina aperta di Internet, sul cruscotto delle auto e sui display delle moto. Gli orologi da polso si sono trasformati in gioielli. Accade al tempo quello che capita alla vita: un'erosione progressiva della distinzione tra sfera pubblica e privata. Ogni gesto lascia una traccia e, quindi, diventa pubblico.
È un'estinzione lenta, progressiva, ma è da molto che galli, campane, muezzin, sirene delle fabbriche, hanno smesso di farsi sentire e scandire l'esistenza. Al loro posto è rimasta un'estenuante giornata che non finisce mai - come nello spot dell'amaro Ramazzotti - e rimane a disposizione di chi riesca a catturare la nostra attenzione.
Il primo orologio pubblico di Milano, entrò in funzione il 1 gennaio 1875. Doveva misurare il tempo comune. "Per decenni il nostro referente", spiega Triglia, "è stato il Demanio e Patrimonio, l'Assessorato alla casa. Adesso gli orologi sono passati all'arredo urbano, quello che si occupa di pubblicità". Passeggiamo per corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dal Duomo. Fa freddo. La gente cammina veloce. In pochi metri ci sono tre orologi. "Li vede?", indica Triglia, "due sono in acciaio, ma uno è grigio. Sono tutti diversi, ormai. Ma non è questo. È che noi eravamo orologiai prima di tutto. Stavamo attenti a non raccogliere troppa pubblicità di agenzie di pompe funebri e sexy shop, e c'era una legge non scritta: nel corso la pubblicità non doveva esserci".
Ora è sotto ogni orologio. Tempo e commercio coincidono. Non è soltanto lo spazio pubblico, e anche il tempo pubblico a essere diventato compiutamente pubblicitario. Il nostro tempo è denaro degli altri.

Giacomo Papi