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sabato 14 gennaio 2017

Scripofilia, collezionismo e sicuro investimento.

Mi riferisco ai titoli storici, a certificati azionari o obbligazioni fuoricorso e privi di valore borsistico. Il termine con il quale questa forma di collezionismo è noto è scripofilia, termine mutato dall'inglese scripophily. A battezzarlo fu un concorso realizzato nel 1977 dal quotidiano The Times e si tratta di una parola composta da scrip, termine che nel mondo anglosassone indica il "certificato provvisorio di titoli", e dal noto suffisso greco philos che indica l'amare qualcosa.
E devo dire che nel mio caso è stato proprio l'amore il motore della passione, una passione nata in famiglia grazie a mio padre Roberto e che ora condivido con Monica, mia compagna nella vita e nel lavoro, e con un gruppo di consulenti esperti. Lo scrivo perché credo che questa forma di collezionismo sia peculiare rispetto ad altre, poiché unisce l'interesse per la storia, l'arte e la finanza e sia perciò particolarmente affascinante e spero quindi che in molti possono innamorarsene. Ma anche per chi si limita alle sole cifre, non posso che rilevare che la scripofilia oggi è un buon affare. Ed ecco alcuni numeri che lo dimostrano.

Un mercato in espansione
Il mercato mondiale della scripofilia è passato da poco più di 10 milioni di euro nel 2006 a oltre 30 milioni nel 2014; quanti altri mercati hanno triplicato il proprio fatturato negli anni della grande crisi economica e della recessione?
Ed ecco qualche esempio di certificati che in anni di crisi, hanno saputo aumentare di diverse volte il proprio valore.
Un titolo storico della Fiat del 1956, veniva battuto nel 2002 a circa 400 euro, 10 anni dopo aveva raggiunto i 2600 euro.
Ancora più impressionante il dato dei bond Lung-Tsing-U-Hai della Repubblica cinese nel 1913 denominati "Superpetchilly" schizzati tra il 2012 e il 2014 da 500 a 2000 euro.
Si tratta di un mercato prevalentemente anglosassone, ma al quale si sono aggiunti europei, in particolare tedeschi e investitori dei cosiddetti paesi emergenti. Diversi titoli italiani sono perciò, in particolare per l'aspetto estetico di prim'ordine rispetto a quelli di altre nazioni, promettenti di crescita di valore nei prossimi anni. In Italia la scripofilia è infatti ancora poco conosciuta, pur essendo praticata da diversi decenni da alcuni collezionisti, anche a livello mondiale ha visto crescere l'interesse degli investitori a partire dagli anni 90.
Probabilmente una conseguenza di una presa di coscienza che la dematerializzazione dei titoli finanziari, la loro trattazione solo nelle borse telematiche, ha reso i certificati azionari documenti storici di un'epoca ormai passata.

Le regole dello scripofilo
Come avete potuto notare alcuni titoli storici hanno avuto negli anni notevoli incrementi di valore, difficilmente paragonabili a quelli di altri settori del collezionismo, dalla numismatica alla filatelia, ma in certi casi anche dell'arte.
Ma quali titoli scegliere? Quali certificati acquistare? Quali sono gli accorgimenti? Voglio ora indicarvi quelle che ritengo le regole per valutare il valore di un titolo.
1 - Lo stato di conservazione: occorre valutare lo stato generale del documento, cercando di evitare titoli non completamente integri, con buchi o strappi, a meno che siano presenti per la natura del tipo di titolo, come nel caso delle fedi di credito. Tecnicamente in base alla conservazione, i titoli fuoricorso vengono come segue:
Specimen: certificati non emessi o con caratteristiche di qualità come se fosse appena uscito dalla tipografia.
Uncirculated: certificato che sembra nuovo e non presenta segni o evidenti piegature né macchie.
Extremely fine: leggere tracce del tempo.
Very fine: minori segni di invecchiamento.
Fine: chiari segni di invecchiamento.
Fair: forti segni di uso e invecchiamento.
Poor: alcuni danni con evidenti segni di invecchiamento e macchie.
2 - L'anno di emissione: acquistare certificati con date di emissioni non recenti, preferibilmente precedenti agli anni 50. Particolare valore per esempio hanno le obbligazioni degli Stati italiani preunitari.
3 - La valenza artistica: preferire i documenti con immagini grafiche o decori di pregio. Alcuni certificati sono persino stati realizzati da celebri artisti come quelli dalla Paris France S.A., catena francese della grande distribuzione di inizio novecento. Fu il celebre artista di origini ceche emblema dell'art nouveau, Alfons Mucha, a realizzarli. Oppure vi sono quelli della Roulette di Montecarlo emessi nel 1924 con il volto di Marcel Duchamp immortalato da Man Ray.
4 - Significato storico: i certificati sono legati ad aziende che magari grazie a quell'emissione, si sono formate per prodotti particolarmente innovativi, hanno cambiato la storia della tecnologia o della società o del costume. Oppure sono emissioni legate a movimenti storici, come per quanto riguarda l'Imprestito nazionale che vedeva Giuseppe Mazzini tra i promotori.
5 - La rarità: informarsi sul numero di pezzi emessi e preferire quelli più rari. Va inoltre tenuto conto che la dematerializzazione dei titoli finanziari di fine millennio, ha portato molti istituti e altri soggetti che avevano titoli cartacei fuoricorso a eliminarli, ritenendo non avessero valore e ciò in alcuni casi ne ha accresciuto il valore collezionistico. Perciò la quantità di certificati emessi da un lato e il numero di emissioni, più è basso meglio è, possono aumentare il valore del titolo storico.
6 - Le firme di personaggi famosi: occorre prestare attenzione alle firme, per i titoli più antichi sono poste direttamente e non sono stampate, e in alcuni casi sono di celebri personaggi storici; basti pensare che un certificato della Standard Oil Co. del 1870 firmato da John D. Rockfeller, fu battuto all'asta nel 2001 a 120.000 dollari.
7 - Intestatario: va verificato se il certificato è intestato a persona o società famosa.
8 - Taglio di emissione: l'importo del valore nominale del titolo può essere, ma non sempre, un elemento di maggior interesse: più è alto, più è desiderabile.
9 - Stampatore: in certi casi i titoli sono stati stampati da celebri litografie.
10 - Carta: il tipo di carta utilizzata, di maggior o minore qualità, o con particolari sistemi di anticontraffazione come la filigrana, è un ultimo elemento da valutare.
Sono dunque molteplici gli elementi che comportano la formazione di una stima di valore di un titolo fuoricorso.

Perché puntare sui titoli italiani
Come accennato precedentemente, oggi i titoli storici italiani possono rivelarsi un investimento particolarmente interessante, poiché si tratta di certificati con maggiori potenzialità di crescita di mercato. Di seguito alcuni dei motivi che li rendono interessanti rispetto alle regole sopracitate:
1 - Antichità. La storia italiana della finanza e i relativi documenti, hanno una storicità maggiore rispetto a quella di altri Stati internazionali, (gli stati pre-unitari sono quelli che hanno visto nascere i primi documenti, che oggi vengono visti come gli antenati delle moderne azioni e obbligazioni).
2 - Arte. In Italia, come nel mercato delle banconote, abbiamo avuto grandi artisti che hanno saputo enfatizzare la parte grafica dei documenti.
3 - Fiscalità. I titoli storici sono identificati come beni non soggetti a prelievi forzosi, cioè a particolari forme di tassazione sul patrimonio.
4 - Originalità. Rispetto ad altre forme di collezionismo ormai inflazionato, soprattutto in Italia, la scripofilia a maggiori margini di crescita.
5 - Rarità. I documenti esteri che attualmente hanno maggior mercato, hanno in realtà più basse emissioni, (maggior numero di copie), e perciò potenzialmente i titoli italiani potranno essere più ricercati.
Infine al di là del valore speculativo esiste il valore emotivo dato dal collezionista che è disposto, al di là delle quotazioni, ad arrivare a pagare un determinato documento per valori affettivi di collezione, cifre superiori a quelle di mercato.

Un museo virtuale
Ma come iniziare ad avvicinarsi al mondo della scripofilia, dove potete consultare e scoprire questi documenti del passato?
La passione per i titoli fuoricorso mi ha portato, dall'inizio del nuovo millennio, a creare attorno al sito scripofilia.it una piccola galassia di siti satellite, che puntano a divulgare la cultura su questa peculiare forma di collezionismo e investimento.
Il punto di riferimento è scripofilia.it: un portale che racchiude centinaia di schede catalogate dei titoli storici da collezione, in continuo aggiornamento, dove è possibile sia consultarle che deciderne l'acquisto. Accanto a questo progetto web sono anche stati realizzati:
scripobond.com, sito specializzato per i titoli speculativi internazionali di alto valore;
scripopass.com, che fornisce invece un servizio di certificazione riconosciuto a livello internazionale per i titoli storici;
scripomuseum.com, che si pone l'obiettivo per gli appassionati di poter effettuare virtualmente un viaggio temporale, della storia della finanza attraverso gli antichi documenti;
scripopages.com, un motore di ricerca specializzato che permette di ricercare le aziende collegate al mondo del collezionismo e della finanza;
scripomarket.com, un portale, unico nel suo genere, che consente di restare informati sul tema del collezionismo come forma d'investimento.
Prossimamente potrete continuare a leggere di scripofilia su queste pagine, vi sveleremo i segreti dei titoli del passato, compiremo un viaggio indietro nel tempo che può trasformarsi in un investimento per il futuro. In quel bene mobile privo di tassazione, che in questi anni ha visto un mercato in continua crescita. E che unisce valore economico a valore storico e artistico.

Alberto Puppo


Links utili:













giovedì 25 agosto 2016

Investire sui Pokemon? Non è una fesseria!

Pokemon Go, moda del momento o reale opportunità d’investimento? Se lo chiede Mark Hawtin, Investment director di GAM, visto che i download dell’app che permette di andare a caccia dei famosi Pokemon hanno superato i 15 milioni nella prima settimana in cui è stato immesso sul mercato, facendone il gioco a diffusione più rapida della storia. Le azioni di Nintendo sono balzate del 75% con gli investitori anch’essi in uno stato di euforia. I titoli sono anche stati al centro di forti posizioni ribassiste, dovute alla ben nota abitudine degli investitori retail giapponesi, soggetti a innamorarsi delle mode passeggere.
Quindi, qual è la verità? Pokémon Go è stato messo a punto da Niantic, società di sviluppo di giochi nata da Google lo scorso anno. A questo punto, non è dato sapere quali siano i termini dello spin-out e non si sa quale sia la partecipazione di Google, di Nintendo o di Pokémon in Niantic. E, infine, non si sa nemmeno se vi sia una licenza d’uso Google associata all’utilizzo della tecnologia di localizzazione.
Secondo Hawtin, ci sono però alcuni indizi che possono aiutare a capire se siamo di fronte ad un fenomeno reale o di mera euforia passeggera. “A partire da quando Niantic è uscita dal colosso di Mountain View, Google, Nintendo e Pokémon hanno contribuito a un round di finanziamento per 20 milioni di dollari, con l’opzione di investirne altri 10. A febbraio di quest’anno, c’è stato un piccolo round A per investitori esterni di 5 milioni, che, secondo indiscrezioni, era basato su una valutazione di 150 milioni di dollari. Ciò suggerisce che, alla data del round di finanziamento da 20 milioni di dollari, questo non abbia consentito l’acquisto di più del 20% della società. Sappiamo che Nintendo detiene il 32% di Pokémon Go, eppure è riuscita ad aumentare la capitalizzazione di mercato di 15 miliardi sulla base di una valutazione della società di sviluppo di appena cinque mesi fa pari a 150 milioni di dollari”.
I numeri dicono che i ricavi nei primi otto giorni dal lancio sono stati pari a 17,9 milioni di dollari; un valore ancora lontano dai 300 milioni di dollari di entrate mensili stimate da JP Morgan. Assumendo che questa stima sia corretta, deducendo il 30% di commissioni dovute ad Apple e Google al momento dell’acquisto nello store delle applicazioni, rimangono 210 milioni di dollari. Se questa cifra fosse distribuita in maniera equa tra i maggiori azionisti, Pokémon e Niantic, ciò equivarrebbe a 105 milioni di dollari di ricavi mensili ciascuno (un valore di certo molto generoso nei confronti di Pokémon che potrebbe normalmente ricevere tra il 15% e il 20% in ricavi da royalties). La partecipazione di Nintendo in Pokémon gli porta dunque un beneficio di 33,6 milioni di dollari e, in considerazione del fatto che con molta probabilità i margini sono molto elevati, attorno al 90%, ciò farebbe confluire nel capitale azionario 30 milioni di dollari mensili, cioè 360 milioni annui”, continua l’esperto di Gam.
Un contributo annualizzato di 360 milioni a livello di equity, apporterebbero appena un 5% dei ricavi per l’anno fiscale con scadenza marzo 2018, ma un aumento di ben il 40% dell’utile operativo. Abbiamo visto stime di aumento dal 20% in su. Le azioni, al momento, sono cresciute del 75% o, vedendola altrimenti, hanno apportato 15 miliardi di capitalizzazione di mercato in più. Non è un segreto che i giochi siano guidati dalle mode. Candy Crush ha raggiunto i 139 milioni di dollari di ricavi mensili nel suo piccolo; al momento genera però appena 32 milioni di ricavi al mese. Questo è il motivo per cui abbiamo sempre evitato i titoli degli sviluppatori di giochi. Tuttavia, questa view ha cominciato a cambiare quando società come la EA sono diventate molto più disciplinate nel loro portafoglio, usando approfondite analisi per decidere dove e quando investire nei giochi. 
L’avvento degli acquisti nei giochi ha inoltre offerto l’opportunità di aumentare i prezzi medi di vendita producendo di fatto una combinazione a cui guardiamo con favore. Dunque, euforia o realtà? A questo punto è difficile a dirsi. Tuttavia crediamo che l’entusiasmo sia molto più significativo per il segmento della “realtà aumentata” e della pubblicità basata sulla localizzazione, piuttosto che per Pokémon Go. Il futuro del gioco in sé appare destinato a seguire il tradizionale percorso di un entusiasmo iniziale seguito poi da un raffreddamento nel lungo periodo”, conclude Hawtin.
Che la realtà aumentata possa essere una futura occasione d’investimento lo pensano anche gli esperti di Credit Suisse, secondo i quali il mercato della realtà virtuale/realtà aumentata (VR/AR) sarà il nuovo driver di crescita strutturale per le aziende del settore IT. “Riteniamo che potrebbe evolversi in un mercato complessivamente di dimensioni superiori all’attuale mercato degli smartphone (400 miliardi di dollari Usa) nell’arco di dieci anni”.
In ogni caso il settore IT presenta altri driver strutturali, tutti interconnessi, come i big data, il cloud computing, l’internet delle cose e la robotica. Per questo secondo gli esperti rossocrociati gli investitori dovrebbero puntare “sulle aziende IT ben posizionate per beneficiare di tali trend”, la cui valutazione non rifletta ancora adeguatamente queste opportunità a più lungo termine e i cui cicli di prodotto possono essere prossimi a un punto di svolta positivo. Quali sono i titoli migliori su cui puntare? Secondo gli analisti di Credit Suisse si tratta di Ams, Apple, Facebook, Logitech, Salesforce.com e Sap.

Daniel Settembre


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domenica 22 febbraio 2015

Pins e spille : investimento da appuntare.

Quando John Adamek, Rainer Homan e Uwe Schomann si incontrano nelle loro case ad Amburgo, danno il via alle loro sessioni di consultazione e scambio, dispiegando con fare liturgico le stuoie di velluto rosso che proteggono le spille tra le loro morbide pieghe. I tre collezionisti hanno raccolto finora 22.000 esemplari. Questi sono riposti in maniera ordinata in speciali contenitori che, per quanto pieni, non precludono mai la possibilità di accogliere nuovi pezzi. Una volta aperti i raccoglitori si immergono in una vera e propria venerazione.
John confessa: "Le spille hanno sempre fatto parte della mia vita. Sono cresciuto con loro. A casa ne ho di provenienti da tutto il mondo, ma le mie preferite sono quelle legate al calcio, per via del mio lavoro di arbitro. Quindi prevalentemente distintivi di club". Nella sua collezione annovera per esempio un'antica spilla dell' FC Viktoria datata 1895, il cui valore attuale si aggira intorno ai 200 euro.
Da soli e in compagnia, i tre amici passeggiano spesso nei mercatini di Amburgo, a caccia di nuovi esemplari e come tutti i collezionisti sono sempre alla ricerca di pezzi rari. In genere sono due i fattori che fanno nascere l'interesse nei confronti di una spilla : i materiali e la storia. Alcune spille infatti, possono essere considerate vere e proprie opere d'arte con i loro metalli, le pietre e gli smalti. Altre invece colpiscono il cuore del collezionista, provocando inevitabili palpitazioni, con gli aneddoti che le coinvolgono.
Il valore di una spilla è calcolato specialmente in base alla cura delle parti smaltate e all'anno di fabbricazione. Secondo molti collezionisti l'elemento più affascinante è la ricercatezza nei dettagli. Purtroppo, però, oggi la maggior parte viene prodotta a basso costo nei paesi asiatici, con un inevitabile perdita di qualità e quindi, di appeal per i collezionisti presenti e futuri.
Molto ricercate sono soprattutto le spille prodotte dai partiti politici in passato. Più di 150 anni fa Abraham Lincoln le introdusse come mezzo pubblicitario, utilizzandole per la prima volta come metodo di comunicazione per la sua campagna presidenziale del 1860. Da quel momento la spilla diventa veicolo di propaganda politica è uno strumento per rafforzare il senso di appartenenza al partito. Una tradizione che si è conservata fino ad oggi : Barack Obama con il suo "Yes we can" appuntato sul petto, nel 2008 è diventato il 44º presidente degli Stati Uniti.
Le spille si sono ritagliate il loro spazio anche all'interno dei canali di comunicazione e promozione delle grandi aziende. Se si indossa la spilla di un marchio o di un prodotto, significa che se ne condividono i valori o che si vuole esprimere apprezzamento nei suoi confronti. Indossare il simbolo di una Ferrari può essere il vanto di un proprietario o lo sfizio di un appassionato.
Il mondo del collezionismo ha le sue regole e tradizioni, perlopiù stabilite dagli appassionati stessi. Fanno eccezione le spille Disney. Il colosso americano, sebbene abbia sempre venduto spille promozionali, dal 1999 ha deciso di gestire in prima persona le regole per lo scambio : nel "pins trading", (commercio di spille), sono accettate solo quelle di metallo, non è possibile scambiarle con denaro o con altri regali, ed è vietato toccare quelle di un altro collezionista.
La gestione diretta del trading presso i parchi tematici Disney, ha contribuito alla diffusione del fenomeno, con la fidelizzazione di un gran numero di collezionisti, bambini ed adulti, e la possibilità di organizzare eventi speciali e controllarne il mercato.
Una semplice spilla, però, può avere significati anche molto più profondi. Per esempio, l'Associazione spille d'oro Olivetti, riunisce veterani della storica azienda piemontese e tutti coloro che ne condividono i valori aziendali. La Olivetti è stata tra le prime società in Italia a voler premiare con la "spilla d'oro" istituita dal fondatore Camillo Olivetti, la fedeltà al lavoro all'azienda dei propri dipendenti e manager. Nel 1933 Camillo Olivetti insigni con una spilla d'oro i dipendenti presenti in società sin dalla sua fondazione. La tradizione continuò con la loro assegnazione a tutti i lavoratori con 25 anni di anzianità.
L'associazione, fondata nel 1946, continuò a operare sul territorio, curando la memoria storica dell'azienda italiana. Ogni lavoratore custodisce la propria spilla d'oro con la cura di un vero e proprio collezionista.



mercoledì 14 gennaio 2015

Accendiamo l'investimento ? Accendini da collezione e investimento.

Già 30mila anni fa gli uomini avevano imparato a utilizzare il silicio e la
pietra focaia, gli elementi base per il funzionamento di un accendino. Da allora di passi in avanti se ne sono fatti e dalle scintille provocate dalla pietra e silicio, si è arrivati alla combustione di gas conservato ad alta pressione, per avere la piccola fiamma tipica dei moderni accendini.
L'antenato del moderno accendino fu prodotto nel 1832 dal chimico tedesco Johann Wolfgang Dobereiner, che sviluppò un prototipo che utilizzava come combustibile l'idrogeno prodotto all'interno della lampada, grazie a una reazione chimica. Sebbene il suo modello abbia subito ricevuto un certo successo di pubblico, purtroppo aveva la pericolosa tendenza a esplodere : al prodotto di Dobereiner fu dato infatti l'appellativo di "invenzione infernale" e la sua produzione terminò agli inizi del 20º secolo.
Alfred Dunhill fu il primo a comprendere le potenzialità di mercato dell'accendino portatile. Il produttore di sigarette britannico iniziò la sua carriera vendendo vari prodotti artigianali, personalizzabili e sempre coperti da brevetti, in piccole botteghe nel centro di Londra. Gran conoscitore delle necessità della propria clientela, all'inizio del 20º secolo acquistò i diritti per la produzione degli accendini di sigarette e lanciò sul mercato il primo modello al mondo utilizzabile con una sola mano. Disponibile in oro e argento, il modello "Unique" del 1924, divenne il suo primo e immediato successo. Oggi è possibile trovare esemplari storici a partire da circa 300 euro.
Altri marchi cominciarono a estendere la propria offerta, producendo modelli di lusso per donne e uomini di alta classe. Ad esempio, Cartier produsse accendini come se fossero dei veri e propri gioielli. Lanciò sul mercato un modello in oro 18 carati e gemme preziose, le cui possibilità di personalizzazione si estesero con l'introduzione di nuovi materiali, come l'argento, i diamanti e addirittura inserti in porcellana cinese.
Tra gli accendini con le quotazioni più alte del mercato dell'antiquariato, oggi troviamo quelli marchiati ST Dupont. La storia del marchio francese, inizia con un viaggio a New York nel 1929 di Lussien Dupont, il suo fondatore. Nella città statunitense in piena Grande Depressione, il commerciante di pelli francese toccò con mano quali fossero gli effetti del crack della borsa e della successiva recessione sui nuovi ricchi americani, ridotti quasi tutti istantaneamente in povertà. Pertanto il signor Dupont decise che la media e alta borghesia, fosse un segmento troppo esposto ai repentini cambiamenti economici. Definì quindi che i clienti di riferimento per i suoi prodotti di lusso, dovessero essere aristocratici, artisti e multimiliardari.
Con l'obiettivo di catturare l'interesse di queste classi più stabili e meno fragili verso situazioni congiunturali, analizzò quali fossero i gusti dei suoi futuri clienti e notò che la maggior parte di loro, soprattutto i fumatori di sigari molto costosi, non utilizzava come combustibile la benzina, bensì il gas, notevolmente meno odoroso. Grazie a questa scoperta, riuscì a imporre il successo dei prodotti ST Dupont e a stabilire in maniera definitiva, la supremazia commerciale del gas come combustibile per accendini.
Gli Stati Uniti però non offrivano solo enormi opportunità per i prodotti di lusso ; la crescente domanda da parte della classe media, fece sì che fossero introdotti dei modelli per rispondere alle nuove esigenze e a buon prezzo. Gli Zippo, tra gli accendini più iconici al mondo, nacquero proprio per rispondere a questa esigenza. Il loro ideatore, George Blaisdell, iniziò la sua carriera importando modelli europei, più precisamente dall'Austria.
L'imprenditore americano comprese che le esigenze dei suoi concittadini, erano sostanzialmente diverse da quelle dei clienti europei e per cogliere le opportunità che il mercato li stava offrendo, decise di cambiare il suo modello di business e di avviare una sua produzione di accendini americani.
L'idea dietro lo Zippo era quello di raggiungere il più vasto numero di clienti possibili e costare all'incirca due dollari. Per assicurare il pubblico sulla qualità dei suoi prodotti, nonostante il prezzo basso, decise di offrire una garanzia a vita sui suoi modelli.
Sebbene considerato come un prodotto per tutte le tasche, negli oltre 80 anni di storia del marchio americano, furono prodotte anche varianti in oro e argento. Ad oggi, tra i collezionisti, gli Zippo possono essere considerati una sorta di valuta internazionale. I numerosi modelli a produzione limitata, la loro storia e il loro successo commerciale, li rendono gli accendini più diffusi tra i collezionisti di tutto il mondo. Ad esempio, un esemplare degli anni 40' può essere acquistato a circa 40 euro.
Le storie sugli imprenditori, i loro successi, ma anche i loro fallimenti commerciali, sono un valore aggiunto per gli appassionati. Gli incrementi di valore per gli accendini storici possono essere notevoli, con quotazioni che raggiungono anche livelli molto elevati, soprattutto per gli oggetti prodotti in serie limitata.
Ad esempio, lo ST Dupont Prestige Pink, tuttora presente in commercio, raggiunge prezzi superiori ai 25mila euro. Presso la famosa casa d'aste Christie's, le quotazioni per un accendino Dunhill, risalente alla metà del secolo scorso, hanno raggiunto i 2.300 euro. Chi brucia di passione per gli accendini, ma non a queste disponibilità economiche, non si deve spaventare : ci sono possibilità per tutte le tasche.

Curiosità
La Zippo divenne popolare soprattutto durante la seconda guerra mondiale, quando fermò la fabbricazione degli accendini per i normali consumatori e dedicò tutta la sua produzione all'esercito americano.

Un po' di colore
visto che le quotazioni degli accendini storici possono bruciare i risparmi, per iniziare una collezione può essere necessario avere a disposizione risorse economiche non indifferenti. Per gli appassionati con meno pretese, le marche di accendini Clipper e Bic, propongono versioni colorate ed edizioni limitate dei loro prodotti. Con soli pochi euro è quindi possibile iniziare una collezione giovanile e dinamica, anche con prodotti vintage.


sabato 22 novembre 2014

Investimento in buca ! Collezionismo e gioco del golf.

Il golf offre tante emozioni non solo agli sportivi, ma anche ai collezionisti. Alla base per gli uni e per gli altri, vi è sempre però la pallina. Mentre per i primi è necessaria per giocare, per i secondi è la pietra miliare del collezionismo. La bisnonna di tutte le palline, e pezzo super ricercato, è un involucro di pelle rigida riempito di materiali di scarto, (il più delle volte piume di pollo), utilizzato a cavallo del 15º e del 16º secolo. Per averla i collezionisti sono disposti a sborsare anche 15.000 euro.
La prima testimonianza scritta dell'esistenza del golf risale al 1545, anno in cui l'olandese Pieter van Afferden ne diede nota all'interno dei suoi scritti, dove descriveva l'essenza del gioco, ovvero buttare una palla all'interno di una buca. Gli scozzesi, i quali si fregiano e rivendicano la paternità di questo sport, nonché di averli conferito regole e norme, fondano invece le loro certezze su alcune immagini del 18º secolo, in cui vengono ritratte alcune persone intente a giocarvi.
Il primo Golf Club scozzese però risale già al 1600, quando questo sport cominciò a prendere sempre più piede. Tuttavia, all'epoca, per quanto fosse famoso, le regole non erano ancora ben conosciute e consolidate tra gli appassionati e questo portava ogni comunità ad adattarle di volta in volta a seconda dei propri gusti, avvantaggiandosi del fatto che non vi fosse nulla di scritto.
Col tempo, una volta che i golfisti iniziarono a confrontarsi con altri giocatori provenienti da altre regioni, si rese necessaria la redazione di norme condivise : l'Edimburgh Golfers fu il primo regolamento osservato da più comunità. Questo Statuto Albertino del golf, obbligava i giocatori professionisti all'osservanza di 13 semplici regole, così da garantire la lealtà durante la partita.
Il primo golf club di origine non scozzese, nacque invece a Londra nel
1776 : gli inglesi, senza perdere tempo, lo esportarono anche nelle regioni cui erano ancora legati dalle loro ambizioni imperialiste; così nel 1820 sorse il primo campo da golf extra europeo a Bangalore, in India.
Di lì in poi questo sport divenne sempre più conosciuto è praticato, portando alla costituzione di golf club in Irlanda e Francia nel 1856, in Australia nel 1870, in Canada nel 1873 e in sud Africa nel 1885. Tre anni più tardi, il 22 febbraio 1888, data del compleanno di George Washington, il golf si stabilì anche negli Stati Uniti. In Italia invece si è iniziato a praticare solo nel 1900.
Col tempo e con l'avanzare delle conoscenze tecnologiche, anche gli strumenti con cui giocare migliorarono; le prime mazze erano rigorosamente fatte a mano, con legno di noce o di frassino e con un club head - gergo tecnico che indica la parte che colpisce la pallina - di melo o pero. I giocatori più facoltosi facevano produrre su commissione, delle mazze da golf ricavate da un unico pezzo di legno di noce, tipologia di legname molto costosa.
Il britannico William Maine è considerato il pioniere nella costruzione delle mazze da golf, tanto che Re Giacomo I d'Inghilterra nel 1603, lo nominò unico e solo produttore per la casa reale. Non era certo un lavoro semplice, difatti sono molteplici i fattori da tenere in considerazione. Di primaria importanza è innanzitutto il terreno sul quale questa mazza andrà a colpire la pallina.
Altre limitazioni alla produzione, sono dettate dalle regole che disciplinano il gioco. Inoltre per esempio, le palle da golf costituite da piume, molto in voga verso la metà del 19º secolo, si sarebbero danneggiate facilmente al primo impatto con una mazza di ferro; questo impose la costruzione di mazze di materiali differenti, a seconda della consistenza della pallina che sarebbero andate a impattare.
Le mazze da golf di metallo come le conosciamo oggi, hanno visto la luce solo intorno al 1870, quando i progressi tecnologici in campo metallurgico, permisero ai produttori di fornire agli appassionati strumenti di divertimento decisamente più resistenti e duraturi, con dei prezzi che ne permettessero l'acquisto non solo ai ceti nobili o benestanti, ma bensì a tutti gli appassionati.
Quando nei primi anni del 20º secolo le mazze da golf in metallo divennero sempre di più largo consumo, la produzione di quelle di legno venne lasciata ai piccoli artigiani locali.
Entrare a contatto con il mondo del golf, vuol dire anche interessarsi alla sua storia; il golf, infatti, mette a disposizione degli appassionati un quantitativo di cimeli straordinario, tra cui mazze fatte a mano, vecchie tavole recanti scritte le regole di gioco del tempo, palline colorate, coppe, giornaletti dei club e, infine, anche le tessere che i grandi campioni utilizzavano per entrare a fare pratica all'interno dei club.
Per gli appassionati di questa branca del collezionismo, non c'è limite agli oggetti che è possibile raccogliere. Il risultato di questo ampio mercato, sono i prezzi elevati che possono raggiungere molti di questi oggetti. Per esempio, una mazza da golf d'epoca, può arrivare a costare anche 150.000 euro. Parlando di particolarità, però, niente è più raro e difficile da ottenere di quelle strane scarpe che venivano fatte indossare ai cavalli, quando accompagnavano i giocatori sul green, così che gli zoccoli non rovinassero il terreno provocando inopportune gibbosità.

Il Caddy

l'evoluzione tecnologica ha portato ad avere una mazza da golf
per ogni tipo di terreno e necessità; dall'unica che si utilizzava gli inizi, oggi se ne usano fino a 14. Pertanto è diventata necessaria la figura del caddy per trasportarle.

Il golf in Italia
per quanto il golf in Italia non sia mai stato uno sport nazionale, negli ultimi anni ha beneficiato di un'impennata a livello di notorietà. Portabandiera di questa crescente passione, sono stati i fratelli Molinari che, nel 2009, divennero la prima coppia italiana ad aggiudicarsi la Coppa del Mondo di golf, disputatasi durante l'Omega Mission Hills World Cup in Cina. Matteo Manassero invece, nonostante la giovane età, nel 2013 ha conquistato il BMW PGA Championship sul campo di Wentworth Club, diventando il più giovane vincitore nella storia del torneo.



sabato 11 ottobre 2014

Fare soldi con i soldi. Numismatica amore mio !

Il denaro ha da sempre rappresentato uno dei principali moventi dell'uomo. Prima in forma di moneta metallica, poi come banconota, è stato un mezzo per trasmettere valore, (intrinseco per il metallo e fiduciario per la banconota), di mano in mano attraverso i millenni e attraverso i confini.
Le banconote però oltre al valore economico è monetario, innegabilmente ne possiedono anche uno artistico e storico. Le tecniche con le quali vengono stampate, le innovazioni adottate per ridurre al minimo le possibilità di contraffazione e le grafiche sempre ricercate, le portano di diritto ad essere annoverate tra le più alte forme d'arte.
Per gli appassionati di numismatica rappresentano inoltre dei "frammenti di storia", attraverso i quali è possibile ricostruire l'evoluzione non solo della moneta ma anche della società. I personaggi storici che campeggiano sui biglietti sono sempre tra i più importanti del paese in cui la moneta circola, dandoli così lustro e importanza ; Alessandro Volta, Galileo Galilei e Raffaello vennero per esempio impressi sulle lire italiane, ponendoli quasi a guardia e a garanzia del valore delle banconote del nostro paese.
Guido Crapanzano, uno dei più grandi esperti di numismatica
internazionale, ricorda ancora con un sorriso la casualità che lo portò ad affacciarsi e ad appassionarsi al mondo del collezionismo di banconote: "Circa 60 anni fa, mentre sfogliavo con scarso interesse un libro di mio nonno, trovai tra le pagine una bellissima banconota da 100 lire del 1940. Il colpo di fulmine fu immediato e da allora cominciai ad appassionarmi di carta moneta".
I collezionisti di banconote sono mossi dall'aspirazione di possedere tutte le banconote del mondo, cosa praticamente impossibile visto il loro elevatissimo numero e visto che moltissime sono state già da tempo dismesse. La maggior parte degli appassionati, quindi, individua un determinato periodo storico, o area geografica su cui concentrare le proprie energie e le proprie risorse.
Così fa anche il membro dell'Accademia degli Studi Numismatici Stefano Poddi, che dice: "Ho scelto di confinare la mia collezione entro i limiti nazionali, concentrandomi sulle diverse tipologie di banconote emesse e utilizzate in Italia, dalla prima emissione effettuata dallo Stato italiano, all'ultima banconota prodotta nel 1997, le 500.000 lire tipo Raffaello".
Il numismatico prosegue parlando della propria collezione: "Si inizia sempre dalle più comuni e, man mano che la passione prende piede, cresce il livello di rarità della banconota ricercata e di conseguenza il prezzo. Uno dei fattori che incide maggiormente sul valore è lo stato di conservazione della banconota ; le più ricercate sono quelle catalogate come FDS (Fior Di Stampa), caratterizzate dalla totale assenza di imperfezioni o pieghe sulla superficie".
Un altro particolare tipo di banconota, in grado di catalizzare l'attenzione dei numismatici, è quello che presenta errori di stampa : ricercate infatti sono le 2000 lire in cui, a causa di una mancanza di colore nelle rotative della zecca dello Stato, il volto severo di Galilei non si vede ; oppure la moneta bimetallica da 1000 lire del 1997 in cui, nonostante la Germania fosse stata unificata da ormai otto anni, ancora sono visibili i confini che separavano la parte est dalla parte ovest.
I prezzi sono molto più variabili che in altri campi del collezionismo, tanto che si può andare dalle poche decine di euro fino a raggiungere le diverse migliaia. Il maggior prezzo mai corrisposto per potersi assicurare una moneta italiana è stato di 50.000 euro versati pochi anni fa, per una rarissima banconota da 500 lire emessa nel 1880 dalla Banca Toscana di Credito.
La storia delle banconote, avendo da sempre mantenuto un percorso parallelo a quello dell'uomo, è costellata di curiosità, particolarità e leggende che rende il loro collezionismo ancora più interessante ; in molte occasioni infatti, le banconote sono state utilizzate alla stregua di mezzi pubblicitari o di propaganda, se non addirittura come il veicolo per messaggi molto più personali.
Proprio quest'ultimo fu il caso di un incisore tedesco che nel 1923, al culmine dell'iperinflazione che fece crollare il valore del marco, incise un messaggio d'amore per la sua fidanzata sulla lastra utilizzata per la stampa delle banconote.
Anche l'artista pop James Rizzi, nel 2008, venne chiamato a elaborare una nuova grafica per la banconota da 10 euro che, successivamente alla prematura scomparsa dell'artista nel 2010, venne messa in produzione dalla Banca Centrale Europea per un totale di 409 esemplari. Interessante esempio di propaganda antiamericana è anche il dollaro fac-simile stampato dai tedeschi e dalla RSI presumibilmente nel 1944 : sul retro riportava la frase "Le promesse americane sono sempre state vane, sono balle belle e buone, sono bolle di sapone (come questa banconota)".
Per quanto le preferenze circa le banconote, siano soprattutto legate ai gusti personali e agli interessi storici ed economici del collezionista, i due numismatici convengono sulla scelta di quello, che secondo loro, è il miglior esemplare mai creato in Italia. "La banconota a cui sono più affezionato è senza dubbio la 500.000 lire tipo Raffaello Sanzio, in cui l'autoritratto dell'artista urbinate attira l'attenzione dei collezionisti per la finezza dei tratti sul fronte della banconota, mentre sul retro viene rappresentato un suo affresco situato in Vaticano, la Scuola di Atene" dice Poddi.
"Oltre che per l'oggettiva bellezza" aggiunge Crapanzano, "queste 500.000 lire possiedono anche un innegabile valore storico, in quanto costituiscono l'ultimo lavoro portato a termine dal maestro incisore Trento Cionini che per oltre quarant'anni, con il suo bulino, ha impreziosito le lastre con cui poi venivano stampate le banconote".
Con l'abbandono della lira e l'introduzione della moneta unica europea, molte cose sono cambiate ; la qualità della produzione di banconote ha subito un'ovvia contrazione, per via della necessità di uniformare gli standard produttivi, provocando nei collezionisti e negli appassionati di questa forma d'arte tascabile, un inevitabile storcere di nasi.
Molti invece ricordano con affetto e nostalgia la lira, moneta che ci ha accompagnato per quasi 140 anni ; sia che la si trovi esposta in una teca di cristallo appese al muro, o dimenticata e dispersa tra i cuscini di un vecchio divano, i volti dei grandi italiani impressi su di essa ci sono così familiari, da sembrare vecchi amici mai dimenticati.

Una curiosità
La Cina è stato il primo paese a utilizzare banconote di carta. Nella città di Chengdu, già durante il regno della dinastia Song del Nord (960-1127) ve ne erano in circolazione. Marco Polo, nel 1276, durante uno dei suoi viaggi, scoprì l'utilizzo delle banconote di carta.

On-line






domenica 27 luglio 2014

I gioielli "a corona". Il collezionismo dei tappi a corona.

Colorati, con il marchio ben in vista, personalizzati, griffati da stilisti e
designer ; da ormai decine di anni i tappi a corona non costituiscono più un semplice strumento utile a isolare le bevande dagli agenti esterni, bensì rappresentano veri e propri oggetti da collezione, capaci di catalizzare le attenzioni di migliaia di appassionati.
Il crescente interesse e la facilità di reperimento, hanno contribuito a creare un mercato che permette ai collezionisti di effettuare scambi e compravendite anche intercontinentali, per importi che in alcuni casi raggiungono le diverse centinaia di euro.
Perlopiù tuttavia la valuta ufficiale con cui vengono scambiati sono i tappi stessi. Il collezionista tedesco Bernard Rauscher lo conferma dicendo : "Mi è capitato di farmi inviare dei tappi dal Sudamerica e di retribuire il mittente - anche lui un appassionato - con uno stock di tappi tedeschi, neanche troppo rari, di cui avevo la casa piena".
L'importanza dello scambio viene confermata anche da Franco Ferretti, collezionista italiano entrato nel Guinness dei primati nel 1983 con una collezione di 45.700 tappi a corona, il quale dice : "Negli anni 70' ho iniziato a effettuare scambi con diversi collezionisti, ottenendo tappi rari provenienti anche da paesi lontani come Danimarca e Argentina".
A detta di molti il modo migliore per acquisire nuovi pezzi è quello di comprare grandi quantità di tappi - solitamente pagandoli al chilo come si usa nei mercati di quartiere - invece che acquistarne uno solo raro ; così facendo si ottiene un discreto risparmio di denaro e, cosa molto più importante, non ci si preclude la possibilità di venire sorpresi da eventuali pezzi rari mischiati con le altre centinaia di scarso valore. In alcuni casi, si riescono ad acquisire intere collezioni da altri appassionati che, stanchi di vedersi la casa subaffittata da tappi colorati, si vedono costretti a cederle.
Il tappo a corona, "crown cork" nella lingua originale, inizia il suo cammino nel mondo dell'imbottigliamento nel lontano 1892, quando l'inventore irlandese William Painter brevettò questo innovativo sistema per soppiantare il sughero, che da secoli faceva capolino dal collo della bottiglia salutando ogni avvenimento con il suo caratteristico "pop".
Nel corso degli anni anche i tappi si sono evoluti. La riduzione del diametro delle bottiglie ha reso necessario un adattamento dei tappi, che sono passati dai 24 denti di fine ottocento ai 21 attuali. Questa diminuzione aveva anche una motivazione tecnica : un numero di denti dispari conferiva maggiore rigidità, rendendo ancora più complicato per l'ossigeno insinuarsi all'interno della bottiglia e corromperne il contenuto. Questo porta i tappi a 24 denti a essere estremamente rari e ricercati dai collezionisti, che sono disposti a spendere anche cifre considerevoli pur di assicurarsene uno all'interno delle proprie bacheche.
Il valore di un tappo è fortemente influenzato dalle sue condizioni. Tappi
ammaccati, arrugginiti o con litografie scolorite, vedono decurtare il proprio valore in maniera esponenziale ; questa la ragione per cui molti collezionisti intrattengono relazioni con i principali produttori di bevande, come testimoniato da Ferretti: "La mia passione mi ha portato a cercare di ottenere tappi direttamente dalle fabbriche in cui venivano prodotti. Nel corso degli anni ho visitato fabbriche in Europa occidentale, Africa e sud America, stabilendo contatti che poi mi avrebbero permesso di ottenere tappi rari e in condizioni eccellenti".
Il valore dei tappi e prevalentemente legato al gusto personale : ad esempio un appassionato del genere potrebbe arrivare a pagare anche alcune centinaia di euro per ottenere dei tappi di bottiglie messicane degli anni 50', mentre un altro collezionista potrebbe non essere disposto a spendere neanche una decina di euro.
Interessante e anche quanto affermato da Giuseppe Della Beffa, attualmente il terzo collezionista di tappi a livello italiano, il quale conferma: "Il valore del tappo è determinato dall'interesse del collezionista ; ad esempio, se il collezionista volesse avere i tappi di tutti i paesi del mondo, verrebbe fortemente attratto da quelli provenienti da luoghi che oggigiorno non producono più nulla, come Somalia, Ceuta e Gibilterra e per questi sarebbe disposto a corrispondere cifre importanti".
Il valore economico dei tappi a corona può aggirarsi anche intorno a cifre considerevoli, sempre rimanendo nell'ordine delle centinaia di euro. Il veterano Ferretti testimonia: "Nel 2006 mi capitò di seguire delle vendite su eBay. Il prezzo che riscosse maggiore successo fu un raro tappo di Pluto, che venne acquisito da un collezionista per la cifra di 560 dollari. In Spagna, prima della crisi attuale, si è avuto un vero e proprio boom, che ha fatto lievitare il prezzo di alcuni di essi fino a cifre comprese tra i 200 e i 330 dollari".
Il collezionista prosegue: "L'esperienza mi ha portato a non acquistare mai tappi per importi superiori ai cinque dollari. Tuttavia ho avuto la possibilità di realizzare una cinquantina di vendite on-line, in cui il maggior ricavo da me conseguito si è quantificato in 46 dollari, che mi sono stati pagati in cambio di un raro tappo di San Marino".
Per quanto i gusti personali possono influenzare il valore di un tappo esistono anche dei criteri oggettivi. Per esempio, i collezionisti sono continuamente alla ricerca di serie speciali - come quelle prodotte dalle compagnie in occasione dei mondiali di calcio o delle Olimpiadi - oppure di tappi contenenti errori di stampa nella litografia o imperfezioni.
Un posto di assoluto rilievo nelle collezioni più importanti, lo ottengono i tappi a corona risalenti a più di cinquant'anni fa o addirittura quelli prodotti precedentemente al 20º secolo.
L'Italia rappresenta da molti decenni un punto di riferimento nel panorama del collezionismo dei tappi a corona ; nella classifica mondiale dei collezionisti, ( www.crowncaps.info ). Infatti, tra le prime 20 posizioni ben 7 sono ricoperte da italiani. A guidare il gruppo dei collezionisti tricolore e Roberto d'Agostino, capace di mettere assieme una collezione composta da 211.099 esemplari che, per quanto vasta, ancora non riesce a intaccare il primato del tedesco Gunter Offermann, la cui casa trabocca di ben 222.583 tappi.
Chissà se in futuro d'Agostino riuscirà mai a raggiungere e superare Offermann. Per non farsi cogliere impreparati e bene tenere una bottiglia in fresco, pronta per i festeggiamenti. Chi terrà il tappo?

Raduni mondiali
i collezionisti si incontrano anche a livello mondiale. L'evento più importante è famoso è il "Crownvention", organizzato dalla Crowncap Collectors Society International (CCSI), che si svolge a Harrisburg in Pennsylvania, una volta all'anno, ( www.bottlecapclub.org ). Si segnalano raduni di "Capsaholic" anche in Germania e nel corso degli ultimi anni, un crescente interesse è mostrato dagli spagnoli, che organizzano incontri addirittura settimanali nelle piazze di Barcellona.


domenica 22 giugno 2014

Vespa Piaggio: compie 70 anni ma è ancora una bambina.

Da settant'anni il suo rombo scoppiettante mette il buonumore a tutti gli appassionati, facendo inumidire gli occhi dei più nostalgici. Le sue forme sinuose, del tutto prive di spigoli, le hanno permesso di trovare estimatori anche all'esterno delle officine, spalancando di fatto le porte dei più importanti musei di design del mondo.
Il trionfo della Vespa è iniziato nel periodo postbellico, quando la voglia di lasciarsi alle spalle il ricordo della povertà, generò nelle persone un'esigenza di mobilità individuale sconosciuta fino a quel momento, che tuttavia dovette scontrarsi con i forti limiti economici che ancora affliggevano la popolazione.
Conscio di queste difficoltà, l'intraprendente ingegnere Corradino d'Ascanio, approfittò della dismissione degli apparati industriali della Piaggio destinati alla produzione di aerei militari, che aveva prodotto grandi quantitativi di materie prime, macchinari e utensili, che giacevano inutilizzati nei magazzini di Pontedera e che si sarebbero potuti usare per creare prodotti commerciabili per il mercato civile.
Con questi materiali nel 1946 l'ingegnere d'Ascanio progettò e costruì un nuovo tipo di scooter. Si dice che al momento della presentazione Enrico Piaggio commentò: "Sembra una Vespa".
Il successo fu talmente grande che in pochi mesi dalla produzione del primo esemplare, la Vespa 98 ronzava già in tutta Italia. L'estrema manovrabilità che la contraddistingueva, il limitato peso dell'alluminio di cui era fatta e il costo abbordabile, la resero in poco tempo un mezzo di trasporto adatto ad ogni necessità ; lo stesso dottor Piaggio ne sottolineò l'estrema facilità di guida con la frase : "Questo veicolo e l'ideale anche per donne preti".
Con una velocità infinitamente superiore rispetto a quella massima di 60 km/h che poteva raggiungere, il successo dello scooter "dalla vita stretta tanto da sembrare una Vespa" oltrepassò i confini nazionali, per fare innamorare tutta l'Europa.
La spinta definitiva alla conquista anche del pubblico più diffidente, venne da un'azzeccata campagna pubblicitaria, capace di comunicare perfettamente la leggerezza e la mobilità che la Vespa portava con sé e che riuscì a far vendere in un colpo solo la produzione di un anno intero ; vero è proprio cult divenne il frivolo calendario con le ragazze hawaiane che nel 1950 raggiunse una tiratura di circa 300.000 copie e che ancor oggi alletta collezionisti e appassionati di tutto il mondo, disposti a pagare cifre elevatissime per poterlo esporre in posizione privilegiata sul proprio muro.
Ma nessuna pubblicità, per quanto bella fosse, fece aumentare la visibilità della Vespa come il cinema ; memorabile è infatti la scena di "Vacanze Romane" in cui Gregory Peck e AudreyHepburn percorrono le strade della capitale cavalcando una Vespa bianca, permettendo così allo scooter di lasciare il suo segno nella storia del cinema, proprio come gli attori che trasportava lo impressero sulla Hollywood Walk of Fame.
Ad oggi sono circa 17 milioni gli esemplari di Vespa prodotti. Il modello capace di battere ogni record in termini di risultati di vendita fu senza dubbio la Vespa PX, di cui, tra il 1977 e il 2008, vennero prodotti oltre 3 milioni di esemplari.
Nonostante il grande numero di esemplari nel corso dei decenni, la disponibilità di vespe da collezione attualmente sul mercato è molto bassa, tant'è vero che i collezionisti sono disposti a pagare cifre che si aggirano tra i 15.000 e i 20.000 euro per aggiudicarsi uno dei modelli degli anni 50 e 60, purché sia in ottime condizioni.
Il modello più richiesto, e decisamente il più costoso, rimane il primo del 1946, seguito a ruota - rigorosamente una 3.00 × 10 - dai modelli
SS50 e SS90. Molto ricercate dai collezionisti sono anche le vespe prodotte su licenza al di fuori della madrepatria, tra cui spicca per particolarità quella fabbricata negli Stati Uniti dal 1951 al 1966, che vide il marchio "All State" campeggiare sulla parte anteriore dello scudo, oppure il modello TAP56, creato ad hoc in Francia per l'esercito francese. Per i modelli più recenti il prezzo si abbassa molto, raggiungendo anche i 2000 o 3000 euro.
Avere una Vespa oggi, che sia d'epoca o più recente, vuol dire possedere non soltanto un mezzo di trasporto, bensì un oggetto cult, capace di concentrare nei suoi 60 kg i più elevati standard in termini di meccanica e design.
E se ancora dovesse esserci qualcuno poco entusiasta del fascino Vespa bisogna ricordare che : Chi vespa mangia le mele !

Biografia d'Ascanio

Nato nel 1891 a Popoli, Corradino d'Ascanio, dopo una laurea in ingegneria industriale meccanica, un periodo al fronte nell'arma del Genio è un'esperienza come progettista alla Pomilio, iniziò a lavorare alla progettazione di un prototipo di elicottero che, purtroppo, rimase incompiuto. Passato alla Piaggio venne coinvolto nel progetto del primo scooter italiano di Enrico Piaggio, il quale gliene affidò la realizzazione. Nel 1946 nacque la prima Vespa e, inconsapevolmente, venne posata la prima pietra per la costruzione del mito.