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Il primo portale dedicato all'investitore italiano in Rep. Ceca e Slovacchia

domenica 22 febbraio 2015

Pins e spille : investimento da appuntare.

Quando John Adamek, Rainer Homan e Uwe Schomann si incontrano nelle loro case ad Amburgo, danno il via alle loro sessioni di consultazione e scambio, dispiegando con fare liturgico le stuoie di velluto rosso che proteggono le spille tra le loro morbide pieghe. I tre collezionisti hanno raccolto finora 22.000 esemplari. Questi sono riposti in maniera ordinata in speciali contenitori che, per quanto pieni, non precludono mai la possibilità di accogliere nuovi pezzi. Una volta aperti i raccoglitori si immergono in una vera e propria venerazione.
John confessa: "Le spille hanno sempre fatto parte della mia vita. Sono cresciuto con loro. A casa ne ho di provenienti da tutto il mondo, ma le mie preferite sono quelle legate al calcio, per via del mio lavoro di arbitro. Quindi prevalentemente distintivi di club". Nella sua collezione annovera per esempio un'antica spilla dell' FC Viktoria datata 1895, il cui valore attuale si aggira intorno ai 200 euro.
Da soli e in compagnia, i tre amici passeggiano spesso nei mercatini di Amburgo, a caccia di nuovi esemplari e come tutti i collezionisti sono sempre alla ricerca di pezzi rari. In genere sono due i fattori che fanno nascere l'interesse nei confronti di una spilla : i materiali e la storia. Alcune spille infatti, possono essere considerate vere e proprie opere d'arte con i loro metalli, le pietre e gli smalti. Altre invece colpiscono il cuore del collezionista, provocando inevitabili palpitazioni, con gli aneddoti che le coinvolgono.
Il valore di una spilla è calcolato specialmente in base alla cura delle parti smaltate e all'anno di fabbricazione. Secondo molti collezionisti l'elemento più affascinante è la ricercatezza nei dettagli. Purtroppo, però, oggi la maggior parte viene prodotta a basso costo nei paesi asiatici, con un inevitabile perdita di qualità e quindi, di appeal per i collezionisti presenti e futuri.
Molto ricercate sono soprattutto le spille prodotte dai partiti politici in passato. Più di 150 anni fa Abraham Lincoln le introdusse come mezzo pubblicitario, utilizzandole per la prima volta come metodo di comunicazione per la sua campagna presidenziale del 1860. Da quel momento la spilla diventa veicolo di propaganda politica è uno strumento per rafforzare il senso di appartenenza al partito. Una tradizione che si è conservata fino ad oggi : Barack Obama con il suo "Yes we can" appuntato sul petto, nel 2008 è diventato il 44º presidente degli Stati Uniti.
Le spille si sono ritagliate il loro spazio anche all'interno dei canali di comunicazione e promozione delle grandi aziende. Se si indossa la spilla di un marchio o di un prodotto, significa che se ne condividono i valori o che si vuole esprimere apprezzamento nei suoi confronti. Indossare il simbolo di una Ferrari può essere il vanto di un proprietario o lo sfizio di un appassionato.
Il mondo del collezionismo ha le sue regole e tradizioni, perlopiù stabilite dagli appassionati stessi. Fanno eccezione le spille Disney. Il colosso americano, sebbene abbia sempre venduto spille promozionali, dal 1999 ha deciso di gestire in prima persona le regole per lo scambio : nel "pins trading", (commercio di spille), sono accettate solo quelle di metallo, non è possibile scambiarle con denaro o con altri regali, ed è vietato toccare quelle di un altro collezionista.
La gestione diretta del trading presso i parchi tematici Disney, ha contribuito alla diffusione del fenomeno, con la fidelizzazione di un gran numero di collezionisti, bambini ed adulti, e la possibilità di organizzare eventi speciali e controllarne il mercato.
Una semplice spilla, però, può avere significati anche molto più profondi. Per esempio, l'Associazione spille d'oro Olivetti, riunisce veterani della storica azienda piemontese e tutti coloro che ne condividono i valori aziendali. La Olivetti è stata tra le prime società in Italia a voler premiare con la "spilla d'oro" istituita dal fondatore Camillo Olivetti, la fedeltà al lavoro all'azienda dei propri dipendenti e manager. Nel 1933 Camillo Olivetti insigni con una spilla d'oro i dipendenti presenti in società sin dalla sua fondazione. La tradizione continuò con la loro assegnazione a tutti i lavoratori con 25 anni di anzianità.
L'associazione, fondata nel 1946, continuò a operare sul territorio, curando la memoria storica dell'azienda italiana. Ogni lavoratore custodisce la propria spilla d'oro con la cura di un vero e proprio collezionista.



giovedì 5 febbraio 2015

Passa il tempo, cambiano le mode, ma il sesso non cambia mai.

Da passeggero sfortunato che ha perduto il treno della "rivoluzione
sessuale", (partito troppo tardi per me e oggi lontano all'orizzonte), e da padre ansioso che vide con il cuore in gola un figlio e una figlia lasciare casa ancora bambini, (sono sempre bambini per un padre), diretti verso il college americano e le sue sataniche tentazioni, ho sempre creduto, fra timore e invidia, all'immagine dei dormitori universitari come luoghi di gigantesche e quotidiane depravazioni.
Ora scopro che avevo forse provato timori e invidie senza fondamento.
Posto che tutte le inchieste e le ricerche sul sesso contengono più menzogne di un comizio politico, (il 50% degli uomini tradisce la sua compagna e l'altro 50% mente, insegna una antica falsa battuta), la rivista ufficiale americana di sociologia ha frugato nei dormitori dei college e ha raggiunto la conclusione che i ragazzi di oggi, si comportano esattamente come i loro genitori.
Il mito della cultura dell'"hookup", dell'aggancio, della sveltina, dell'incontro di una notte che si sgancia il giorno dopo per rimorchiare un vagone diverso la notte successiva è, appunto, un mito. Le relazioni intime fra gli studenti di questa prima decade e mezza del XXI secolo, hanno la stessa frequenza e la stessa durata di quelle che la generazione dei loro padri e delle loro madri avevano trent'anni or sono.
Le coppie che si formano nella forzata convivenza dei dorm, dove le università costringono gli studenti a vivere per incassare più soldi anche oltre le oscene rette da riscatto, tendono a essere di lunga durata e reciprocamente fedeli, molto più di quanto i parenti a casa immaginino, pensando a continui riti dionisiaci.
E il numero di studenti che sposano i compagni di corso e di alloggio dopo aver lasciato il college, è addirittura superiore a quanti rendevano permanente e ufficiale la loro relazione, trent'anni or sono. Segno che c'era fra loro qualcosa di più serio, che una febbriciattola del venerdì sera.
La vita reale, dice in sostanza questa ricerca condotta in Università di varie regioni e di diversa popolazione, non è un telefilm, un serial, una puntata di Sex and the College, o un "meat market", un mercato della carne, o non lo è nella misura romanzata e sceneggiata dei produttori. Come non lo sono la frequenza di delitti nei paesi di Don Matteo o del commissario Montalbano.
La sbruffonaggine di ragazzi e di ragazze e spesso una gag per prendersi gioco degli adulti, per fare scena, magari per nascondere timidezza e fallimenti. Se tutti dicono di "farlo" come conigli in una conigliera, non posso rivelare di essere io l'unico maschio foruncoloso imbranato o l'unica femmina bruttina sganciata dal convoglio.
La classica menzogna del "negare", in materia di inchieste sul sesso, si rovescia nella menzogna dell'"affermare" quello che poi non si fa.
C'è molta più fantasia che realtà, nel film del college visto come una Animal House. Anche le statistiche sulle gravidanze non volute delle teenager, che ha 17 anni lasciano il nido e volano verso i dormitori ovunque misti, indicano nella loro continua diminuzione che ragazzi e ragazze hanno imparato a trattare con più rispetto la propria sessualità.
Gli anticoncezionali esistevano trent'anni or sono esattamente come esistono oggi, e pure gli "incidenti" erano più frequenti.
Non avendo più figli nei dormitori, ed essendo ancora molto lontana la partenza dei nipoti per il pianeta college, posso leggere con qualche distacco queste ricerche, senza neppure rimpiangere troppo di non aver mai vissuto in un dormitorio di college e di aver perduto il treno della rivoluzione sessuale, avendo avuto in cambio il viaggio di una vita con un amore vero, (mia moglie).
Ma i genitori, anche italiani, di giovani che studiano in università americane possono respirare meglio. I ragazzi e le loro ragazze fanno esattamente quello che loro avevano fatto, alla stessa età e nelle stesse situazioni.
Il che, ripensandoci bene, potrebbe preoccuparli.


Vittorio Zucconi

giovedì 29 gennaio 2015

Orizzonte rosa. La moda è voglia di libertà.

All'inizio degli anni 80 i grandi magazzini Bonwit Teller sulla Fifth Avenue di New York, chiesero ad alcuni stilisti di creare dei look per le loro vetrine. Le indicazioni: "Che cosa indosseremo nel 2000?".
Anziché disegnare un vestito, io dipinsi una stampa leopardata su un manichino. Mai avrei pensato che gli abiti a portafoglio che stavo producendo all'epoca, avrebbero continuato a essere rilevanti nel XXI secolo. Mi stupisce che, alla vigilia del 40º compleanno di quel vestito, nel 2014, la mia piccola creazione venga ancora indossata dalle giovani donne di tutto il mondo.
Poiché la moda è un'energia indescrivibile che incarna lo spirito del tempo, è impossibile prevedere che direzione prenderà. Se però guardo avanti e mi chiedo che cosa potrebbe essere ancora rilevante nella moda tra qualche anno, mi tornano alla mente le epoche in cui a definire lo stile era la libertà.
Sono così felice di essere stata giovane negli anni 70 e aver preso parte al movimento femminista, con tutto ciò che ha significato. La mia generazione si è comportata come se la libertà fosse una sua invenzione.
Fu un'epoca, quella, tra la scoperta della pillola e l'epidemia dell'AIDS, in cui il sesso si faceva per divertimento e con spensieratezza. All'epoca noi stilisti cercavamo l'ispirazione tornando indietro di quarant'anni, negli anni 30. Amavamo i loro mobili e la loro architettura, tutto rigorosamente minimalista, e lo stile leggero dell'abbigliamento. Anche se erano tempi bui, che precedevano l'inizio della guerra, i 30 esprimevano un senso di libertà e di possibilità infinite.
E oggi i giovani in cerca di ispirazione sembrano rivolgere lo sguardo ai 70, altra epoca di libertà.
Con l'avvicinarsi del XXI secolo, nel mondo hanno cominciato a serpeggiare l'incertezza e la paura del Millennium bug, che in teoria avrebbe dovuto provocare enormi disagi. Ma era una paura infondata, passata la quale ci siamo anzi tuffati in pieno nella rivoluzione globale digitale.
La tecnologia ha reso possibile copiare le cose molto velocemente, e a mano a mano che le stampanti 3D diventeranno più accessibili, la gente sarà in grado di produrre a casa proprio tutto ciò che vorrà.
Chi si guadagna da vivere producendo oggetti, dovrà adattarsi a questa novità. Il che però non significa che tutto questo distruggerà la qualità del design. La moda non scomparirà per colpa delle stampanti 3D. La moda è ovunque: nel cibo, nelle case, nei nostri comportamenti.
E da sempre chi produce per vendere alle masse, ha riconosciuto il valore degli stilisti, contribuendo a diffonderne le idee.
Ma se anche gli stilisti dovessero smettere di disegnare, la moda continuerebbe lo stesso. Le tendenze nascono per strada, attraverso i comportamenti, come quando tutt'a un tratto, i giovani cominciarono a calzare anfibi militari. La moda va avanti comunque.
Non sono in grado di prevedere come ci vestiremo nel futuro, se torneranno in voga le spalline imbottite o se il mio abitino portafoglio continuerà a vivere, ma sono sicura che la tecnologia e la moda convivranno fianco a fianco in armonia
La tecnologia migliorerà il nostro modo di produrre la moda e distribuirla.
Con Instagram, Facebook e Twitter siamo diventati più creativi, ci siamo aperti e siamo diventati trasparenti. Per chi finge, il mondo è diventato un posto che fa paura. A tutti gli altri questa apertura ha regalato più libertà. E la vera rivoluzione sta proprio in questa apertura. Sta nella distribuzione delle cose, più che nelle cose stesse.
Chi l'avesse previsto? Proprio un'icona degli anni 70: Andy Warhol. Aveva intravisto il mondo in cui tutti noi stiamo entrando. Ha vissuto il primo dei reality show, capito le icone e il branding molto prima di chiunque altro. Le sue immagini della coca-cola, di Jackie Kennedy o delle minestre Campbell hanno segnato l'inizio di ciò che viviamo ora. È facile immaginare Andy che usa Instagram o Facebook ...


Diane von Furstenberg

mercoledì 14 gennaio 2015

Accendiamo l'investimento ? Accendini da collezione e investimento.

Già 30mila anni fa gli uomini avevano imparato a utilizzare il silicio e la
pietra focaia, gli elementi base per il funzionamento di un accendino. Da allora di passi in avanti se ne sono fatti e dalle scintille provocate dalla pietra e silicio, si è arrivati alla combustione di gas conservato ad alta pressione, per avere la piccola fiamma tipica dei moderni accendini.
L'antenato del moderno accendino fu prodotto nel 1832 dal chimico tedesco Johann Wolfgang Dobereiner, che sviluppò un prototipo che utilizzava come combustibile l'idrogeno prodotto all'interno della lampada, grazie a una reazione chimica. Sebbene il suo modello abbia subito ricevuto un certo successo di pubblico, purtroppo aveva la pericolosa tendenza a esplodere : al prodotto di Dobereiner fu dato infatti l'appellativo di "invenzione infernale" e la sua produzione terminò agli inizi del 20º secolo.
Alfred Dunhill fu il primo a comprendere le potenzialità di mercato dell'accendino portatile. Il produttore di sigarette britannico iniziò la sua carriera vendendo vari prodotti artigianali, personalizzabili e sempre coperti da brevetti, in piccole botteghe nel centro di Londra. Gran conoscitore delle necessità della propria clientela, all'inizio del 20º secolo acquistò i diritti per la produzione degli accendini di sigarette e lanciò sul mercato il primo modello al mondo utilizzabile con una sola mano. Disponibile in oro e argento, il modello "Unique" del 1924, divenne il suo primo e immediato successo. Oggi è possibile trovare esemplari storici a partire da circa 300 euro.
Altri marchi cominciarono a estendere la propria offerta, producendo modelli di lusso per donne e uomini di alta classe. Ad esempio, Cartier produsse accendini come se fossero dei veri e propri gioielli. Lanciò sul mercato un modello in oro 18 carati e gemme preziose, le cui possibilità di personalizzazione si estesero con l'introduzione di nuovi materiali, come l'argento, i diamanti e addirittura inserti in porcellana cinese.
Tra gli accendini con le quotazioni più alte del mercato dell'antiquariato, oggi troviamo quelli marchiati ST Dupont. La storia del marchio francese, inizia con un viaggio a New York nel 1929 di Lussien Dupont, il suo fondatore. Nella città statunitense in piena Grande Depressione, il commerciante di pelli francese toccò con mano quali fossero gli effetti del crack della borsa e della successiva recessione sui nuovi ricchi americani, ridotti quasi tutti istantaneamente in povertà. Pertanto il signor Dupont decise che la media e alta borghesia, fosse un segmento troppo esposto ai repentini cambiamenti economici. Definì quindi che i clienti di riferimento per i suoi prodotti di lusso, dovessero essere aristocratici, artisti e multimiliardari.
Con l'obiettivo di catturare l'interesse di queste classi più stabili e meno fragili verso situazioni congiunturali, analizzò quali fossero i gusti dei suoi futuri clienti e notò che la maggior parte di loro, soprattutto i fumatori di sigari molto costosi, non utilizzava come combustibile la benzina, bensì il gas, notevolmente meno odoroso. Grazie a questa scoperta, riuscì a imporre il successo dei prodotti ST Dupont e a stabilire in maniera definitiva, la supremazia commerciale del gas come combustibile per accendini.
Gli Stati Uniti però non offrivano solo enormi opportunità per i prodotti di lusso ; la crescente domanda da parte della classe media, fece sì che fossero introdotti dei modelli per rispondere alle nuove esigenze e a buon prezzo. Gli Zippo, tra gli accendini più iconici al mondo, nacquero proprio per rispondere a questa esigenza. Il loro ideatore, George Blaisdell, iniziò la sua carriera importando modelli europei, più precisamente dall'Austria.
L'imprenditore americano comprese che le esigenze dei suoi concittadini, erano sostanzialmente diverse da quelle dei clienti europei e per cogliere le opportunità che il mercato li stava offrendo, decise di cambiare il suo modello di business e di avviare una sua produzione di accendini americani.
L'idea dietro lo Zippo era quello di raggiungere il più vasto numero di clienti possibili e costare all'incirca due dollari. Per assicurare il pubblico sulla qualità dei suoi prodotti, nonostante il prezzo basso, decise di offrire una garanzia a vita sui suoi modelli.
Sebbene considerato come un prodotto per tutte le tasche, negli oltre 80 anni di storia del marchio americano, furono prodotte anche varianti in oro e argento. Ad oggi, tra i collezionisti, gli Zippo possono essere considerati una sorta di valuta internazionale. I numerosi modelli a produzione limitata, la loro storia e il loro successo commerciale, li rendono gli accendini più diffusi tra i collezionisti di tutto il mondo. Ad esempio, un esemplare degli anni 40' può essere acquistato a circa 40 euro.
Le storie sugli imprenditori, i loro successi, ma anche i loro fallimenti commerciali, sono un valore aggiunto per gli appassionati. Gli incrementi di valore per gli accendini storici possono essere notevoli, con quotazioni che raggiungono anche livelli molto elevati, soprattutto per gli oggetti prodotti in serie limitata.
Ad esempio, lo ST Dupont Prestige Pink, tuttora presente in commercio, raggiunge prezzi superiori ai 25mila euro. Presso la famosa casa d'aste Christie's, le quotazioni per un accendino Dunhill, risalente alla metà del secolo scorso, hanno raggiunto i 2.300 euro. Chi brucia di passione per gli accendini, ma non a queste disponibilità economiche, non si deve spaventare : ci sono possibilità per tutte le tasche.

Curiosità
La Zippo divenne popolare soprattutto durante la seconda guerra mondiale, quando fermò la fabbricazione degli accendini per i normali consumatori e dedicò tutta la sua produzione all'esercito americano.

Un po' di colore
visto che le quotazioni degli accendini storici possono bruciare i risparmi, per iniziare una collezione può essere necessario avere a disposizione risorse economiche non indifferenti. Per gli appassionati con meno pretese, le marche di accendini Clipper e Bic, propongono versioni colorate ed edizioni limitate dei loro prodotti. Con soli pochi euro è quindi possibile iniziare una collezione giovanile e dinamica, anche con prodotti vintage.


venerdì 2 gennaio 2015

Fra vent'anni l'Italia non esisterà più !

Questa lettera pubblicata da “La Voce di Rovigo” il lunedì 29 dicembre 2014, a firma di Gianluca Cappello, emigrante italiano in Inghilterra, mi fa fare una riflessione sull'incredibile livello di degrado e sull'inarrestabile declino che sta vivendo il “non paese” italiano. Fino a farmi arrivare alla conclusione che fra vent'anni l'Italia non esisterà più !
Un paese che non vuole impresa, un paese dove lo scollamento tra istituzioni e società civile è totale, un paese affamato di denaro, non può considerarsi una nazione ma un girone dantesco.
Bene hanno fatto coloro che se ne sono andati e presto devono fare coloro che sono ancora indecisi, perché un paese che non rispetta la sua gente non merita di essere vissuto.
Io mi auguro che arrivi la Troika, così finalmente finirà questa farsa sulla democrazia e sui diritti, dei quali non abbiamo mai goduto. E sicuramente la Troika manderà a casa tutto quell'esercito di malfattori e incompetenti che da 40 anni governa il “non paese” italiano.


Gentile direttore, sono un italiano, (nato a Badia Polesine - RO, nel 1967), residente è domiciliato in Inghilterra da oltre 20 anni e regolarmente iscritto AIRE ; sono sposato con una cittadina inglese e padre di due figli che sto crescendo bilingue.
Ancora oggi soffro di nostalgia e di un amore sviscerato per la mia terra, che solo un emigrante attaccato alle proprie radici può provare. Naturalmente non manco di tornare nella mia città natale ogni qualvolta gli impegni me lo permettono, anche perché a Rovigo ho lasciato i miei genitori, gli amici e ... il cuore.
Forte di una formazione scolastica per la commercializzazione con l'estero e di altre importanti esperienze lavorative in Italia o qui fondato, e sto portando avanti un'azienda con un mio marchio intesa, a promuovere e divulgare prodotti made in Italy che commercializzo in tutto il Regno Unito e non solo. Seguo da vicino le vicende del mio paese che, soprattutto in questi ultimi tempi, lasciano purtroppo spazio ai continui scandali che fanno di noi un popolo di ladri e mafiosi.
So bene che non è così ! So bene che milioni di italiani come e più di me sudano sangue da decenni e, se ne valesse la pena, darebbero anche la vita, (molti l'hanno data), per riportare in auge un paese da sempre tra i più lodati e invidiati del mondo ma che ultimamente, grazie ad una classe dirigenziale ... indefinibile, ha portato la nazione alla rovina.
L'eco su quanto sta succedendo giunge qui a volte amplificato, ma spesso le notizie sono più complete di quanto non siano a vostro sapere e creano notevoli difficoltà di credito alle nostre iniziative e soffocando anche l'orgoglio delle nostre origini. Particolarmente in questi giorni veniamo scherniti e umiliati per la ramificazione mafiosa che ha coperto tutto lo stivale ; che si è infiltrata in ogni istituzione e luogo e che la fa da padrona alla luce del sole.
Una piovra i cui tentacoli si stanno muovendo su tutti i fronti accalappiando anche il respiro e soffocando la speranza di un'Italia migliore e, tra le altre schifezze, egregio direttore, secondo lei c'era proprio bisogno che nel recente caos delle tasse sulla casa, noi residenti all'estero che la "pagnotta" la guadagniamo fuori dai confini, per portare il nostro sangue in Italia, si dovesse essere tassati come fossimo dei Rockfeller ?
A nessuno, proprio a nessuno di questi "luminari" che così spudoratamente hanno legiferato, è venuto in mente che l'italiano all'estero potrebbe anche essere un povero Cristo senza beni e vivere in affitto senza proprietà alcuna nel paese che lo ospita ?
O forse sempre e comunque l'emigrante deve essere considerato la gallina dalle uova d'oro da spremere in ogni e qualsiasi occasione senza che nessuna voce si alzi a sua difesa ?
Perché una proprietà sfitta dell'emigrante, a prescindere, viene considerata seconda casa e come tale "tartassata" da imposizioni, tasse, tributi, eccetera, con l'applicazione del massimo delle aliquote ?
Come viene raggiunto dalle schede elettorali, perché l'emigrante regolarmente iscritto AIRE non viene informato dal proprio comune sul quanto in essere ?
È tenuto l'emigrante a rispondere alle successive eventuali sanzioni se non informato del quanto ?
Perché tanti amministratori, politici, industriali che in Italia frodano milioni, se scoperti vengono premiati con ridicoli patteggiamenti e si trattengono il resto del maltolto, (vedi non ultimo Galan e company), mentre l'emigrante che con il sangue porta la sua "ricchezza" in Italia viene tartassato e spolpato ?
Quanti perché gentile direttore e quanti altri ne avrei ancora, ma lei
avrebbe la bontà di ascoltarli ?
Io sognavo di tornare un giorno nel mio paese per sempre e, in previsione, avevo da poco acquistato casa. Mai l'avessi fatto !
Sempre nel caos che accompagna ogni anno la norma sui tributi, nel 2013 risultando proprietario di una prima casa, ho versato la bella cifra di 320 euro, (per me è un furto), mentre quest'anno 2014 il furto trasformato in rapina è quadruplicato a 1390 euro ! Sono terrorizzato ! Non è che nel 2015 me la ottuplicheranno ?
Ho deciso ! Sperando di vendere al più presto questa mia lussuosa proprietà, i miei futuri investimenti li farò qui ; prenderò la cittadinanza inglese e ai miei figli racconterò la fiaba dell'Italia ... "C'era una volta un paese ... che ora non c'è più ...".
La ringrazio davvero per l'accoglienza e porgendole i miei migliori saluti auguro a lei e collaboratori un sincero buon Natale.

Gianluca Cappello

martedì 23 dicembre 2014

AUGURI A TUTTI !

Comunque sarà quel che sarà, ci saranno i problemi che ci sono, ma il Natale è sempre il Natale ! L'atmosfera che si respira a Natale è sempre unica e impareggiabile.
Sarà per la cultura e l'educazione che ho avuto, e della quale sono fiero e orgoglioso, e che condivido con tutta Italia, ma non riesco a rimanere impassibile e freddo in questo particolare periodo dell'anno ; tutto ti ispira serenità, allegria, azzarderei quasi gaiezza. Sembra quasi che il mondo si resetti dopo un anno di sacrifici ed angherie.
E questo è il motivo del perché ogni anno, proprio a Natale, mi metto dietro al pc per scriverVi queste righe di augurio e ringraziamento. Perchè ve lo meritate, c'è l'ho meritiamo.
Ogni anno sembra passare sempre più velocemente e anche più pericolosamente. I problemi ci sono e si fanno sentire, inutile nasconderlo, ma siamo sempre pronti a contrastarli e fino ad ora abbiamo vinto. E non è poco !
Le cose attorno a noi cambiano velocemente, e spesso e volentieri cambiano nella maniera che non vorremmo. Gli obbiettivi tardano ad essere raggiunti, ma prima o dopo ci si arriva.
E allora chi vuol essere lieto sia, è Natale, e del doman non v'è proprio certezza.
Respiriamo fino in fondo quest'atmosfera, viviamo fino alla fine questo momento unico, è Natale, è il nostro Natale, il Natale della gente per bene.
Vi faccio i miei più sentiti auguri, a tutti, a tutti quelli che quotidianamente mi ricompensano con un loro contributo, di amicizia e professionale. A tutti quelli che hanno contribuito a costruire questo blog, con le 95.000 visualizzazioni, e a tutti quelli che contribuiscono a far crescere est consulting, con i passaggi sul sito, (la media è di 100 visualizzazioni al giorno), e con la fiducia accordatami dal numero di contratti.
GRAZIE A TUTTI ! E un augurio di un felice e sereno Natale 2014 e di un formidabile anno nuovo 2015 !
Le parole potrebbero sembrare banali e di consuetudine, ma vengono dal cuore e sono sincere, credetemi. Ma soprattutto fanno tanto bene a me ; farVi gli auguri mi fa stare bene, anzi benissimo.
Un augurio particolare e tutti i miei collaboratori, femmine e maschi, in Italia, Rep. Ceca e Slovacchia. Siamo fortissimi ragazzi !
Un augurio particolare a Diego, impareggiabile web master, che mi accompagna dall'inizio in questa avventura in rete.

AUGURI A TUTTI !

giovedì 18 dicembre 2014

Natale in recessione, Natale in promozione. Il fai-da-te creativo.

È ormai cominciato il conto alla rovescia in vista del Natale e, con esso,
anche indagini e valutazioni su come ci si aspetta che siano e su come effettivamente saranno le prossime festività natalizie. Sicuramente, tocca ancora fare i conti con la crisi e i suoi effetti, che per molti vogliono dire maggiori ristrettezze economiche rispetto all'anno scorso.
Ma i portafogli più leggeri sembrano in qualche modo favorire un ripensamento dello stile di vita, non necessariamente e non completamente in chiave negativa. Un Natale più povero forse, ma anche segnato da scelte più vicine a quello che dovrebbe essere il vero spirito di questa festa.
Secondo la 16ª edizione della ricerca "Xmas survey", pubblicata da Deloitte, in 15 paesi europei su 18, in testa alla lista dei desideri c'è il denaro. E anche quasi un italiano su 2, (46%), si augura di ricevere in dono soldi. "Un desiderio facile da comprendere : in una fase in cui una grossa fetta di persone non riesce a sbarcare il lunario e arrivare alla fine del mese, un dono di questo tipo rappresenta un sostegno concreto, che permette di affrontare con maggiore serenità il quotidiano", commenta la dottoressa Paola Vinciguerra, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell'Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico.
Il 45% degli italiani esprime anche un altro desiderio a Babbo Natale : in alternativa al denaro sarebbe molto gradito un viaggio. "Se i soldi aiutano ad affrontare meglio le difficoltà quotidiane, il viaggio rappresenta l'antidoto, per quanto transitorio, alle stesse" continua la psicologa. "È la richiesta di un'emozione, di un'esperienza che offra la possibilità di staccare per un momento la spina ai problemi, di prendersi una pausa di rigenerazione fisica e mentale, e sognare. Un desiderio più che comprensibile proprio in momenti difficili come quelli attuali".
Ecco le mete più desiderate
In fatto di viaggi, American Express ha elaborato i dati relativi ai suoi servizi travel e lifestyle, identificando i principali trend dei propri titolari di carte, per le prossime vacanze invernali. La top ten vede in testa alle mete più richieste Miami, (in aumento), e i Caraibi, seguita da New York, le Maldive, (in calo), al quarto posto l'Oriente, al quinto l'Italia, (in crescita), con le località sciistiche e termali, e poi a seguire Sudafrica, (in crescita), Los Angeles, Parigi, Londra, (in calo), e Dubai in calo.


Tra il desiderare e l'ottenere ci sono, com'è ovvio, differenze sostanziali : stando sempre all'indagine di Deloitte, i regali che andranno per la maggiore nelle case italiane saranno libri, (42% delle intenzioni di regalo), o prodotti di cosmetica 26%. Rispetto a soldi e viaggi, infatti, sono certamente più a portata di tasca e quindi, di fatto, in linea con il budget che si ha a disposizione. "Ma c'è di più : la lettura offre la possibilità di una fuga, di viaggiare con la mente, di estraniarsi momentaneamente dal quotidiano per entrare in una situazione emotiva altra ; insomma, uno stimolo paragonabile a quello di un viaggio, ma più a portata di mano" sottolinea Vinciguerra.
"I cosmetici, invece, permettono di prendersi cura di sé, sono coccole che ci aiutano a sentirci meglio con noi stessi : un piccolo espediente per rigenerarsi" commenta ancora la psicologa.
"Con la crisi, sprecare fa sentire a disagio : si è spinti al riuso, al riciclo, al recupero, al fai-da-te, ma anche al baratto e alla solidarietà in generale, che a Natale tradizionalmente trova ancora più terreno fertile" sostiene l'esperta. Lo confermano i dati : dal 2007 al 2012 c'è stato un incremento del 22% degli italiani solidali, superiore alla media dei paesi dell'OCSE.
Secondo l'analisi Coldiretti/Ixe, il 10% delle famiglie quest'anno ha prestato denaro a parenti e amici più che in passato, l'8% ha fatto più volontariato e altrettanti hanno aumentato le donazioni in denaro, mentre il 7% ha fatto l'elemosina per strada.
È un consumatore attento alle tasche, ma anche sensibile al rispetto di valori etici, sociali, di sostenibilità dei prodotti che acquista, quello ritratto da Deloitte. Se, infatti, il 91% degli italiani continuerà a cercare prodotti in promozione e il 41% acquisterà quello con il prezzo più basso, indipendentemente dal paese d'origine, il 72% dichiara di ritenere importanti le informazioni presenti sulle confezioni e di non comprare prodotti realizzati sfruttando il lavoro minorile, (75%), in cattive condizioni lavorative, (67%), che non rispettano l'ambiente, (65%), o con un impatto negativo sul pianeta, (64%).
Infine, il 63% comprerà made in Italy. "Non tutto il male viene per nuocere : la crisi economica, la necessità di non buttare i soldi dalla finestra, portano a riscoprire alcuni valori, primo tra tutti il consumo responsabile e consapevole, e lo sviluppo sostenibile" commenta la psicoterapeuta.
Spese più oculate, ma sempre più via Internet : secondo l'indagine Deloitte le vendite via etere sono in crescita, con un budget stimato del 26% sul totale degli acquisti, circa 125 Euro, l'1% in più dell'anno scorso è ben 6% in più del 2011, è il consumatore italiano punta soprattutto a comprare sul Web musica e film, 37% e 39%.
I motivi? Convenienza, la possibilità di confrontare i prezzi dei prodotti in tempo reale e le informazioni dei gruppi sul prodotto, almeno secondo lo studio condotto su 800 acquirenti on-line dell' Eurodap. "Gli acquisti on-line rappresentano uno dei pochi settori che resiste alla crisi, sia perché si ha l'idea che su Internet si possa risparmiare, ma anche per la diffusione di tablet e smartphone, che hanno reso più facile la connessione" sottolinea Paola Vinciguerra, coautrice, con Massimo Donà, segretario dell'Unione Nazionale Consumatori del libro "Aggiungi al carrello. Shopping on-line : sopravvivere agli inganni e alle dipendenze del Web".
Attenzione, però, al rischio dipendenza. "Un acquirente su due dichiara che spesso si collega senza intenzione di fare acquisti o senza avere un'idea precisa di cosa comprare, ma finisce per acquistare di tutto e di più, e il 30% ne è poi insoddisfatto" commenta la psicologa.



A Natale i veri protagonisti sono i bambini : non si rinuncia ai giocattoli per loro ma, dati Deloitte alla mano, il 58% degli europei privilegerà gli aspetti educativi e formativi, donando i più piccoli giochi da tavolo, libri e giochi educativi, e ai teenager videogames, denaro e libri. Lo stesso farà il 70% degli italiani.
Secondo le rilevazioni su numeri e tendenze per il Natale presentate da Mattel, le famiglie italiane spenderanno oltre 700 milioni di Euro in giocattoli. "È importante rispettare il bambino e il suo sogno natalizio : regalargli il maglione che gli serve non è per lui un vero regalo, che per essere tale deve essere riferito al suo mondo di giocattoli" commenta Vinciguerra. Non bisogna quindi scoraggiare la tradizionale letterina a Babbo Natale, che anzi può essere un utile bussola per la scelta : ogni anno infatti un regalo su sei e indesiderato.
Il consorzio POLI.design del Politecnico di Milano ha tracciato i quattro trend di maggiore successo dei regali sotto l'albero per i bambini : giocattoli vintage, ossia tradizionali, soprattutto di ispirazione anni 70; educational , vale a dire giochi con funzione ludica ma anche pedagogica; i movement maker, che favoriscono il movimento in casa e all'aperto: i teck innovation, giochi che utilizzano le nuove tecnologie, dal touchpad alle app.
"Trend che confermano la linea attuale, in cui convivono più attenzione ad acquisti di spessore e di risparmio, attraverso sia i giochi educativi sia la riproposizione dei giocattoli del passato, in un recupero e riuso che è anche probabilmente un ritorno evocativo a tempi considerati migliori, e l'ovvia presenza delle tecnologie" commenta Vinciguerra.
Tempo di austerity anche per gli addobbi natalizi pubblici : secondo l'associazione delle piccole microimprese Comitas, quest'anno raggiungerà il suo apice la progressiva riduzione di decorazioni e luminarie lungo le strade delle città italiane, un fenomeno iniziato già da alcuni anni.
Rispetto a cinque anni fa, anzi, si registrerà un vero e proprio dimezzamento degli allestimenti nei negozi e nelle vie dello shopping. I più colpiti dai tagli saranno i piccoli comuni, specie quelli del sud Italia, mentre nelle grandi città il fenomeno interesserà in modo particolare le periferie e le zone semicentrali.



Se per le vie vince l'austerity, in casa come sarà l'atmosfera natalizia? "Pochi rinunceranno all'albero e/o al presepe e in generale agli addobbi festivi, perché aiutano a vivere il sogno del Natale e la festa, facendoci ritagliare una parentesi di evasione e rigenerazione" sostiene la psicoterapeuta.
La risposta al budget limitato e nel fai-da-te creativo, tornato in auge : riciclando oggetti, vecchi addobbi o anche scarti quotidiani, con un po' di creatività si realizzano addobbi originali e a costo quasi zero. Oppure si prestano, donano e scambiano addobbi che non si usano più o che si hanno in esubero : sul Web, soprattutto su Facebook, con i gruppi "Te lo regalo se viene a prenderlo", stanno dilagando gruppi di scambio o anche di regalo.
"Il cibo è legato a doppio filo alla festività, è la tradizione ed è anche il segno della convivialità ; per questo, anche se in misura meno opulenta, cenoni e pranzi delle feste manterranno la loro peculiarità e in molti casi ci sarà quel panettone o torrone in esubero" commenta Vinciguerra. Ma la Coldiretti avverte : salgono a 4,1 milioni gli italiani che non potranno permettersi pranzi e cenoni a Natale senza l'aiuto di istituzioni, organizzazioni o singoli cittadini, +10% rispetto al 2012.
Per fortuna è aumentata anche la solidarietà : nel 2013 il 15% delle famiglie ha offerto aiuto alimentare ai bisognosi.


Valeria Ghitti