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domenica 19 aprile 2015

Orizzonte rosa. L'infantile senso del pudore.

Fino a qualche tempo fa succedeva che, durante un pranzo o una cena con parenti o amici a casa nostra, mio figlio di mezzo chiedesse: "Posso alzarmi un momento?". Succedeva quindi che si allontanasse da tavola e ricomparisse dopo qualche minuto, sotto gli sguardi attoniti dei commensali, completamente nudo. "Devo andare in bagno", annunciava, con quella naturalezza impudica e sfrontata dei bambini.
"Mi fai compagnia?", domandava al congiunto ospite che, in quel momento, era per lui fonte di maggior ispirazione. Poi, con la proterva incurante e implacabile di chi sa esattamente cosa vuole, prendeva la mano dell'eletto e, scalzo e svestito, lo conduceva di là, a condividere un rito privato, nell'intimità di un tête-à-tête.
Per mio figlio di mezzo, tra i 3 e i 5 anni, certe necessità fisiologiche, per essere serenamente espletate, richiedevano l'assenza totale di vestiti e un interlocutore ai propri piedi, di norma seduto sulle piastrelle del bagno, disponibile alla conversazione.
Abbiamo cercato invano di spiegarli che la nudità, propria e altrui, è un territorio privato è prezioso, da non condividere in pubblico, tra l'arrosto il dolce.
Avremmo dovuto reprimerlo? Sgridarlo? Castigarlo? Non so. Abbiamo preferito tollerare il suo esibizionismo, nonostante lo sconcerto di qualche amico o parente, domandandoci dove, quelli spavaldi defilè, lo avrebbero condotto.
Un giorno, in totale solitudine, ha deciso che spogliarsi, in certe occasioni, era un'attività inutile, oltre che sconveniente, e che il gabinetto richiedeva raccoglimento e solitudine. E ha chiuso la porta, davanti agli ospiti.
Mio figlio piccolo mi mostra orgoglioso le sue grazie, spesso e volentieri, esclamando estasiato: "Guarda che bel pisello!". Gli ho fatto ripetutamente notare che è uguale a quello di tutti i maschi del mondo, ma lui continua a non capacitarsi della mia indifferenza nei confronti di quella mirabile appendice.
Bisogna arginare l'esuberanza e il pisello-centrismo di un treenne, prima che tracimino, trasformandolo in un adulto incontenibile pericoloso per se stesso e per le altre e gli altri? Credo di no, ma lo scoprirò vivendo, quando forse sarà troppo tardi.
L'altra mattina, dopo la doccia, mi stavo vestendo, nella solitudine della mia camera da letto, dietro una porta chiusa. Quando l'ho aperta ho trovato, proprio lì davanti, mio figlio maggiore, in piedi, vigile e impettito come un granatiere, o un mastino. "Cosa fai?" "La guardia". "A chi?". "Come a chi? A te, a mia madre". "E da cosa mi stavi guardando?". "Dal signore che sta aggiustando la lavatrice in cucina. Non si sa mai".
Avrei forse dovuto spiegargli che le donne non vanno protette o guardate, ma semplicemente rispettate. Che non ho bisogno di un granatiere alla mia porta, che me la cavo da sola, che a nove anni non deve preoccuparsi della virtù di sua madre ma coltivarsi le sue, di virtù. Avrei forse evitato che a Natale prossimo mi regali un burqua, da indossare in caso di guasti elettrici o idraulici, e che instauri, con la sua possibile futura fidanzata, nonché mia nuora, un rapporto di vigilanza più che di parità. E invece ho riso parecchio, prima di offrire un caffè al signore della lavatrice.
Il pudore dei bambini, e ancor più la sua assenza, sono piantine preziose e delicate che vanno maneggiate con cautela e cura.
I rischi di sbagliare sono ad ogni angolo e le conseguenze degli errori dei genitori, lastricano le strade e le vite dei figli, ben oltre l'infanzia e l'adolescenza. Camminiamo in equilibrio su un filo sottile, spesso aggrappandoci solo al buon senso, per cui nessuno ci ha mai veramente istruito.
In questo impervio cammino, tra nudità, esibizionismo e mastini, forse l'unica bussola e l'ascolto, l'osservazione e soprattutto, il rispetto.
Perché il rispetto è l'unica chiave capace di tenere chiusa la porta che separa il pudore dalla vergogna. E per diventare grandi c'è bisogno di un po' di pudore e di nessuna vergogna.

Claudia “Elasti” De Lillo



domenica 12 aprile 2015

Il profumo di donna e il suo straordinario potere.

Non è certo una novità che il senso dell'odorato può essere spinto a svegliare desideri naturali, istinti della sfera erotica o, più genericamente, sensitiva, tanto più che i componenti essenziali della maggior parte dei profumi si ricollegano alla funzione sessuale di animali o di piante.
Prendiamo, ad esempio, il muschio, usatissimo in un numero di profumi adoperati dalle donne ; in questa essenza vi è una sostanza ottenuta dalla ghiandola del cerbiatto maschio che si sviluppa quando l'animale è in amore. Non dimentichiamo che secondo gli scienziati positivisti, come Darwin, le secrezioni ghiandolari rappresentano un potente prodotto finale di selezione fra gli esseri : in pratica, l'animale che produce maggior quantità di secrezione e, quindi di odore, attira il maggior numero di femmine e, di conseguenza, lascia un maggior numero di discendenti di quanto non possono fare altri meno dotati di lui.
I biologi hanno avanzato la teoria che in tempi remoti, il profumo costituisse la prima forma di attrazione fra i sessi e che altri rapporti, più sofisticati, siano venuti dopo ; ma anche nell'epoca civilizzata al fondo dell'oscuro istinto del maschio e della femmina, vi è la stessa atavica risposta, la stessa misteriosa attrazione. Anche in natura avviene così : i fiori, con il loro profumo, si ricollegano a ciò che i Tantrici chiamano "il gioco di Shiva-Shakti". Le ghiandole oleose dei fiori hanno lo scopo di fecondare, e una larga porzione dell'olio è consumato durante il processo di fertilizzazione. I floricoltori che coltivano varietà da vendere ai profumieri, infatti, hanno cura di fare il raccolto prima che avvenga la fertilizzazione, cioè nel momento di massima fragranza del fiore.
Non tutti i profumi ispirano direttamente una risposta sessuale : taluni hanno valore mistico, sacrificale, come gli aromi balsamici con cui i sacerdoti delle antiche civiltà profumavano i loro morti, gli incensi usati in molte pratiche religiose, anche nella liturgia cattolica. Già gli Egiziani e i Caldei, per non dire degli Ebrei, dei Greci e dei Romani, credevano che l'odore dolciastro di gomma bruciata e di spezie, ascendendo verso il cielo, avrebbe deliziato la divinità.
Ma quei sacerdoti non ignoravano neppure che le stesse essenze avevano il potere di creare nei fedeli uno stato mistico, influenzandone i pensieri e i sentimenti e provocandone negli esseri più sensibili vere e proprie estasi.
Nelle sacre scritture troviamo menzione di segrete formule adatte a Mosé, per la consacrazione di Aronne e dei suoi figli al sacerdozio. L'uso dell'unguento nelle consacrazioni è rimasto nelle cerimonie dell'incoronazione dei monarchi "per diritto divino".
La ricetta di profumi negli oli impiegati a fabbricare "l'essenza sacra" è tenuta rigorosamente segreta ma, almeno oggi, non è possibile sfuggire del tutto all'indiscrezione dei cacciatori di notizie ; così sappiamo che l'olio usato nella incoronazione di Elisabetta II d'Inghilterra conteneva essenza di fiori d'arancio, di rosa, cannella, gelsomino e sesamo, misto a benzoino, muschio, zibetto e ambra grigia. Vi è addirittura un'antica arte che insegna a leggere nei profumi, additando per ognuno di essi l'influenza cui sarebbe legato : così si dice che l'odore della magnolia stimoli l'istinto a combattere, che il bergamotto favorisca la meditazione, l'ambra grigia la poesia, mentre l'odore di verbena inciterebbe gli uomini a ubriacarsi.
Ma il più vero, spontaneo legame è quello del sesso. Quest'unione fra odori e sessualità e messa in evidenza in tutti racconti, anche nei più antichi, dove si parli di una donna ammaliatrice d'uomini : di questa donna viene esaltato il profumo e si dice che il suo fascino risiede principalmente nell'odore del corpo. Di Cleopatra Shakespeare dice: "Era così profumata che i venti ne erano affascinati".
La maggior parte dei Tantrici usano profumi in modo personale, ciascuno variando le antiche regole di quel poco che basta e farle proprie. Il primo scopo del profumo è quello di stimolare il muladhara o radice chakra quando l'energia kundalini è ancora raccolta, poiché questo sottile centro è collegato direttamente al senso dell'odorato e si lascia particolarmente influenzare dai profumi.
Ecco perché i Tantrici usano oli particolari che sono loro prescritti dal guru. In genere, i profumi più usati sono: il muschio, il gelsomino (champak), il pasciuli, il legno di sandalo e lo zafferano. Alcuni ungono differenti parti del corpo del loro mudra (partner sessuale del rito), con profumi diversi. Per le mani viene usato l'olio di gelsomino, il pasciuli per le guance per il seno, il muschio per il grembo, il legno di sandalo per le cosce e lo zafferano per i piedi.
In India e nel Tibet è per i rituali yogici, non si usano mai essenze sintetiche considerate inferiori. Ciò che l'occidentale può prendere da questa antichissima esperienza e la sensibilizzazione dei propri sensi attraverso un opportuno uso del profumo. Egli dovrà anche imparare a distinguere gli odori che vibrano in natura, nelle cose. Fermarsi, mentre si cammina in campagna, cercando di concentrare tutto se stesso in un profumo che sale da una foglia d'un fiore, lasciarsene permeare fino al più profondo di sé.
Questa sensibilità dell'odorato è meravigliosa per accentuare la forza viva dell'istinto. Sviluppata la sensibilità più elementare, quella per la natura, sarà possibile cominciare distinguere gli odori delle singole persone, e per questo esercizio si porterà al massimo la tensione psicofisica rivolta ai profumi che emanano dal corpo femminile.


domenica 22 marzo 2015

Cacao Meravigliao, quanto mi costi.

I paesi del Nord Europa si confermano i più golosi di cioccolato e prodotti derivati : Svizzera, Germania e Norvegia guidano la classifica europea, con un consumo medio pro capite che va dai nove ai dieci chili di dolce cacao l'anno. I paesi mediterranei occupano invece la parte bassa della lista, probabilmente poiché l'afoso caldo estivo non ne incentiva l'acquisto e il consumo almeno per alcuni mesi.
Nonostante l'Italia sia la sede di una delle più grandi aziende mondiali nella produzione e distribuzione di prodotti dolciari al cacao, la Ferrero, gli abitanti del bel paese si classificano quindi terzultimi, con poco meno di tre chili pro capite l'anno. La Grecia chiude la classifica con un consumo per persona di meno di due chili.
Ora veniamo a noi. Già nel 2014 le vendite di uova di Pasqua hanno subito una battuta d'arresto, perdendo circa il 9% nelle vendite. Tuttavia, con l'avvicinarsi dei festeggiamenti per la Pasqua, come sempre i supermercati si riempiranno di deliziose uova al cacao. Alla vigilia dei festeggiamenti, quando verranno acquistate decine di migliaia di dolciumi al cacao, i consumatori potranno però trovarsi con delle sorprese non piacevoli.
Dal 2014 il prezzo del cacao sta subendo degli aumenti considerevoli, causati da una sfortunata serie di eventi che si sono scatenati sulla sua catena produttiva. Da un lato infatti molte piantagioni di cacao sono state sostituite con il caucciù che è molto più remunerativo, contribuendo in modo considerevole alla contrazione delle tonnellate prodotte, dall'altro un fungo sta decimando i raccolti e, purtroppo, la coltivazione di piante più resistenti è un processo lungo, che può richiedere anche degli anni prima che venga portato a termine.
Gli effetti dell'aumento dei prezzi si sono già fatti sentire in America. Il New York Times riporta che il prezzo di alcune marche di cioccolata, è già salito negli Stati Uniti di circa l'8%, e immediatamente è stato osservato un repentino cambio nelle abitudini dei consumatori : gli analisti si sono stupiti di quanto velocemente i clienti abbiano da subito preferito cioccolato di qualità inferiore, piuttosto che consumarne di meno a prezzi superiori.
Che cosa faranno i cittadini europei? Continueranno a comprare il loro cioccolato preferito o cambieranno marca?


lunedì 16 marzo 2015

La rivincita di Corto Maltese.

Un Corto Maltese da record. Battuto all'asta di Parigi. Sabato scorso (7 marzo 2015), un originale firmato Pratt, cioè una copertina acquarellata diffusa in Francia, mai messa in vendita, che l'artista veneziano regalò al suo editore per la copertina di "Les Celtiques" è stata aggiudicata da Sotheby's per 315.000 euro. Mostra Corto con le braccia incrociate dietro la schiena e al suo fianco una gigantesca arpa. Faceva parte di un lotto di tavole dedicate all'arte del fumetto. Sicuramente un nuovo record mondiale.
Già nell'ottobre di tre anni fa un disegno originale di Corto, il mitico marinaio uscito dalla penna e dalla fantasia di Hugo Pratt, (si trattava di una striscia di due soli quadretti, in matita e china, appartenente ad uno dei capolavori del romanziere veneziano : "Favola di Venezia"), era stata offerta dalla casa d'aste torinese Little Nemo a 12.000 euro. Già una cifra consistente. Per tasche ben fornite.
Il fumetto di Pratt gode in Francia di particolare simpatia. Ma non è il solo. Alla stessa asta una copertina del settimanale Le Petit Vingtieme datata 1938, del belga Hergè, (Georges Remì, creatore di Tintin), ha superato i 450.000 euro. Si sa che le aste di Sotheby's sono aperte al pubblico, gratuitamente senza obbligo di offerta.
Sarebbe curioso poter interrogare, ora, quegli intellettuali parigini che a fronte del successo crescente oltralpe del narratore per immagini disegnate veneziano, lo classificarono con l'epito "inutile". Ufficialmente perché non ritenuto sufficientemente impegnato ideologicamente nel versante marxista, ma più verosimilmente per semplice invidia.
Erano i giorni in cui (1977), Hugo riceveva all'Operà di Parigi da Mitterand il Gran Premio Nazionale delle Arti Grafiche. E lui rispose da par suo, titolando un suo libro, (fatto d'una intervista fiume assieme al suo biografo ufficiale Dominique Petitfaux), "Il desiderio di essere inutile".
Da notare che il settimanale "Pif", che pubblicava la serie di racconti con protagonista Corto Maltese, era una filiazione del partito comunista francese.
Tornando a Sotheby's, attendiamo la prossima asta ancora dedicata al fumetto di qualità. Nel giro di tre anni ha triplicato le valutazioni. Una domanda. Chi sta godendo, ora, a vent'anni dalla scomparsa di Hugo Pratt, della pioggia di euro che sempre più in onda i suoi disegni?


Pietro Zanotto

giovedì 12 marzo 2015

Italiani, popolo di Santi, poeti e ... telespettatori.

Sole, mare, paesaggi e un patrimonio artistico da primato mondiale. Tuttavia, molti italiani preferiscono il divano.
Medaglia di bronzo ai cittadini del Bel Paese nella graduatoria mondiale per minuti giornalieri passati a guardare la televisione : la classifica, redatta dal sito statista.com , vede gli italiani passare davanti al piccolo schermo circa 261 minuti al giorno, più di quattro ore mezza.
L'Italia è prima tra le nazioni europee con Polonia e Spagna che occupano il quarto e quinto posto con gli svedesi che chiudono la classifica con circa due ore e mezza di zapping, quasi la metà degli italiani, nonostante le rigide temperature nordiche. Tuttavia il primato appartiene agli Stati Uniti. Gli americani brillano in questa classifica con ben 293 minuti passati davanti alla tv, che equivalgono a poco meno di cinque ore al giorno. Che sia forse a causa di una qualità di intrattenimento decisamente e oggettivamente superiore?
Il mercato dell'intrattenimento televisivo, ha subito una serie di enormi rivoluzioni in questi ultimi due anni. I consumatori, soprattutto i più giovani abituati a navigare tra i contenuti on-line, cominciano domandare di poter scegliere cosa, quando e come vedere un determinato programma.
È solo di poche settimane fa l'annuncio dell'arrivo in Italia di Netflix, televisione a pagamento on-line, leader mondiale nello streaming di film e serie televisive. Il palinsesto potrà così essere scelto direttamente dai divani dei telespettatori e non più programmato nei minimi dettagli dai manager, (pubblici o privati), e infarcito di interruzioni pubblicitarie.
Grazie alle sempre più diffuse smart tv che permettono l'accesso a internet dalla televisione, gli utenti potranno accedere ai contenuti delle tv a pagamento on-line e gestire finalmente la qualità della programmazione. L'arrivo nel nostro paese del colosso americano è parte di un lento percorso di ammodernamento, che ha già coinvolto società come Sky, Mediaset e Telecom, ma che da anni guida il mercato statunitense e definisce i nuovi standard di qualità dei programmi.
La battaglia nel nostro paese è appena cominciata, l'offerta sta per ampliarsi e le possibilità si moltiplicano : diventeremo i primi in classifica?


domenica 22 febbraio 2015

Pins e spille : investimento da appuntare.

Quando John Adamek, Rainer Homan e Uwe Schomann si incontrano nelle loro case ad Amburgo, danno il via alle loro sessioni di consultazione e scambio, dispiegando con fare liturgico le stuoie di velluto rosso che proteggono le spille tra le loro morbide pieghe. I tre collezionisti hanno raccolto finora 22.000 esemplari. Questi sono riposti in maniera ordinata in speciali contenitori che, per quanto pieni, non precludono mai la possibilità di accogliere nuovi pezzi. Una volta aperti i raccoglitori si immergono in una vera e propria venerazione.
John confessa: "Le spille hanno sempre fatto parte della mia vita. Sono cresciuto con loro. A casa ne ho di provenienti da tutto il mondo, ma le mie preferite sono quelle legate al calcio, per via del mio lavoro di arbitro. Quindi prevalentemente distintivi di club". Nella sua collezione annovera per esempio un'antica spilla dell' FC Viktoria datata 1895, il cui valore attuale si aggira intorno ai 200 euro.
Da soli e in compagnia, i tre amici passeggiano spesso nei mercatini di Amburgo, a caccia di nuovi esemplari e come tutti i collezionisti sono sempre alla ricerca di pezzi rari. In genere sono due i fattori che fanno nascere l'interesse nei confronti di una spilla : i materiali e la storia. Alcune spille infatti, possono essere considerate vere e proprie opere d'arte con i loro metalli, le pietre e gli smalti. Altre invece colpiscono il cuore del collezionista, provocando inevitabili palpitazioni, con gli aneddoti che le coinvolgono.
Il valore di una spilla è calcolato specialmente in base alla cura delle parti smaltate e all'anno di fabbricazione. Secondo molti collezionisti l'elemento più affascinante è la ricercatezza nei dettagli. Purtroppo, però, oggi la maggior parte viene prodotta a basso costo nei paesi asiatici, con un inevitabile perdita di qualità e quindi, di appeal per i collezionisti presenti e futuri.
Molto ricercate sono soprattutto le spille prodotte dai partiti politici in passato. Più di 150 anni fa Abraham Lincoln le introdusse come mezzo pubblicitario, utilizzandole per la prima volta come metodo di comunicazione per la sua campagna presidenziale del 1860. Da quel momento la spilla diventa veicolo di propaganda politica è uno strumento per rafforzare il senso di appartenenza al partito. Una tradizione che si è conservata fino ad oggi : Barack Obama con il suo "Yes we can" appuntato sul petto, nel 2008 è diventato il 44º presidente degli Stati Uniti.
Le spille si sono ritagliate il loro spazio anche all'interno dei canali di comunicazione e promozione delle grandi aziende. Se si indossa la spilla di un marchio o di un prodotto, significa che se ne condividono i valori o che si vuole esprimere apprezzamento nei suoi confronti. Indossare il simbolo di una Ferrari può essere il vanto di un proprietario o lo sfizio di un appassionato.
Il mondo del collezionismo ha le sue regole e tradizioni, perlopiù stabilite dagli appassionati stessi. Fanno eccezione le spille Disney. Il colosso americano, sebbene abbia sempre venduto spille promozionali, dal 1999 ha deciso di gestire in prima persona le regole per lo scambio : nel "pins trading", (commercio di spille), sono accettate solo quelle di metallo, non è possibile scambiarle con denaro o con altri regali, ed è vietato toccare quelle di un altro collezionista.
La gestione diretta del trading presso i parchi tematici Disney, ha contribuito alla diffusione del fenomeno, con la fidelizzazione di un gran numero di collezionisti, bambini ed adulti, e la possibilità di organizzare eventi speciali e controllarne il mercato.
Una semplice spilla, però, può avere significati anche molto più profondi. Per esempio, l'Associazione spille d'oro Olivetti, riunisce veterani della storica azienda piemontese e tutti coloro che ne condividono i valori aziendali. La Olivetti è stata tra le prime società in Italia a voler premiare con la "spilla d'oro" istituita dal fondatore Camillo Olivetti, la fedeltà al lavoro all'azienda dei propri dipendenti e manager. Nel 1933 Camillo Olivetti insigni con una spilla d'oro i dipendenti presenti in società sin dalla sua fondazione. La tradizione continuò con la loro assegnazione a tutti i lavoratori con 25 anni di anzianità.
L'associazione, fondata nel 1946, continuò a operare sul territorio, curando la memoria storica dell'azienda italiana. Ogni lavoratore custodisce la propria spilla d'oro con la cura di un vero e proprio collezionista.



giovedì 5 febbraio 2015

Passa il tempo, cambiano le mode, ma il sesso non cambia mai.

Da passeggero sfortunato che ha perduto il treno della "rivoluzione
sessuale", (partito troppo tardi per me e oggi lontano all'orizzonte), e da padre ansioso che vide con il cuore in gola un figlio e una figlia lasciare casa ancora bambini, (sono sempre bambini per un padre), diretti verso il college americano e le sue sataniche tentazioni, ho sempre creduto, fra timore e invidia, all'immagine dei dormitori universitari come luoghi di gigantesche e quotidiane depravazioni.
Ora scopro che avevo forse provato timori e invidie senza fondamento.
Posto che tutte le inchieste e le ricerche sul sesso contengono più menzogne di un comizio politico, (il 50% degli uomini tradisce la sua compagna e l'altro 50% mente, insegna una antica falsa battuta), la rivista ufficiale americana di sociologia ha frugato nei dormitori dei college e ha raggiunto la conclusione che i ragazzi di oggi, si comportano esattamente come i loro genitori.
Il mito della cultura dell'"hookup", dell'aggancio, della sveltina, dell'incontro di una notte che si sgancia il giorno dopo per rimorchiare un vagone diverso la notte successiva è, appunto, un mito. Le relazioni intime fra gli studenti di questa prima decade e mezza del XXI secolo, hanno la stessa frequenza e la stessa durata di quelle che la generazione dei loro padri e delle loro madri avevano trent'anni or sono.
Le coppie che si formano nella forzata convivenza dei dorm, dove le università costringono gli studenti a vivere per incassare più soldi anche oltre le oscene rette da riscatto, tendono a essere di lunga durata e reciprocamente fedeli, molto più di quanto i parenti a casa immaginino, pensando a continui riti dionisiaci.
E il numero di studenti che sposano i compagni di corso e di alloggio dopo aver lasciato il college, è addirittura superiore a quanti rendevano permanente e ufficiale la loro relazione, trent'anni or sono. Segno che c'era fra loro qualcosa di più serio, che una febbriciattola del venerdì sera.
La vita reale, dice in sostanza questa ricerca condotta in Università di varie regioni e di diversa popolazione, non è un telefilm, un serial, una puntata di Sex and the College, o un "meat market", un mercato della carne, o non lo è nella misura romanzata e sceneggiata dei produttori. Come non lo sono la frequenza di delitti nei paesi di Don Matteo o del commissario Montalbano.
La sbruffonaggine di ragazzi e di ragazze e spesso una gag per prendersi gioco degli adulti, per fare scena, magari per nascondere timidezza e fallimenti. Se tutti dicono di "farlo" come conigli in una conigliera, non posso rivelare di essere io l'unico maschio foruncoloso imbranato o l'unica femmina bruttina sganciata dal convoglio.
La classica menzogna del "negare", in materia di inchieste sul sesso, si rovescia nella menzogna dell'"affermare" quello che poi non si fa.
C'è molta più fantasia che realtà, nel film del college visto come una Animal House. Anche le statistiche sulle gravidanze non volute delle teenager, che ha 17 anni lasciano il nido e volano verso i dormitori ovunque misti, indicano nella loro continua diminuzione che ragazzi e ragazze hanno imparato a trattare con più rispetto la propria sessualità.
Gli anticoncezionali esistevano trent'anni or sono esattamente come esistono oggi, e pure gli "incidenti" erano più frequenti.
Non avendo più figli nei dormitori, ed essendo ancora molto lontana la partenza dei nipoti per il pianeta college, posso leggere con qualche distacco queste ricerche, senza neppure rimpiangere troppo di non aver mai vissuto in un dormitorio di college e di aver perduto il treno della rivoluzione sessuale, avendo avuto in cambio il viaggio di una vita con un amore vero, (mia moglie).
Ma i genitori, anche italiani, di giovani che studiano in università americane possono respirare meglio. I ragazzi e le loro ragazze fanno esattamente quello che loro avevano fatto, alla stessa età e nelle stesse situazioni.
Il che, ripensandoci bene, potrebbe preoccuparli.


Vittorio Zucconi